A cinque mesi dalle elezioni comunali, nel centrodestra di Foggia torna a circolare l’ipotesi, come candidato Sindaco, del professore Unifg Pasquale Pazienza, dal 2019 presidente del Parco nazionale del Gargano in quota Lega. Un presidente contestato fortemente in questi anni sia dal M5S che dal mondo ambientalista. Quattro anni fa l’economista foggiano, per il quale si avvicina la scadenza del mandato quinquennale, fu sponsorizzato dall’europarlamentare Massimo Casanova e da Raimondo Ursitti, dunque due salviniani, mentre oggi avrebbe manifestato la propria disponibilità per Palazzo di città ai meloniani. La conferma arriva da più fonti dello stesso partito della presidente del Consiglio. “E’ un bel nome”, commentano. “Ed è un indipendente”.
Oltre allo scontro con gli “ambientaloidi” – come da lui definiti – per diverse scelte assunte da Pazienza al PNG (dalla negazione delle distruzioni compiute nell’Oasi Lago Salso di Manfredonia fino a posizioni sull’area protetta lontane da quelle delle associazioni ambientaliste), il docente Unifg è stato anche protagonista di una audizione presso il Comitato sulle mafie pugliesi, organismo della Commissione parlamentare antimafia, in cui difese a spada tratta la designazione di Vincenzo Totaro quale direttore facente funzioni e il suo operato. Nella relazione conclusiva della Commissione emerge tutta l’insoddisfazione per le risposte date da Pazienza.
Un caso che attende ancora di essere chiarito è quello del licenziamento a settembre 2020, dopo soli tre mesi, della direttrice Maria Villani, che si era insediata il primo giugno dopo esser stata nominata al vertice della tecnostruttura dell’ente di Monte Sant’Angelo dal ministro dell’ambiente Sergio Costa. Una “risoluzione del rapporto di lavoro per mancato superamento del periodo di prova”, con Pazienza che lamentò varie mancanze ma, come cosa più grave, la accusò di peculato. Da allora e tutt’oggi a guidare la tecnostruttura dell’ente è Totaro, ex assessore del Comune di Monte Sant’Angelo dichiarato incandidabile a seguito dello scioglimento per mafia.
Presso il Tribunale di Foggia sta per concludersi il processo a carico di Villani per il presunto peculato e, clamorosamente, l’ex direttrice facente funzioni Carmela Strizzi in aula ha affermato che sarebbe stato Totaro a dirle, per conto di Pazienza, di inviare la mail con la segnalazione del presunto uso improprio dell’auto di servizio da parte di Villani. Una mail che, dunque, sarebbe stata ideata secondo Strizzi perché già esisteva l’intenzione di liberarsi della scomoda direttrice. “E’ venuto il signor Totaro a San Giovanni Rotondo chiedendomi di fare una mail perché il presidente voleva licenziare Villani, perché quest’ultima aveva un atteggiamento che a lui non piaceva”, sono state le esatte parole dette da Strizzi durante la recente udienza.
È quasi alle battute finali il processo a carico di Maria Villani, ex direttrice del Parco Nazionale del Gargano defenestrata a settembre 2020 dal presidente Pasquale Pazienza. L’accusa è quella di peculato, per aver usato l’auto di servizio dell’ente Parco per motivi personali. Il M5S locale, e in particolare l’europarlamentare Mario Furore, hanno sempre difeso strenuamente la direttrice, convinti della strumentalità delle accuse a suo carico. Il processo sta dimostrando che le accuse, oltre che strumentali, sembrano addirittura false. I colpi di scena, alcuni dei quali davvero clamorosi, non sono mancati, fin dalla prima udienza. Per difenderla nel processo, l’onorevole Furore ha chiesto l’intervento del noto penalista foggiano Michele Vaira, che è intervenuto dopo il rinvio a giudizio, affiancando il legale di famiglia di Villani.
L’auto del presidente
Il 7 luglio del 2022, dinanzi alla prima sezione del Tribunale di Foggia, l’ascolto dell’unico testimone dell’accusa, Pasquale Pazienza. Il docente Unifg ha dichiarato di aver appreso, il 28 agosto 2020, da una pec della dipendente Strizzi, che Villani facesse uso improprio delle auto di servizio e di aver approfondito attraverso Vincenzo Totaro questa segnalazione, per denunciare infine il tutto alla Procura il successivo 16 settembre 2020. Con una straordinaria tempestività, Villani fu licenziata il 7 settembre 2020, appena tre mesi dopo l’assunzione del suo incarico dopo la nomina ministeriale.
