È di queste ore la notizia che il candidato presidente alle prossime elezioni amministrative regionali del prossimo autunno potrebbe essere l’onorevole deputato brindisino Mauro d’Attis, deputato di Forza Italia, mentre sembrerebbe accantonata l’ipotesi di candidare per quel ruolo l’onorevole deputato Francesco Paolo Sisto, deputato FI e sottosegretario alla Giustizia prima nel governo Draghi e poi nell’attuale governo Meloni. Per parte nostra riteniamo splendida la notizia della probabile candidatura dell’onorevole d’Attis in una competizione elettorale dove costui dovrà necessariamente esporsi in prima persona per sollecitare i voti (e non con la rete di protezione truccata rappresentata dagli ignobili meccanismi truffaldini dei collegi “blindati” nelle elezioni politiche dove gli elettori in pratica non scelgono la persona da suffragare liberamente). Ne siamo contenti non per la ragione che ne stimiamo le qualità politiche personali o perché ne auspichiamo la vittoria elettorale; al contrario, premesso che qualunque candidatura proveniente da quell’area politica conservatrice di centrodestra è destinata comunque a schiantarsi rovinosamente contro la corazzata della futura candidatura dell’ex sindaco di Bari Decaro supportata dall’avverso schieramento di centrosinistra, ne consegue che d’Attis o un Piancopallino prelevato a caso dall’elenco telefonico non potrà andare oltre il ruolo del pugile salito sul ring solo per fare da sparring partner al campione indiscusso e quindi destinato al sacrificio elettoralistico della semplice testimonianza inconcludente.
Tuttavia poiché v’è modo e modo di perdere una competizione elettorale già in partenza pregiudicata, una cosa è perdere con l’onore delle armi e ben altra cosa è subire una disfatta disonorevole, dove il sovrappiù della disfatta sarà stato determinato da responsabilità proprie. E qui veniamo al nodo del discorso, il quale spiega la ragione della nostra intima soddisfazione per il fatto che, se tale ipotesi sarà confermata, il futuro candidato di punta della coalizione dei conservatori degli schieramenti di centrodestra, in veste di candidato presidente della Regione destinato alla sconfitta disonorevole, sarà proprio d’Attis e non un altro personaggio assai più innocente (se così può dirsi) in quanto non responsabile di colpe proprie, sicché egli raccoglierà ciò che ha seminato con piena corrispondenza fra azioni politiche personali e conseguenze elettorali altrettanto personali.
Ricordiamo l’operato di Mauro d’Attis nel passato abbastanza recente. Correva l’estate dell’anno di grazia 2021 quando sulla città di Foggia si addensarono le nubi di un possibile scioglimento del Comune per mafia, secondo un’ipotesi costruita in modo sostanzialmente strumentale da alcuni personaggi rappresentativi degli schieramenti opposti all’allora maggioranza di governo cittadino guidata dal sindaco Franco Landella, cioè il senatore M5S Marco Pellegrini, l’eurodeputato M5S Mario Furore, l’ingegner Pippo Cavaliere (allora leader della minoranza consiliare di centrosinistra) e pochi altri personaggi sinistrorsi che intendono la politica come arte del distruggere.
A costoro facevano corte stringendosi a coorte gli immancabili agitatori delle locali associazioni dell’antimafia militante che sniffano mafia come un eccitante quotidiano, e per soprammercato era anche avvenuto che quella palude dell’antimafia tossica attirava a Foggia alcuni prezzemolini nazionali che giravano di convegno in convegno a ciclo continuo come gli acquitrini attirano stormi di corvacci, e tutt’assieme essi si prodigavano a spargere ancora altro veleno sul nostro Comune dipingendolo come un covo occupato da mafiosi.
In quel clima da guerra civile intestina - la quale palesemente era nata, ed era a ogni effetto, essenzialmente un regolamento di conti tra Landella e i suoi avversari politici locali, in cui tuttavia si erano tuffati a pesce per accanimento distruttivo i professionisti dell’antimafia da salotto e da sagrestia - ci si sarebbe potuto attendere che i responsabili delle formazioni politiche conservatrici di centrodestra prendessero le difese non tanto di Landella in quanto persona fisica e neppure in quanto sindaco di una città che era stata governata per anni appunto da loro, ma quanto meno della stessa città Foggia la quale era esposta a un gravissimo attacco finalizzato a dissolvere la sua amministrazione democraticamente eletta attraverso il pretesto della “mafia nel Comune”. Invece avvenne tutt’altro.
