“Mi dovete portare almeno 15 voti ciascuna o saltate”. Elenchi coi nomi riconosciuti dalla nuora di Maffei

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“Mi dovete portare per ognuna di voi almeno 15 voti, altrimenti saltate tutte quante. Chi mi aiuta io aiuto, chi non mi aiuta se ne va a casa”. Così si sarebbe espresso l’ex presidente della cooperativa foggiana di bidellaggio Astra, Ludovico Maffei, riferendosi alla candidatura del figlio Danilo, ex consigliere comunale, stando alle testimonianze rese da diversi dipendenti dell’impresa in Questura. E’ inquietante il quadro che viene delineato dalle indagini della Procura di Foggia, che ha chiesto il rinvio a giudizio di 22 persone, a cominciare dai Maffei, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto voto di scambio alle elezioni regionali di settembre 2020 e alle pressioni e minacce che il patron di Astra avrebbe usato nei confronti del personale, in occasione delle elezioni comunali di maggio 2019. Ci sono ben 36 capi d’imputazione. Sono in tutto quattro le persone offese, tutti all’epoca dei fatti dipendenti della coop Astra: Roberta Iannice, Lucia Leone, Iside Doddi e Gianluca Leone.

Tutto quello che l’Attacco sta raccontando da anni è pura cronaca giudiziaria, elementi presenti negli atti del procedimento. Anche quanto affermato su queste colonne dalle parti offese (i dipendenti denuncianti) e dall’ex presidente della coop Michele Lapollo è il resoconto di quanto messo a verbale quando furono ascoltati in Questura. Ma per Maffei jr fare cronaca giudiziaria è un reato, tanto da minacciare l’Attacco di un’ulteriore querela per diffamazione.

“Con riferimento alla “notizia” della avvenuta mera fissazione dell’udienza preliminare relativa alla vicenda giudiziaria nella quale sono inspiegabilmente coinvolto, prendo atto dell’ennesimo, pretestuoso e gratuito tentativo da parte del giornale locale l’Attacco di screditare la mia persona oltre che la mia famiglia”, ha scritto l’ex eletto ieri l’altro. “La suddetta testata, infatti, non perde occasione per esprimere commenti personali(ssimi) ai miei danni che nulla hanno a che vedere con il legittimo diritto di cronaca, conditi peraltro da avventurose interviste di soggetti la cui attendibilità sarà tutta da dimostrare”.  Maffei ha tentato poi una captatio benevolentiae nei confronti della Procura: “Ciononostante, e non pago a quanto pare anche delle recenti infelici esternazioni di cui si è reso protagonista, prontamente stigmatizzate dal Procuratore della Repubblica, Dott. Vaccaro (“Negare la mafia è uno schiaffo a tutti i foggiani”), lo stesso e la giornalista Piemontese perdurano nel volere a tutti i costi infangare la mia immagine.  Per tali ragioni, ho dato mandato al mio legale per immediatamente segnalare all’Autorità Giudiziaria il nuovo ed inaccettabile comportamento del direttore e della giornalista Piemontese. Quanto al resto, la fiducia che il sottoscritto ripone nella magistratura è nota ed è incrollabile: per questo, avendo agito sempre nel pieno rispetto delle regole, sono sicuro che in tempi rapidi si farà chiarezza sulla mia assoluta estraneità ad ogni ipotesi di rilevanza penale”, ha concluso Maffei, che fu eletto con 913 voti e che alle regionali, dopo soli otto mesi, fu a Foggia il più votato con 4.246 voti, oltre 5.200 voti in tutta la Capitanata.

E’ il caso di replicare rinfrescando la memoria al 34enne politico su quanto emerso nelle indagini. Sono numerose le persone ascoltate nel 2021 dagli inquirenti sul sistema Maffei, con dichiarazioni univoche e provate anche dalle foto degli elenchi di nominativi con cui dovevano dimostrare al patron di Astra l’aiuto portato al candidato Danilo Maffei.

Ad inguaiare Ludovico Maffei è stata anche la nuora Lucia Ruggiero, moglie del fratello di Danilo e responsabile del personale della coop Astra da cui è arrivata agli inquirenti la conferma del sistema imperniato sugli elenchi inviati tramite WhatsApp. “Alcune mie colleghe mi assicuravano che l'avrebbero votato, in alcuni casi mandandomi l’elenco di chi l'avrebbe votato ed in altri casi mandandomi le foto della carta d'identità e della tessera elettorale. Ma non fui mai io a chiedere loro di farlo. Alcuni li giravo a mio suocero, non sono certa di averli inoltrati anche a mio cognato Danilo. Altri, invece, li cancellavo, perché non avevo interesse a tenerli sul cellulare”, ha detto in Questura. Insomma, le immagini mostrate alla Digos da alcune dipendenti di Astra sono state riconosciute proprio dalla nuora di Maffei, ovvero la persona sul cui cellulare quegli elenchi dovevano essere inviati secondo la richiesta fatta dal presidente della coop al personale. “Sì, si tratta proprio dell'immagine che mi è stata inviata da una delle mie colleghe, nel corso della campagna elettorale delle comunali 2019. Credo di aver ricevuto 5-6 volte fotografie di elenchi dello stesso tipo, mentre in altre occasioni ho ricevuto le foto della tessera elettorale e del documento d'identità”.