Il presidente Pazienza, durante l’esame, svolto dal PM, ha affermato solennemente che l’uso delle auto era strettamente regolamentato, e che anche il presidente e la direttrice potevano farne uso solo per motivi di servizio. Terminato l’esame il primo colpo di scena.
L’avvocato Vaira ha depositato una serie di fotografie (che erano state pubblicate in esclusiva lo scorso anno da l’Attacco) che ritraevano l’auto di servizio parcheggiata, in giorni anche prefestivi e in orari mattutini, nei pressi dell’abitazione foggiana di Pazienza, in via Gramsci. In una successiva udienza è stato anche ascoltato un testimone, autore di quelle fotografie, che ha dichiarato di aver visto Pazienza, nelle prime ore del mattino, anche alla guida dell’auto dell’ente Parco.
Una situazione davvero paradossale: Villani è imputata per l’uso “non istituzionale” dell’autovettura, mentre il presidente, che l’ha denunciata, ce l’aveva addirittura a disposizione sotto casa. Ma i colpi di scena sono stati molteplici nel corso del processo.
I falsi viaggi
In una successiva udienza è stata ascoltata la stessa Villani, che si è sottoposta a un lungo esame, documentando come almeno 5 viaggi a lei contestati (sui 18 complessivi) siano dei veri e propri falsi. In quei giorni e in quelle ore, Villani era altrove e quindi non poteva aver utilizzato l’auto di servizio. E’ così emerso dal processo in modo forte il sospetto che tali falsi siano stati creati ad arte, soprattutto quando – dai fogli di corsa presenti nel fascicolo dell’accusa – si riscontra che lo stesso autista guidava due auto contemporaneamente. Un falso davvero marchiano. Villani, comunque, nel corso dell’esame illustrò e documentò, una per una, tutte le missioni effettivamente disposte, sempre con l’autista, anche in sua assenza (quando il Parco ha ospitato alcuni rappresentanti istituzionali).
L’accusa di Strizzi
All’udienza del 2 febbraio scorso altro testimone ed ennesimo colpo di scena. Ad essere ascoltata l’ex direttrice facente funzioni Strizzi, quella che – secondo l’accusa e secondo Pazienza – aveva segnalato l’utilizzo improprio delle auto da parte di Villani.
Ebbene, Strizzi ha smentito clamorosamente tale ricostruzione, affermando che, qualche giorno prima della famosa pec, era stata avvicinata, su ordine di Pazienza, da alcuni soggetti, tra cui lo stesso Vincenzo Totaro: “E’ venuto il signor Totaro a San Giovanni Rotondo chiedendomi di fare una mail perché il presidente voleva licenziare Villani, perché quest’ultima aveva un atteggiamento che a lui non piaceva”. Ma non è tutto. Sempre Strizzi, incalzata dall’avvocato Vaira sul contenuto del verbale della Commissione parlamentare antimafia (redatto dopo l’audizione di Pazienza, pubblicata in esclusiva su queste colonne), nella parte in cui Pazienza ha affermato che la nomina di Totaro quale direttore facente funzioni dopo il licenziamento di Villani era frutto di una “presa d’atto” dell’indicazione del personale, a fronte di un’unica candidatura, ha smentito anche questa narrazione: “No, perché ha risposto alla Commissione antimafia che nessuno voleva assumere il ruolo di direttore, ecco perché è stato nominato Vincenzo Totaro. Non è vero perché a me ha detto: ‘Fatti da parte, non rispondere’”.
La smentita di Sammuri
Anche l’ultima udienza che si è tenuta finora presso il Tribunale di Foggia, quella del 4 maggio scorso, ha regalato una sorpresa. E’ stato ascoltato Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi. A Villani era contestato di aver fatto accompagnare Sammuri dall’auto di servizio nel tragitto dalla stazione di Foggia alla sede del Parco a Monte Sant’Angelo, e ritorno, “per motivi non istituzionali”. Sammuri ha clamorosamente smentito anche questa accusa, affermando che, in realtà, la sua visita era certamente istituzionale giacchè era stato convocato dal PNG quale esperto della gestione dei cinghiali, che era stato a cena, in quella occasione, col presidente Pazienza e di aver alloggiato a spese del Parco. finora dal processo sta emergendo una storia del tutto diversa da quella raccontata da Pazienza.
L’Attacco ha contattato, per avere ulteriori dettagli, l’avvocato Michele Vaira, difensore di Villani, il quale si è rifiutato di rilasciare commenti, limitandosi a dire: “Parlerò dopo la pronuncia del Tribunale”. Il processo riprenderà dopo l’estate e c’è da scommettere che ci saranno ulteriori sorprese.
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