A poche ore, ormai, dalla presentazione ufficiale a Palazzo di città, la giunta Episcopo è già all’attenzione degli analisti locali. Una delle lenti di osservazione per qualificarla e pesarla concerne il confronto con gli esecutivi precedenti della storia di Foggia. “Negli ultimi dieci-quindici anni non è che abbiamo avuto giunte eccezionali a Foggia”, esordisce a l’Attacco l’ex senatore della Repubblica Lucio Tarquinio, tra i padri nobili del centrodestra di Capitanata, uno che di esecutivi ne ha visti parecchi nella città capoluogo. “Ho letto i nomi dei probabili assessori ma ora bisogna attendere l’ufficialità e vedere se ne cambierà qualcuno. Ma, soprattutto, bisogna vederli all'opera prima di poter esprimere un giudizio al riguardo. Penso che potrò darlo compiutamente solo tra tre o quattro mesi, almeno”, continua.
“So che Giuseppe Galasso è molto stimato a Bari, me lo hanno sempre detto amici sia di destra che di sinistra”, dice riferendosi all’assessore in pectore ad urbanistica e lavori pubblici, in arrivo dalla giunta barese di Antonio Decaro. “Il mio augurio è che possa dare un contributo con le proprie capacità. Foggia ha bisogno di una scossa autentica, è stata ridotta ad una situazione drammatica. Faccio il tifo perché la giunta sia capace, affinché i dirigenti non siano i padroni del Comune. Ci auguriamo sinceramente che ognuno possa svolgere il proprio ruolo per quello che gli compete”.
Tarquinio non appare impensierito, al momento, dall’assenza di docenti universitari o referenti di ordini professionali, insomma che la giunta appaia scollegata rispetto al sistema della rappresentanza. Non è detto che ciò sia sinonimo di poca capacità di farsi collante di interessi in città.
“Ad oggi non c'è nulla di eccezionale sui nomi che sono stati fatti e che circolano. Non è necessario che ci sia il presidente dell'Ordine degli ingegneri perché si abbia una buona politica urbanistica. L'importante è che ci sia una interlocuzione seria con gli Ordini professionali”. Del resto giunte con personalità esperte o di alto profilo non si sono rivelate all’altezza in passato.
“Assolutamente vero”, commenta Tarquinio. “Tutto questo si riflette su partiti che non esistono più, in una situazione che vede ognuno andarsene per fatti propri col proprio gruppo. Geni non ce ne sono e non ce n'erano in realtà neanche in passato, ma almeno prima i partiti funzionavano e stavano accanto alle giunte, i gruppi funzionavano e c'era maggiore umiltà”. In Italia si guarda al modello Foggia per capire se l’esperimento funzioni effettivamente, dopo la vittoria alle urne. Le molte tensioni interni, i veti, gli scontri di queste settimane, sono segnali preoccupanti? Anche la stampa nazionale, come quella locale, sta evidenziando le evidenti crepe nel fronte giallorosso, che hanno portato la seconda forza della coalizione – il M5S – a minacciare di bloccare il campo largo ovunque si vada alle urne in Capitanata nei prossimi mesi, dalle elezioni provinciali del 21 gennaio alle comunali del 9 giugno.
“L’esperienza del campo largo? Capiremo che fine farà a seconda di come opereranno”, analizza Lucio Tarquinio. “Ad oggi è stato raggiunto un risultato elettorale, peraltro drogato da due anni di commissariamento e da quanto era avvenuto prima a Palazzo di città. Foggia resta una città che non è certamente di centrosinistra. Inoltre hanno influito la crisi profonda di Forza Italia e, più in generale, un centrodestra che ha bisogno di convertirsi profondamente. Scopriremo nei prossimi mesi se il campo largo funzionerà o meno. Per ora il risultato è puramente elettorale, mentre la guerra sulla giunta e sulla presidenza del consiglio sono segnali non certo dei migliori. Foggia ha l’urgenza di uscire fuori dal cimitero in cui si trova. Hanno sbagliato tutti, chi più e chi meno”. La giunta nasce dalle prime quattro forze dello schieramento, sono escluse invece le altre sei liste e questo può ripercuotersi sulla stabilità dell’aula. Del resto anche un sindaco che aveva indubbie capacità organizzative e di controllo dei suoi, come Franco Landella, si è ritrovato nel secondo mandato a subire il malcontento dei consiglieri comunali. “Episcopo deve stare attenta agli atteggiamenti dei vari consiglieri comunali, non vanno dimenticati i precedenti”, conclude l’ex parlamentare. “Accadde anche a sindaci capaci come Paolo Agostinacchio. Spero che ci sia una consapevolezza da parte di tutti che c'è una città da salvaguardare, al di là di interessi specifici”.
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