A distanza di pochi giorni, la comunità di Torremaggiore è stata scossa da un’altra tragica notizia di cronaca: il duplice omicidio della 16enne Gessica Malaj e del 51enne Massimo De Santis, e il tentato omicidio di Tefta Malaj, madre della ragazza infatti seguono il caso delle 16 riesumazioni dei pazienti deceduti in dubbie circostanze, presso l’hospice della cittadina dell’Alto Tavoliere, caso per il quale risulta indagato per omicidio un infermiere della struttura.
Come detto, Torremaggiore è un tranquillo centro dell’Alto Tavoliere i cui cittadini sono famosi per avere una spiccata etica del lavoro, magari un po’ taciturni e diffidenti ma in linea di massima brava gente. Neppure l’estrema vicinanza ad una città più turbolenta come San Severo ha mai minato seriamente questa tranquillità, molti osservatori hanno fatto spesso notare come sarebbe stato facile assistere ad una sorta di contaminazione ad opera della più strutturata criminalità sanseverese a Torremaggiore ma questo non è avvenuto. Non è tuttavia un’oasi incontaminata di pace, spaccio di droga e tracce di microcriminalità sono presenti anche in città ma senza quella connotazione di emergenza sociale che in alcuni Comuni della Capitanata si trova.
Eppure nel placido paese da circa 18 mila anime si sono consumati delitti efferatissimi, pur in contesti estranei alla delinquenza. Scuote ancora le coscienze il caso, risalente al 1980, di Tina Cavallotti, 16 anni e del suo fidanzato Giorgio Del Grosso barbaramente uccisi da una banda di sette minorenni che hanno prima violentato e impiccato lei e poi finito a bastonate lui.
Indelebile nella memoria collettiva anche quella che è passata alla storia come la strage di San Nicola in cui caddero ammazzati l’assessore Lucio Palma e il segretario comunale Antonio Piacquadio, per mano di Michele Manzulli, già colpevole dell’omicidio del fratello nel 1975, dell’accoltellamento del padre per ragioni di eredità e del ferimento di un brigadiere, nel 1987, riconosciuto semi-infermo di mente, uscì dal carcere grazie ai benefici della legge Gozzini che prevedeva misure alternative alla detenzione. Quella sera esplose colpi da due pistole negli uffici di Palazzo di città dopo un alterco con i presenti. Ad innescare la follia omicida dell’uomo la richiesta di un alloggio popolare, diverso da quello che gli era già stato assegnato. Anche l’allora Sindaco Pietro Liberatore venne colpito riportando gravi ferite ma scampando comunque alla morte. Era il dicembre del 1990.
Un altro episodio di sangue risale a una decina di anni fa: due ragazzini, vessati e quasi sottomessi, hanno ucciso il loro aguzzino pur di liberarsi dal giogo che li obbligava ad azioni non volute, al pagamento di ingenti somme di denaro e altri maltrattamenti.
Più recenti invece gli episodi legati alla criminalità del territorio: nel 2017 è stato freddato in pieno giorno ed in una via centrale della città l’operatore ecologico Pasquale Maiellaro, nel 2015 è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco nella sua auto il pregiudicato Antonio Tancredi. Altro fatto di sangue risale al 2013: era andato a cena con un amico e all'uscita del ristorante, mentre era già alla guida della sua auto, è stato crivellato di colpi sparati da almeno due sicari a bordo di un'altra vettura. E' morto così Gaetano Ettore D'Aloia, un pregiudicato sanseverese di 65 anni, ucciso in un agguato a Torremaggiore.
Oggi si ripropone un vero e proprio dramma a sconvolgere la tranquillità della città. Con il passare delle ore emergono ulteriori dettagli sull’efferato delitto che assume sempre più i tratti del femmicidio e non di un banale reato legato alla gelosia. Seppure non andato a buon fine il tentativo di uccidere la donna, le azioni dell’uomo erano comunque mirate a fare del male alla moglie della quale temeva i tradimenti: “L’ho già perdonata una volta”, avrebbe detto Taulant Malaj. Il panettiere albanese di 45 anni che domenica a Torremaggiore ha ucciso la figlia 16enne e il suo vicino, ha rilasciato dichiarazioni spontanee al Pm ammettendo il duplice omicidio.
Non solo, ormai è di dominio pubblico il contenuto del video choc registrato dallo stesso Malaj con il cellulare subito dopo il delitto nel quale avrebbe detto rivolgendosi alla donna: “Non ti uccido perché devi sopravvivere e provare tutto il dolore che hai causato a me”. Inizialmente si era pensato che la 16enne, raggiunta da una ventina di coltellate, avesse fatto da scudo con il proprio corpo alla madre. Nel filmato Taulant avrebbe aggiunto: “Ti uccido anche l'altro figlio”. L'uomo era stato fermato proprio mentre vagava alla ricerca dell'altro bambino di 5 anni.
“Mia moglie ha ammesso che aveva una relazione con Massimo. Mi aveva chiesto scusa per questa relazione ma io volevo separarmi”, avrebbe detto l’uomo ai giudici. Nonostante i tradimenti, Malaj si era lasciato convincere a restare ma l’altra notte, secondo il suo racconto, avrebbe scoperto la moglie a chattare con l’amante. Uscito di casa avrebbe aspettato che De Santis rincasasse dal bar. Appena l'uomo è entrato nel portone lo ha accoltellato a morte. Dopodiché salito in casa ha cominciato a colpire la moglie e poi la figlia, che cercava di difendere la mamma.
Resta lo sconcerto del video che è diventato nel giro di poche ore virale tanto da indurre Sindaco e carabinieri a lanciare un appello per fermare le condivisioni; anche per questo macabro dettaglio la comunità torremaggiorese ha manifestato tutto il suo sdegno. La magistratura ha aperto un’indagine per risalire ai responsabili della diffusione.
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