“Orgogliosa di aver sostenuto la battaglia di Roberta, la politica deve servire a dar voce a chi non ne ha”

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“Sono contenta di averlo fatto e lo rifarei”. Si esprime in questi termini Rosa Barone, assessora regionale al Welfare ed esponente del Movimento 5 Stelle in relazione agli sviluppi che in questi giorni stanno riguardando Danilo e Ludovico Maffei, la coop Astra e le bidelle. Come è noto la magistratura ha acceso un riflettore su un caso di presunto voto di scambio, i cui dettagli sono emersi anche grazie alla denuncia di Roberta Iannice, ex dipendente della coop che non si è piegata alle richieste fattegli. La stessa Rosa Barone ha avuto un ruolo fondamentale in questa vicenda: fu la prima a porre la questione relativa al presunto voto di scambio con una dichiarazione pubblica che suscitò non poche reazioni, non tutte positive, dopo aver avuto un confronto con Roberta e le altre che le raccontarono tutto quello che era successo.

“Fu Michele Lapollo (per oltre 10 anni coordinatore delle ausiliarie scolastiche foggiane e attivo nel mondo del cooperativismo e del terzo settore, ndr) a proporre l’incontro con le signore ed io accettai subito – ha ricordato la pentastellata a l’Attacco -. Oggi posso dire di essere assolutamente convinta di aver fatto bene ad aver ascoltato quelle ragazze più volte. Parliamo di persone che hanno avuto il coraggio della verità, delle proprie azioni. In questi casi è facile girarsi dall'altra parte ma è proprio così che poi le cose non cambiano mai, se non si riesce a cambiare atteggiamento e vivere qualcosa come i diritti, come necessari e come un obbligo per tutti”.

Durante gli incontri con Rosa Barone le lavoratrici si sono sfogate, aperte. “Mi hanno raccontato quello che gli era capitato, tra l’altro non proprio con un animo sereno ma, devo dirlo, veramente in modo molto sincero. Ho particolarmente apprezzato il fatto che si siano totalmente fidate e affidate ad una persona che in pratica era una sconosciuta per loro. Per questo io sento anche di doverle ringraziare per la fiducia che mi hanno accordato”.

Parimenti la politica si è fidata di loro. “Quando si hanno di fronte più persone, più donne, che si esprimono nel modo in cui hanno fatto loro, in maniera molto seria e sentita, non si può rimanere sordi, si capiva che non erano sciocchezze campate in aria e credo che il mio fosse un atto dovuto, dovevo ripagarle della fiducia datami; se ho fatto quello che ho fatto è perché mi sono sentita onorata di avere avuto la possibilità di prendere in carico il loro caso, se la gente si rivolge alla politica chiedendo ascolto, non può essere tradita. Le ho ascoltate, ho percepito il fatto che fossero molto provate da quello che stavano vivendo e ho creduto importante in qualche modo dare loro un sostegno, senza per questo dovermi sentire un’eroina, secondo me è scontato essere dalla parte di chi si espone, quando si sono esposte loro, mi sono esposta anche io”.

E così ad ottobre 2020 Barone scrive un post sui social con cui denuncia di essere venuta a conoscenza di casi in cui sono stati offerti soldi in cambio di voti in occasione delle elezioni regionali (ma non solo), attirandosi in alcuni casi anche critiche.

“Sono tutt’ora orgogliosa non solo di aver ascoltato quelle lavoratrici, ma anche per il fatto che in qualche modo mi abbiano dato questa opportunità”.

Anche perché si tratta di persone che non hanno voce, non hanno santi in paradiso o amici negli inner circles.

“Io mi sento fortunata e tutelata anche in virtù del profilo pubblico che ho accresciuto nel tempo, per questo sento come fondamentale un valore: la mia voce deve servire a essere voce degli altri, di chi veramente non ha voce, laddove credo che sia una giusta causa”, ha evidenziato Rosa Barone.

Intanto gli sviluppi di questa vicenda stanno dando ragione a queste donne e anche alla assessora foggiana che ha abbracciato la loro battaglia.

“Sono contenta e spero che si faccia chiarezza e giustizia per loro. Mi stringo intorno a tutte ma in particolar modo, mi sia consentito, a Roberta, che ritengo che non debba essere lasciata sola, perché probabilmente è stata la più coraggiosa di tutte, assolutamente anche più di me”.

Non solo la più coraggiosa ma anche la più vessata, quella che ha subito di più le conseguenze di essersi esposta.

“Purtroppo in questi casi capita che chi si espone diventa facile bersaglio di attacchi e c’è sempre qualcuno che cerca di fare terra bruciata intorno o vendette, sono situazioni che non dovrebbero accade e nemmeno esistere. Però purtroppo siamo esseri umani, nel bene o nel male. In ogni caso io ribadisco di essere felice di essere stata al loro fianco e lo rifarei ancora, era una battaglia che valeva la pena combattere”, ha concluso Rosa Barone.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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