Sono le intercettazioni col coniuge ricercato e altre persone a mettere nei guai Anna Chiara Notarangelo, 22 anni di Vieste, arrestata dai carabinieri su ordinanza del Tribunale della libertà di Bari e posta ai domiciliari per aver favorito la latitanza di Gianluigi Troiano, braccio destro del boss Marco Raduano, con l’aggravante della mafiosità.
Entrambi sono in fuga: Troiano dall’11 dicembre 2021 quando evase dai domiciliari a Campomarino dove scontava 9 anni e 2 mesi per traffico di droga; Raduano dal 24 febbraio scorso quando scappò dal carcere di Nuoro dove scontava 19 anni per lo stesso reato. Entrambi sono imputati nel maxi-processo “Omnia nostra”.
“Dalle intercettazioni si è compreso che Notarangelo – scrivono i giudici del Tribunale – conosce molto bene le dinamiche della compagine criminale di cui il marito fa parte; dalle intercettazioni traspare anche l’astio nutrito per le forze dell’ordine”.
“Le intercettazioni tra Troiano, la moglie e Antonello Scirpoli (viestano arrestato il 15 dicembre sempre per favoreggiamento aggravato dalla mafiosità, attualmente sotto processo a Foggia) consentirono ai carabinieri di localizzare il latitante a Foggia a bordo di un’auto, ma Troiano riuscì a scappare”.
La Dda ha notificato a Notarangelo l’avviso di conclusione delle indagini che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. L’avvocato Salvatore Vescera dovrebbe optare per il processo abbreviato e chiederà l’assoluzione per mancanza di prove e perché un familiare non può essere condannato per favoreggiamento. Però Notarangelo - replica la Dda e Tribunale e Cassazione hanno condiviso la tesi disponendone l’arresto – “non si è trovata in una situazione contingente e imprevedibile, ma ha pianificato l’aiuto alla latitanza del marito: ha deliberatamente deciso di concorrere con i co-indagati con cui era in contatto nel favoreggiamento di Troiano”.
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