Promette di essere il caso nazionale ancora per lungo tempo, visto che è ancora alle battute iniziali, quello che ha investito la classe arbitrale italiana. Dalle sue basi e fondamenta fino ad arrivare ai piani più alti, ai vertici dell’Associazione Italiana Arbitri. Tutto ruota intorno alla figura di un assistente arbitrale foggiano, Pasquale De Meo. Su queste colonne, il 4 gennaio scorso, raccontammo della centesima designazione in Serie A per il 39enne nato a Foggia e di padre manfredoniano. Quel sabato, era all’Arechi di Salerno dove i granata di casa affrontarono il Milan.
La Procura Federale starebbe svolgendo indagini su Gianluca Rocchi (responsabile CAN Serie A e Serie B), Daniele Orsato (rappresentante AIA arbitri in attività) e Paolo Valeri (arbitro) su “fatti relativi a presunte gravi condotte (violazioni al Codice di giustizia sportiva e al Codice etico) nei confronti di Pasquale De Meo”.
La partita che è finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura è quella giocata il 7 aprile scorso tra Milan ed Empoli. Al termine, l’osservatore arbitrale Claudio Puglisi fece visita negli spogliatoi al team arbitrale composto da Matteo Marcenaro, Luca Mondin come primo assistente, De Meo come secondo e Antonio Rapuano quarto uomo.
“Sapete cosa ho fatto io fino ad oggi? Lo volete sapere? Avanti, do 0,10 punti in più a chi indovina – avrebbe detto loro -. Che partite ho fatto finora, secondo voi? Allora ve lo dico io. Quest’anno ho fatto sempre gare di Serie C e Serie B. E sapete grazie a chi? Grazie agli amici di Torino (non riferito alla Juventus bensì ai vertici arbitrali, ndr). Tutto questo da quando ci sono loro, da due anni, gli amici di Torino. Vi sembra normale?”.
De Meo ritenne che quelle parole fossero gravi e da segnalare, perciò fece rapporto dell’accaduto all’organo tecnico Manganelli e al vice presidente AIA Baglioni. Una scelta che non è stata condivisa, secondo il suo racconto, da Rocchi e Orsato. “Devi comportarti meglio. Prima o poi ci incontreremo” scrisse Orsato in un messaggio prima di ricambiare gli auguri pasquali che aveva ricevuto dall’assistente foggiano.
Dopo un paio di giorni, lo stesso rappresentante AIA arbitri in attività telefonò a De Meo e gli chiese chi avesse “fatto uscire quella cosa dallo spogliatoio”. Quando De Meo confermò che era stato lui ad avvisare gli organi preposti, Orsato gli avrebbe detto: “Devi vergognarti. Che razza di uomo sei? Non sei un uomo. Ti dico una cosa: da oggi in poi cancella il mio numero. Devi vergognarti. Chiama Manganelli e Baglioni”.
Il 14 aprile scorso si svolse un raduno tecnico a Coverciano e De Meo fu convocato per avere un colloquio con la commissione composta da Gianluca Rocchi, Andrea Gervasoni, Gabriele Gava, Elenito Di Liberatore e Lorenzo Manganelli. L’assistente foggiano ripercorse i fatti occorsi e Rocchi lo rimproverò duramente.
“Tu hai sbagliato, Pasquale – le parole che gli sarebbero state indirizzate da Rocchi -. Perché dovevi avvisare subito me, non altri. Chi ti manda in campo? Sono io che ti mando in campo, non altri. E, poi, non si fa così. Io non ho bisogno di spie, di gente che mi mina il gruppo”.
“Io, quel giorno che mi hai contattato, non ho voluto parlare di proposito con te, è vero. Ma perché ero incazzato con te. Non ho bisogno di gente così. Io le mando a casa queste persone. Ne manderei a casa anche 10 di persone così, se ce ne fosse bisogno”.
A quel punto, Rocchi gli ricordò anche che “non è la prima volta che mi crei problemi”. Non è chiaro, però, a cosa volesse riferirsi, anche se ci sarebbero un paio di ipotesi.
Il responsabile CAN Serie A e Serie B lo avrebbe messo in un certo qual modo alla prova, dicendogli che gli altri componenti della squadra arbitrale non avevano confermato la sua versione sulle parole dette da Puglisi. Lo accusò di essersi inventato tutto e aver detto falsità, cercando quasi di ‘provocarlo’.
Manganelli preferì dare credito alla versione di De Meo, mentre Gervasoni, che è il vice responsabile AIA, avrebbe sbattuto violentemente i pugni sul tavolo, avvicinandosi a De Meo “in maniera minacciosa e aggressiva”. Il fine sarebbe stato quello di fargli ritrattare le dichiarazioni che aveva reso, visto che risulta invece vero che tutti i componenti abbiano fatto menzione delle parole rese da Puglisi.
Sono quindi contestati i comportamenti eticamente non corretti da parte di Rocchi e Gervasoni che, mettendo in dubbio la versione dei fatti fornita dall’assistente De Meo, avrebbero cercato di derubricare tutto come una fantasia del foggiano. Così facendo, avrebbero continuato a difendere Orsato e Valeri.
“Lo hanno fatto perché vogliono tenere il gruppo unito”, la spiegazione data da Rocchi sui due che, nell’ambiente arbitrale nazionale, sono definiti “suoi fedelissimi”.
Fonti beninformate riferiscono a l’Attacco che Rocchi ha sempre difeso Orsato e Valeri a spada tratta, “anche quando non erano per niente difendibili. Questo, ovviamente, si riflette in negativo su coloro i quali non hanno mai ricevuto motivi di censura nella propria condotta dentro e fuori dal campo – come l’assistente De Meo -, ma restano ai margini perché non appartengono al gruppo vincente”.
Rocchi avrebbe anche chiesto a De Meo: “Se un giorno cambia la governance dell’AIA e questi tuoi amici non ci sono più, tu che fine farai? Andrai a casa?”.
A casa non ci è andato ma nemmeno in Serie A. Non è stato più designato per una gara della massima serie calcistica, piuttosto gli è stata una partita di Serie B – tra Cagliari e Ternana – e nulla più.
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