Si è materializzato quello che, nei giorni scorsi, era stato più volte evocato come rischio: la rottura nel campo progressista a San Giovanni Rotondo non solo c’è, ma prende forma politica e organizzativa. Nella serata del 14 aprile, infatti, Casa Riformista, Avanti-Partito Socialista Italiano, Competenza e Territorio - Siena Sindaco, Cittadini Sangiovannesi e MPS hanno ufficializzato, con un comunicato congiunto, la candidatura a Sindaco di Giuseppe Siena, accompagnata dall’indicazione di Pio Cisternino come vicesindaco in caso di vittoria. Un passaggio che certifica, nero su bianco, la nascita di un fronte alternativo rispetto al percorso intrapreso dal Partito Democratico, dopo settimane di tensioni e tentativi (falliti) di sintesi. E dire che proprio il nome di Siena era stato inizialmente indicato dal direttivo cittadino del PD per guidare il cosiddetto campo largo. Una linea poi progressivamente superata, tra veti incrociati e scelte maturate su tavoli diversi, fino all’uscita di scena prima di Maria Fiore e poi alla convergenza su Rossella Fini. Nel frattempo, però, qualcosa si è rotto e non si è più ricucito.
Il comunicato dei gruppi civici e politici che sostengono Siena parla di un percorso “fondato su ascolto, partecipazione e proposta”, con l’obiettivo di costruire una coalizione “ampia, coerente con i valori del campo progressista, riformista e popolare”. Ma dietro le formule, il dato politico è un altro: quella coalizione nasce fuori dal perimetro del PD, e in alternativa ad esso. Non è un dettaglio, bensì il punto vero. Il nuovo schieramento insiste sulla necessità di una proposta “credibile e competitiva, che superi i personalismi” e che metta al centro “la comunità e il futuro di San Giovanni Rotondo”, con un riferimento neanche troppo velato agli equilibri e alle dinamiche che hanno segnato le trattative delle ultime settimane. Siena viene descritto come figura di “comprovata esperienza, competenza tecnica e capacità amministrativa”, mentre Cisternino rappresenterebbe “una nuova generazione politica”, capace di intercettare la domanda di rinnovamento.
Ma anche qui, al di là delle definizioni, emerge un messaggio preciso: l’idea di costruire un’alternativa autonoma, che non passa più attraverso una mediazione con il Partito Democratico - né con il Movimento 5 stelle. Un esito che fino a pochi giorni fa veniva considerato l’extrema ratio, oggi è, invece, realtà. E che conferma come il percorso del campo largo, almeno a San Giovanni Rotondo, si sia progressivamente trasformato in qualcosa di diverso: non un allargamento, ma una frattura. Il risultato è una competizione che si complica ulteriormente, con quattro candidati in campo e un centrosinistra che arriva diviso all’appuntamento elettorale. Una dinamica che rischia di pesare, e non poco, sugli equilibri complessivi della partita elettorale. Perché se è vero che le coalizioni si costruiscono sui numeri, è altrettanto vero che si reggono - prima di tutto - sulla capacità di tenere insieme le proprie componenti. E, in questo caso, quella capacità è venuta meno.
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