Ritratto di Italo Pontone, 50 anni di solitudine tra la gente e nel Palazzo: sempre con la lingua del popolo

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Per alcuni è stata una caduta di stile. Una battuta ritenuta eccessiva per il livello del confronto istituzionale. Per molti altri, invece, è sembrata una mossa perfettamente riuscita. Il tentativo di riportare la discussione politica su un terreno comprensibile, quasi domestico, dopo l’ennesimo intervento dai toni aulici e solenni della Sindaca Episcopo. Qualcuno, nei corridoi di Palazzo di Città e fuori, lo ha definito senza mezzi termini un colpo di genio comunicativo, capace di trasformare un passaggio filosofico esorbitante in un messaggio immediatamente decifrabile dalla città. Il video nasce in sordina, come succede spesso alle cose che poi a Foggia diventano racconto collettivo. Una stanza medica, camice addosso, il tono confidenziale, l’aria di chi sembra voler spiegare qualcosa più che attaccare qualcuno. In primo piano, sullo schermo, Italo Pontone prende la parola e, col solito tono che mescola politica, strada e battuta da salotto popolare, prova a tradurre in foggiano stretto le parole che il giorno prima Marida Episcopo aveva tirato fuori in Consiglio comunale: atarassia e aponia. Filosofia di matrice epicurea, evocata per rivendicare fermezza e imperturbabilità davanti alla tempesta politica. Pontone, invece, sceglie la via dell’ironia e racconta di cittadini e colleghi che lo chiamano incuriositi da quei termini finiti improvvisamente nella discussione pubblica. Poi arriva la traduzione in vernacolo foggiano, quella che lo rappresenta meglio di qualsiasi biografia: “Sono quelle cose che non ti fanno né caldo e né freddo”. E infine la stoccata, amara e teatrale, ma addolcita da inconfutabile ironia, che in pochi minuti rimbalza tra social, chat e tavolini dei bar. “L’unico a non avvertire più né atarassia né aponia dice Pontone – è il defunto”. Nel video, Pontone inciampa volutamente sul secondo dei due concetti, confondendone in parte forma e significato. Un dettaglio che in molti gli fanno notare, tra puntualizzazioni pedantesche e correzioni più o meno sarcastiche. Un errore solo apparente, secondo chi lo conosce bene, perché perfettamente coerente con il suo modo di comunicare. Semplificare, provocare, accendere la discussione e tenere il dibattito dentro un linguaggio popolare, anche a costo di sacrificare la precisione terminologica. L’esatto opposto, dunque, della prima cittadina. In quella manciata di minuti c’è tutto Italo Pontone.

Il politico, il narratore popolare, il consigliere che usa metafore domestiche per spiegare crisi amministrative e che riesce a trasformare uno scontro istituzionale in un racconto che la città possa masticare e digerire. Pontone a Foggia è così da sempre: apprezzato, contestato, discusso, raramente ignorato. Classe 1950, medico di formazione e di professione, Pontone appartiene a quella generazione cresciuta durante la Prima Repubblica, quando il consenso si costruiva più nei quartieri che negli studi televisivi. I primi passi li muove nella Democrazia Cristiana degli anni Settanta-Ottanta, dentro quella rete di relazioni che gravitava attorno alla stagione amministrativa del Sindaco Giovanni Mongiello. È lì che impara la politica della mediazione. Quella fatta di telefonate, incontri, presenze fisiche nei quartieri. Un’impostazione che non ha mai abbandonato. Il primo passaggio istituzionale di peso arriva nel 1995, quando entra in Consiglio comunale nelle file del Centro Cristiano Democratico, uno dei partitini nati dalle macerie della balena bianca, fondato da Pier Ferdinadno Casini, Clemente Mastella e Francesco D’Onofrio. In quella stagione Pontone sostiene la candidatura a Sindaco di Paolo Agostinacchio, figura simbolo della destra missina - pre e post Fiuggi - foggiana, alla guida di una coalizione che comprendeva Alleanza Nazionale, la neonata Forza Italia di Silvio Berlusconie il Ccd. È una pagina che racconta bene la fluidità di quegli anni e che presenta una coincidenza destinata a diventare