Mentre i personaggi politici più rappresentativi a livello locale si defilarono e restarono praticamente in silenzio, da fuori vennero appositamente a Foggia a farci la lezione e la morale dell’antimafia alcuni personaggi di vertice delle formazioni che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto sostenere l’amministrazione di centrodestra che in quel momento governava Foggia, e in definitiva costoro si misero a fare i Robespierre dell’antimafia in casa altrui. Poco ora interessa che questi Savonarola della purezza mafiologica sulla pelle degli altri fossero i vari Galeazzo Bignami (deputato bolognese, già commissario provinciale di FdI in Capitanata), Giovanni Donzelli (deputato toscano, già responsabile nazionale dell’organizzazione di FdI), Roberto Marti (deputato leccese, commissario regionale della Lega), Francesco Paolo Sisto (deputato barese di FI responsabile di partito per i problemi della giustizia) che ancor più intelligentemente operò da remoto senza farsi vedere personalmente a Foggia.
Poco interessa di tutti costoro, si diceva, perché nessuno di loro è a portata di tiro in una prova elettorale qui in Puglia, a differenza invece appunto di quello che potrebbe avvenire per d’Attis, commissario regionale di FI, il quale potrebbe essere il candidato del centrodestra per le prossime elezioni amministrative regionali di Puglia. Mauro d’Attis, infatti, è l’ultimo personaggio politico del quintetto elencato e fu tra i più risoluti nell’abbandonare l’amministrazione comunale di Foggia al suo destino, completando la triade FI-FdI-Lega che fino ad allora governava questa città e che, invece che difenderla dalla minaccia dello scioglimento, l’abbandonò nelle mani dell’allora ministra agli Interni Lamorgese.
Ebbene, è facile pronosticare che quando d’Attis verrà qui a sollecitare i voti dei foggiani per le regionali gli elettori che pure astrattamente simpatizzassero per quell’area ideologico-politica avranno l’occasione concreta per manifestare a costui personalmente il grado del loro apprezzamento per il lavoro svolto a suo tempo nell’interesse della nostra comunità cittadina. Il quale apprezzamento andrà ad aggiungersi alla scoppola elettorale che, in ogni caso, gli riserverà l’avversa coalizione politica incentrata sul binomio Pd-M5S.
Ma se questo esito infausto costui otterrà a Foggia, dubitiamo fortemente che a Bari gli andrà meglio. Infatti non può trascurarsi che quello stesso quintetto a Bari ha fatto ancor peggio perché lì non si è limitato a non difendere il Comune dalla minaccia di scioglimento proposta da avversari politici irresponsabili come aveva fatto nel 2021 per Foggia, ma addirittura sono stati proprio loro a chiedere di sciogliere il Comune di Bari per mafia e hanno provocato un’autentica sollevazione popolare da parte dei baresi.
Gravato da quel pessimo viatico espresso dalla sua parte politica, ancor più evidente rispetto all’inerzia e al disinteresse mostrati per Foggia, non si vede cosa spererebbe il brindisino d’Attis dai baresi, a cominciare proprio dai simpatizzanti della sua stessa area politica i quali crocifiggeranno lui non potendo crocifiggere, allo stesso tempo, anche Sisto il quale (intelligentemente, come sempre) si è defilato dall’esporsi in prima persona in una prova elettorale diretta. Insomma noi riteniamo che a Bari e provincia sulla persona di D’Attis vi sarà non tanto un astensionismo ancor più acuto del solito, ma addirittura una valanga di schede nulle: nulle per insulti.
In definitiva, “bruciate” del tutto le due piazze elettorali più popolose rappresentate da Bari e da Foggia per le ragioni specifiche che si sono appena dette, la Waterloo cui Meloni, Salvini e Tajani stanno destinando l’onorevole d’Attis spingendolo a fare l’agnello sacrificale per le prossime elezioni amministrative in Puglia, non sarà semplicemente una sconfitta elettorale: sarà una sconfitta con disonore, che è un concetto abbastanza diverso.
Crediamo di aver espresso con sufficiente chiarezza la ragione per cui siamo contenti di quella eventuale candidatura precisa, e cioè perché in tal modo sarà (almeno per una volta, dianime!) possibile presentare il conto elettorale in termini di effettività a un personaggio politico per ciò che ha concretamente fatto nei confronti di certe comunità di amministrati, che di tanto in tanto si trasformano in elettori.
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