Con l’arrivo di marzo, il conto alla rovescia entra nella sua fase calda. Tra meno di venti giorni, il 22 e 23, gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Un voto che entra nel cuore dell’ordinamento giudiziario e che riaccende una discussione mai sopita, quella sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Anche a Foggia il tema è da diverso tempo al centro del dibattito pubblico. Una serie di incontri e iniziative al riguardo costellano infatti, dall’inizio dell’anno, l’intero panorama provinciale di Capitanata. Nel fuoco incrociato delle opposte propagande, però, si contano sulle dita di una mano le iniziative che tentano di mettere allo stesso tavolo entrambe le posizioni in campo. Ci ha provato ieri mattina il commissario provinciale della Lega, Joseph Splendido, con l’incontro tenutosi al ristorante Marigiò in Fiera dal titolo “Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia: le ragioni del Sì e del No”.
In apertura, l’ex consigliere regionale del Carroccio ha spiegato di aver scelto di organizzare l’evento senza simboli di partito, per lasciare spazio al merito della questione. Poi, scusandosi con l’unico relatore schierato per il No, il segretario provinciale di Sinistra Italiana Fedele Cannerozzi, ha messo le mani avanti: “Ho chiesto a vari esponenti politici e del mondo forense schierati per il No, incassando numerosi dinieghi”. Con lui al tavolo, oltre all’ex magistrato foggiano Salvatore Russetti e all’avvocato del Foro di Foggia Luigi Leo, l’ospite d’onore Antonio Di Pietro, ex magistrato divenuto noto negli anni Novanta come pubblico ministero del pool di Mani Pulite a Milano. Dopo aver lasciato la toga è entrato in politica, fondando l’Italia dei Valori e ricoprendo anche l’incarico di ministro delle Infrastrutture nel secondo governo Prodi. A moderare l’incontro l’avvocata leghista Miriam Ventura. Tutti favorevoli alla riforma.
L’ex magistrato ha scelto un’immagine semplice per spiegare la sua posizione: “Io voto Sì perché credo che sia meglio che l’arbitro faccia parte della famiglia degli arbitri e il giocatore della famiglia dei giocatori”. Il riferimento è al modello accusatorio del processo penale, che prevede parità tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. “La Costituzione dice già che le parti, la difesa e l’accusa, sono alla pari davanti a un giudice terzo”, ha ricordato. Poi l’aneddoto familiare. “Quando ho detto ‘terzo’ a mia sorella, mi ha risposto: allora ci sono anche un primo e un secondo? Sì, ho risposto”. Il punto, per Di Pietro, sta tutto in quel rapporto tra primo e terzo. “E qual è il problema, allora? Che il primo è fratello di sangue del terzo. E allora giocheresti una partita in cui l’arbitro fa parte della squadra avversaria?”. Da qui la conclusione. “Per questa ragione io ritengo che la separazione delle carriere metta in condizione chi entra in un’aula di giustizia, che sia la parte offesa, l’imputato o un testimone, di farlo con la consapevolezza di avere a che fare con un soggetto, l’arbitro, che non fa parte di una delle due parti”.
L’ex pm ha affrontato anche il tema dell’indipendenza della magistratura rispetto al potere politico, respingendo le accuse rivolte dai contrari alla riforma: “Una sciocchezza. Anzi, una furbata che serve a impaurire i cittadini che vanno a votare”. Richiamando la Carta costituzionale, Di Pietro ha osservato: “Attualmente la Costituzione dice una cosa molto chiara: l’autorità giudiziaria, la magistratura, è un ordine autonomo e indipendente”. E ha sostenuto che il principio resterebbe fermo anche dopo la riforma. “Dopo la riforma dice esattamente che la magistratura, inquirente e giudicante, è un ordine autonomo e indipendente, ma fa qualcosa in più rispetto a oggi”. Nel dettaglio: “È più autonoma e indipendente anche al proprio interno, perché non dipenderà più dalle correnti ideologiche che si sono formate all’interno della magistratura, le quali a loro volta condizionano chi deve andare al Consiglio superiore della magistratura e soprattutto cosa deve fare quando va lì”. E ancora: “Con questa riforma il Consiglio superiore dei pubblici ministeri deciderà su trasferimenti, promozioni e tutte le altre questioni che riguardano i pubblici ministeri, e i giudici invece decideranno, con il loro Consiglio superiore, la loro amministrazione”.
A vigilare sui comportamenti dei magistrati: “Un’Alta corte disciplinare, che valuterà i comportamenti dei magistrati in modo indipendente, perché non farà parte né dell’uno né dell’altro Csm”. Di tutt’altro avviso Cannerozzi, primo degli intervenuti per dovere di ospitalità, che ha riportato la discussione sul piano dell’equilibrio tra i poteri. “Le ragioni del No sono di difesa della Costituzione e dell’attuale divisione dei poteri dello Stato”. Per l’avvocato foggiano il referendum va letto in chiave più ampia. “È un referendum che non riguarda la separazione delle carriere, ma il rapporto tra i poteri dello Stato”. Il timore, ha spiegato, è che la riforma modifichi in modo significativo quell’equilibrio. “Questa riforma costituzionale interviene pesantemente in questi rapporti, rendendoli sempre più favorevoli al potere politico e in particolare al potere governativo”. Infine il richiamo ai principi fondativi della Repubblica. “Per cui, generalmente, ma purtroppo non è sempre così, o almeno non totalmente, la sinistra è a difesa appunto della Costituzione e di questa divisione dei poteri, così come è stata disposta dai padri e dalle madri costituenti”. Due visioni contrapposte, dunque, sullo stesso terreno di confronto. A Foggia il dibattito sulla giustizia è entrato nel vivo, in attesa che siano gli elettori, tra poche settimane, a dire l’ultima parola.
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