quasi narrativa. Nella stessa lista di Pontone era candidata, senza essere eletta, proprio Marida Episcopo, che molti anni dopo sarebbe diventata Sindaca trovandosi Pontone tra i consiglieri della sua maggioranza e, spesso, tra i suoi critici più pungenti. Il percorso politico di Pontone segue poi le trasformazioni del cattolicesimo democratico. Dopo la fine del Ccd approda alla Margherita di Francesco Rutelli, esperienza che prova a tenere insieme tradizione cristiano-sociale, riformismo e cultura europeista. Quando nel 2007 nasce il Partito Democratico dall’unione tra Margherita e Democratici di Sinistra, Pontone entra nella nuova casa politica, rimanendovi stabilmente - o quasi - fino a oggi. Nel frattempo la storia amministrativa di Foggia attraversa stagioni molto diverse. Dal 2004 al 2009 la città è governata dal centrosinistra con il Sindaco Orazio Ciliberti, sostenuto da Ds, Margherita e Socialisti Democratici Italiani. Dal 2009 al 2014 arriva la giunta guidata da Gianni Mongelli, con una coalizione composta da Pd, Psi e Sel. A cavallo di questi due lustri Pontone diventa assessore ai Lavori Pubblici, uno dei ruoli più delicati dell’amministrazione comunale, dove si incrociano cantieri, bilanci, pressioni e aspettative cittadine. Proprio a quella stagione si lega il contenzioso con la società fallita Amica Spa, risalente al 2007, che nel 2024 torna al centro del dibattito consiliare con un’ipotesi di incompatibilità poi respinta dall’aula, consentendogli di restare in carica. Dal 2014 cambia nuovamente il quadro politico con l’elezione a Sindaco di Franco Landella, espressione del centrodestra e, all’epoca, in particolare di Forza Italia. Questa volta Pontone manca di poco l’elezione in Consiglio, che centra invece (naturalmente tra i banchi della minoranza) quando Landella viene riconfermato nel 2019, questa volta con la Lega - nel suo periodo di massimo splendore prima del tracollo -, insieme agli azzurri, a Fratelli d’Italia – di lì a poco in rapida ascesa – all’Udc e ad altre liste civiche. Nel 2021 arriva uno dei momenti più traumatici per la città, lo scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose, dentro una stagione che coinvolge diversi enti locali della Capitanata. Foggia resta commissariata fino al 2023, quando si torna al voto e Marida Episcopo conquista la carica di Sindaca al primo turno. Pontone viene eletto consigliere comunale nella lista del Partito Democratico con oltre 600 voti. Il suo ingresso in aula è favorito dalla nomina ad assessori dei primi due eletti, Davide Emanuele e Alice Amatore, dall’elezione di Lia Azzarone alla presidenza del Consiglio comunale e dallo scorrimento della lista che porta in Consiglio anche altri candidati. Da allora lavora soprattutto nelle commissioni Politiche sociali e Cultura, settori che incrociano due delle dimensioni a lui più care: il rapporto con i quartieri e la costruzione di identità collettiva. Proprio durante l’amministrazione Episcopo, nel 2025, Pontone firma una delle iniziative che meglio raccontano il suo legame sentimentale con la città. È tra i protagonisti del percorso che porta al conferimento della cittadinanza onora ria a Roberto De Zerbi, uno degli allenatori più amati nella storia recente del Foggia calcio, forse secondo soltanto a Zdeněk Zeman nel cuore dei tifosi. Un riconoscimento che, oltre al valore sportivo, rappresenta un tributo a un pezzo di memoria emotiva cittadina. Chi conosce Pontone racconta che su quella iniziativa ha lavorato con ostinazione, perché convinto che Foggia debba celebrare le figure capaci di lasciare un segno nell’immaginario collettivo. Ma il suo radicamento cittadino affonda anche nella storia familiare. I Pontone sono legati a una delle attività simbolo del centro storico, la pizzeria Il Grottino, a pochi passi dal Teatro Giordano, luogo che per generazioni di foggiani è stato punto di incontro, discussione, rituale sociale. Quel contatto quotidiano con la città reale accompagna la vita professionale di Pontone, medico di base con studio nel rione San Pio, quartiere popolare che