Quello foggiano è “un fenomeno criminale a lungo sottovalutato e in preoccupante espansione che rappresenta l’espressione più pericolosa e insidiosa delle mafie pugliesi e che costituisce uno dei motivi di maggior allarme sociale in ambito nazionale. Si tratta di temibili organizzazioni criminali che hanno consolidato nel tempo una penetrante capacità di controllo militare del territorio, con un vincolo associativo di matrice ‘ndranghetista saldamente strutturato su base familiare e una metodologia operativa fondata sulla ferocia spregiudicata di derivazione cutoliana”, come descritto dal Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione, Luigi Salvato, nell’Assemblea generale della Corte sulla amministrazione della giustizia nell’anno 2022.
“Negli anni, l’incisiva azione posta in essere dalle istituzioni sembrerebbe aver indotto le compagini criminali, specialmente quelle di tipo mafioso, ad un processo evolutivo verso modelli criminali più flessibili in grado di stabilire interazioni, alleanze e proiezioni con sodalizi nazionali e internazionali. Infatti, senza condividere necessariamente una comune organizzazione, la sinergia tra i clan foggiani apparirebbe funzionale alla pianificazione e alla gestione delle attività illecite, nonché alla condivisione degli interessi economico-criminali che consentono di governare anche la complessità del processo espansionistico ultraregionale”, così si legge nella relazione della Direzione investigativa antimafia in riferimento al secondo semestre del 2022.
“Le evoluzioni in atto starebbero orientando i vari sodalizi verso l’adozione di configurazioni gerarchiche meno rigide continuando, però, a operare nei tradizionali ambiti illeciti: dal traffico di stupefacenti alle estorsioni, al riciclaggio di denaro illecitamente accumulato, dal monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani al controllo dello smaltimento dei rifiuti speciali, questi ultimi provenienti per la maggior parte da altre regioni e smaltiti nel territorio pugliese, soprattutto nella Capitanata. L’analisi degli assetti interni alle consorterie criminali del territorio dauno evidenzia, anche nel semestre in esame, la peculiare eterogeneità della mafia foggiana, suddivisa nelle distinte articolazioni della società foggiana, della mafia garganica, della mafia dell’Alto Tavoliere e della malavita cerignolana”.
“Per quanto concerne la prima permarrebbero inalterati i paradigmi costitutivi del vincolo mafioso con base familiare delle tre articolazioni Sinesi-Francavilla, Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese e Moretti-Pellegrino-Lanza e il perseguimento di un modello camorristico-cutoliano ispirato ai principi strutturali simili a quelli della ‘ndrangheta. Organiche alla società foggiana le batterie che, pur risultando dotate di ampi margini d’autonomia decisionale e operativa, farebbero capo a una strategia e a una matrice unitaria rappresentata da un nucleo direttivo composto dalle figure di vertice delle batterie medesime”.
“Nonostante la detenzione degli esponenti di vertice e delle figure maggiormente carismatiche, la società foggiana sarebbe orientata alla sua progressiva espansione sia nei territori della provincia, sia oltre confine in direzione di regioni quali l’Emilia Romagna, l’Abruzzo e il Molise. Ciò anche grazie al potenziamento delle citate batterie che, sebbene continuino ad attraversare alterni periodi di fibrillazioni e contrapposizioni anche violente, rappresentano il vero e proprio motore operativo dell’organizzazione mafiosa. Le articolazioni dotate di maggiori margini di autonomia decisionale, infatti, continuano a mostrare una comunanza di intenti nel perseguire il controllo del territorio mediante la commissione di reati tesi al reperimento di denaro da destinare agli illeciti scopi associativi, al sostentamento degli affiliati e all’assistenza legale dei detenuti. Al riguardo, in base all’analisi delle sentenze giudiziarie che hanno definitivamente statuito l’esistenza della società foggiana, si è appurato che nella cosiddetta ‘cassa comune’ confluirebbero i proventi delle attività illecite di esclusiva pertinenza dell’associazione”.
“La società foggiana, pur non avendo raggiunto ancora un equilibrio stabile tale da evitare contrasti interni e spinte scissionistiche, è riuscita tuttavia a creare un modello operativo criminale che viene trasmesso anche alle nuove leve il cui reclutamento è funzionale alle finalità ed alla stessa sopravvivenza delle batterie. Proprio a proposito degli ‘arruolamenti’ di nuovi adepti, la Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere, nella Sez. VI della Relazione finale approvata nelle sedute del 7 e del 13 settembre 2022 afferma che ‘le cicliche guerre di mafia che ancora adesso si registrano fra le articolazioni mafiose non rappresentano un fattore di debolezza dell’organizzazione ma, al contrario, rappresentano un campo di competizione nell’uso della violenza dal quale dipendono i rapporti di potere interni in costante evoluzione; oltre a questa dinamica darwiniana che consente di selezionare i più forti e capaci nel controllo violento del territorio, il conflitto costante coincide con un campo aperto di reclutamento delle nuove leve’”.
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