E’ stata notificata la chiusura delle indagini per l’incidente stradale che la sera del 26 gennaio del 2022 provocò la morte di Camilla Di Pumpo. In totale sono quattro gli indagati (attualmente a piede libero) accusati a vario titolo dei reati di omicidio stradale, falso ideologico e favoreggiamento.
Si tratta del 22enne Francesco Pio Cannone, di Carapelle, quella sera alla guida dell’Audi che si scontrò con l’utilitaria condotta dalla giovane avvocatessa: l’impatto avvenne all’altezza dell’intersezione di via Matteotti con via Urbano. Il 22enne risponde del reato di omicidio stradale.
Il giovane è accusato anche del concorso in falsità ideologica, insieme al padre Michele, di 52 anni, per aver sostenuto che alla guida del mezzo vi fosse il genitore: come si è appurato, invece, è giunto successivamente sul luogo dell’incidente. Altri due giovani di Carapelle, infine, sono accusati di favoreggiamento e concorso in falsità ideologica. I due erano in auto con Cannone.
“Prendo atto dell’imputazione e dell’accusa a Francesco Cannone di avere guidato in quel tratto a 90 km/h, ma quest’ultimo dato per noi è totalmente sbagliato – commenta l’avvocato Michele Sodrio, legale di Cannone –. I miei tecnici, che sono professionisti di altissimo livello e con attrezzature modernissime, sono giunti a conclusioni ben diverse. Vedremo al processo chi ha ragione”.
“Noto anche che viene riportato un concorso di colpa della vittima, ma questo immagino costituirà oggetto di contestazione delle parti civili. Ho già acquisito copia completa degli atti d’indagine e mi sembra che non sia stata adeguatamente analizzata e valutata la responsabilità, per me grave, di chi ha installato le strisce blu e relativo parcheggio, in pratica sull’incrocio dell’incidente, a distanza molto inferiore a quella di legge, creando una situazione di oggettivo pericolo, perché la visuale veniva del tutto ostruita dalle auto in sosta”.
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