Ruggiero a gennaio 2021 chiarì alla Digos che le liste “interessavano a mio suocero, certo non a me” e che venivano mandate a lei presumibilmente “per far arrivare a Ludovico Maffei l'informazione che quelle persone avrebbero votato Danilo”. Dall’inchiesta emerge che i fratelli Lucia e Carmine Ruggiero ignorassero di essere vicepresidente e consigliere del cda di Astra. Quando la donna si ritrovò lo scorso anno invischiata nelle indagini e fu sentita in Questura come persona informata sui fatti in famiglia scoppiarono forti litigi. L’altro figlio di Ludovico, fratello di Danilo e marito di Lucia Ruggiero, in una conversazione intercettata di dicembre 2021 tuonò adirato per il coinvolgimento della moglie nello scandalo, suo malgrado. “Per i fatti vostri mi fregate a me. Indagini, controlli e cose…mo mi trovo in mezzo io”, disse al padre. “Se noi andiamo là è per lei, per quello che ha dichiarato”, ribattè Ludovico Maffei riferendosi alla nuora. “Stanno le dichiarazioni di venti, trenta persone. Stanno fotografie, tabulati, intercettazioni. Stanno le prove. Di tutte le fotografie …hai visto…che hanno mandato le bidelle”, ricordò a quel punto il fratello di Danilo. “Quello stupido di tuo figlio, un deficiente. Che ci ha schiaffato a fare in mezzo a noi? Per i fatti suoi ci siamo ritrovati in mezzo noi, o meglio mia moglie si è trovata in mezzo”.  

A Iannice, presidente di seggio elettorale alle comunali 2019, sarebbe stato chiesto invano da Ludovico Maffei di trasformare con un zero in 40 i 4 voti ottenuti da Danilo in quel seggio. Il racconto di Iannice evidenziò “la richiesta di Ludovico Maffei di preparare la lista di parenti e conoscenti, comprensiva di nome, cognome e numero di tessera elettorale, comprovata con foto, al fine di verificare che coloro che mi avevano garantito il sostegno a Danilo in effetti avevano rispettato l'impegno”. Tale elenco andava inviato sul numero telefonico di Lucia Ruggiero. E’ stata Iannice a rivelare le ormai note frasi dialettali che le sarebbero state dette dal datore di lavoro: “Mi dovete portare per ognuna di voi almeno 15 voti, altrimenti saltate tutte quante” e “Chi mi aiuta io aiuto, chi non mi aiuta se ne va a casa”. Una testimonianza confermata dalla collega Lucia Leone: “Ricordo che lui stesso diceva testuali parole: “Se mi date una mano vi aiuto, se non mi date una mano non vi aiuto”. Quando Ludovico Maffei pronunciava queste parole, sia a me che ad altre lavoratrici, aveva un tono autoritario ed arrogante come a voler assumere un atteggiamento di superiorità rispetto a noi dipendenti, che quindi dovevamo sottostare a tali sue richieste per poter lavorare”. Leone sottolineò alla Digos: “Noi avevamo il terrore quando si avvicinava a noi perché ci affrontava proprio a muso duro, come se fosse uno scontro fisico tra due uomini. Faceva comprendere a noi tutte che se l'avessimo aiutato attraverso il voto in favore di suo figlio avremmo avuto la possibilità di continuare a lavorare, altrimenti non ci avrebbe più chiamate a lavoro. Mentre ero in servizio presso una delle scuole, forse ad aprile 2019, mi chiese di assicurare almeno 10 voti a Danilo. L'invito fu rivolto a me e altre dipendenti presenti, chiedendo una lista su cui dovevamo indicare le persone che avrebbero votato suo figlio Danilo e per ognuna di quelle persone la scuola ed il numero di seggio in cui avrebbero votato. Io, avendo la necessità di lavorare, mi impegnai a racimolare più voti possibili, riuscendo ad arrivare a 15, compresi me e mio fratello.Gli consegnai la lista al bar Zenit, insieme a mio fratello Gianluca, e poi la mandai sul numero di Ruggiero”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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