Sindaci mandati a casa per il rischio di infiltrazioni mafiose: il caso di Lanzilotti a Carovigno, assolto e ricandidato

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C’è mai stato un solo amministratore locale condannato o almeno processato per i fatti legati allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del proprio Comune? Il quesito lascia un po’ spiazzati a prima lettura e lo stesso è accaduto quando l’ex Sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi lo ha posto alla platea dell’evento organizzato lo scorso sabato da l’Attacco con ospite il giornalista e scrittore Alessandro Barbano. Al di là dell’azione straordinaria e preventiva dello scioglimento mossa sul piano amministrativo da prefetti e Viminale, che intervengono in maniera lapidaria senza un processo e un basilare diritto alla difesa giudiziaria, c’è mai stato un qualsiasi consigliere o Sindaco che, per aver favorito le organizzazioni criminali in qualsiasi frangente, sia mai stato condannato? Perché in fondo, in un sistema minimamente garantista e democratico, è questo quello che conta: che un regolare processo stabilisca la verità giudiziaria e sentenzi quale reato sia stato commesso e quale comportamento contro la buona amministrazione sia stato adottato e a favore di chi.

L’Attacco ha provato ad indagare e quanto emerge è più sconvolgente del quesito posto dall’ex Sindaco Riccardi, che da anni si batte per riabilitare la propria immagine a tutti i livelli istituzionali. La vasta letteratura di relazioni ministeriali, riportata dal portale Avviso Pubblico, tocca marginalmente la questione proprio per non sovrapporre il piano delle relazioni prefettizie con quello giudiziario. 
Quando però è chiamata a fare esempi di come queste vicende abbiano avuto un seguito in tribunale cita immancabilmente sempre gli stessi due casi: Foggia e Carovigno, comune di 17 mila abitanti in provincia di Brindisi. 
Su Foggia non serve dilungarsi in un editoriale di fact checking per comprendere l’enorme forzatura fatta e distorsiva della realtà. L’ex Sindaco di Foggia Franco Landella è stato tratto in arresto nel maggio 2021 per tentata concussione e per corruzione. Vicende precedenti allo scioglimento, avvenuto nell’agosto 2021, e soprattutto per nulla collegate alle motivazioni addotte nella relazione prefettizia. Detto in altri termini: ci sono stati un avviso di garanzia, un processo o una condanna per i fatti chiamati in causa per lo scioglimento (ad esempio l’assegnazione delle case popolari o degli appalti per la gestione dei bagni pubblici)? La risposta è inequivocabilmente no. 

L’altro caso studio  è Carovigno, comune brindisino di 17mila abitanti che tornerà al voto proprio domani 14 maggio. 
Carovigno è un caso emblematico che resterà scolpito nella storia giudiziaria italiana. A marzo 2021 il Comune fu sciolto su proposta dell’allora ministra dell’Interno Luciana Lamorgese per “accertate ingerenze da parte della criminalità organizzata”, in particolare per lo “scambio politico mafioso di voti” a favore dell’ex Sindaco Massimo Lanzilotti, direttamente coinvolto. Addebito di gravità estrema, con conseguente processo e richiesta di condanna di 5 anni di prigione. Un fatto che ha travolto non solo l’amministratore locale ma tutta la comunità cittadina. 

Ne è seguito il commissariamento, come al solito “lacrime e sangue”, addirittura prorogato per 6 mesi per raggiungere la durata complessiva di 24 mesi più tempo necessario per andare al voto (maggio di quest’anno). 
Nel frattempo è accaduto l’incredibile: a gennaio 2022 l’ex sindaco Lanzilotti e l’ex presidente del consiglio comunale, Francesco Leoci, sono stati assolti con formula piena dal Tribunale di Brindisi, perché il fatto non sussiste. 
Come emerge dalla sentenza non solo l’imputato è completamente innocente ma a sgretolarsi è ogni minimo presupposto dello scioglimento e dell’esistenza stessa della mafia a Carovigno. 
Tutto ciò clamorosamente non ha fatto desistere la commissione a proseguire l’opera di “bonifica” di un ente che di fatto non andava bonificato. E’ la distopia politica fantascientifica che diventa realtà. E’ Minority Report, dal romanzo di Philip K. Dick. 

Massimo Lanzilotti alla fine ha ottenuto verità e giustizia per sè stesso, ma il riscatto della città dalla lunga notte di follia prefettizia non si è ancora compiuto. 
Domenica ci sarà il capitolo conclusivo. Lanzilotti si è ricandidato a Sindaco e con la sua eventuale rielezione potrà chiudere il cerchio di questa vicenda. Questa volta saranno i cittadini a scegliere. l’Attacco ha intervistato Lanzilotti.

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