rappresenta da sempre il suo principale bacino elettorale e, in molti racconti, il suo vero quartier generale politico. Il linguaggio che usa in aula o nei video social nasce proprio da quel mondo. Pontone parla per immagini, per storie di famiglia, per metafore domestiche. Celebre resta un recente intervento in Consiglio comunale in cui, per spiegare alla Sindaca le difficoltà nel tenere insieme una coalizione eterogenea, composta da partiti con esigenze diverse, raccontò della madre e dei suoi sette figli, ognuno con richieste e caratteri differenti. Un raccontino semplice, quasi intimo, usato per suggerire che governare una coalizione richiede la stessa capacità di ascolto e pazienza che serve in una famiglia numerosa. Il suo percorso politico non è mai stato lineare nemmeno all’interno del Partito Democratico. I rapporti con Raffaele Piemontese, figura dominante del Pd in Capitanata e oggi assessore regionale, sono stati spesso segnati da diffidenze e attriti, già evidenti durante la consiliatura Mongelli. Nel tempo è arrivata una ricomposizione politica, ma chi vive il partito racconta che tra i due resta una vigilanza reciproca mai del tutto sopita. Dopo le elezioni regionali del 2025, con il mutare degli equilibri politici locali, Pontone diventa uno degli snodi decisivi della crisi della maggioranza guidata da Episcopo. Insieme ai consiglieri del Pd Lino Dell’Aquila e Rita Palmieri costituisce un fronte interno che contribuisce a rendere più fragile l’assetto consiliare. Finché le pressioni, seppur veementi, arrivavano soltanto da M5S, socialisti e civici, la coalizione ha retto senza grossi problemi. Ma è stato quando le tensioni hanno abbracciato anche il Pd che l’equilibrio si è incrinato definitivamente, aprendo la strada all’ipotesi – divenuta certezza – di rimpasto. Pontone, tuttavia, fedele alla sua fama di uomo che predilige le scelte drastiche alle mediazioni infinite in stile Palazzo Dogana, ha rilanciato parlando apertamente di azzeramento della giunta. Lo ha fatto, come spesso accade, con una battuta destinata a circolare rapidamente, paragonando l’amministrazione a un allevamento di polli in cui, quando le malattie si diffondono troppo, si decide di abbattere e di ripartire da zero. La sua carriera, però, è stata segnata anche da momenti difficili. Nel gennaio del 2013 la sua auto fu danneggiata da una bomba carta, episodio che provocò una solidarietà trasversale da parte delle istituzioni cittadine che contribuì a rafforzarne l’immagine pubblica. Negli ultimi anni Pontone ha moltiplicato gli incontri tra istituzioni e cittadini, soprattutto nelle periferie come Borgo Incoronata, insistendo sul valore del confronto diretto. Un metodo antico, figlio della politica di sezione e di quartiere, che continua a rappresentare il suo tratto distintivo. In definitiva, il ritratto che emerge, ricostruito attraverso numerose fonti interne alla politica foggiana - e che per questo potrebbe contenere qualche lieve imprecisione -, restituisce l’immagine di un personaggio che ha attraversato epoche e maggioranze mantenendo uno stile per sonale, difficilmente incasellabile. Pontone è il classico animale politico locale. Conosce nomi, storie, parentele, malumori e speranze della città. Sa quando inserirsi in una trattativa e quando scompaginarla. È capace di sostenere una maggioranza e, nello stesso tempo, di metterla in crisi dall’interno. Usa il sarcasmo come arma politica e la memoria personale come strumento narrativo. A Foggia molti lo considerano un interprete autentico dello spirito cittadino, altri lo vedono come un guastatore permanente degli equilibri. Lui continua a muoversi tra queste due percezioni con la naturalezza di chi è cresciuto nella politica quando contava più il rapporto umano che la strategia comunicativa. E forse è proprio questa miscela di esperienza, teatralità popolare e capacità di leggere gli umori della città che rende Italo Pontone una figura che, nel bene o nel male, continua a lasciare un segno nella storia politica foggiana.

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