Sull’agguato che ha causato la morte del 29enne cerignolano Matteo Di Benedetto gli inquirenti non escludono alcuna pista al momento e le indagini si muovono principalmente su due fronti.
Da un lato la pista criminale, un possibile regolamento di conti, e dall’altro la pista sentimentale. Di Benedetto, infatti, aveva precedenti (era sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il reato di ricettazione) e secondo chi indaga questo potrebbe avere un collegamento molto forte con quanto avvenuto nella notte di venerdì.
Inoltre, non si esclude che chi ha sparato probabilmente non volesse uccidere l’uomo ma semplicemente recapitare un avvertimento. Oltre che su Cerignola si indaga anche nel territorio di Margherita di Savoia: non si esclude neppure un collegamento con la criminalità salinara. Il giovane 29enne cerignolano gestiva un pub proprio a Margherita di Savoia. In ultimo, anche i futili motivi sono al vaglio degli inquirenti.
Quel che stride con questo avvenimento è il fatto che generalmente - ma non è una regola - la mafia cerignolana non è solita regolare le proprie questioni con l’utilizzo della forza e delle armi da fuoco. Anche nell’ultima relazione semestrale della Dia si precisa in modo chiaro che a Cerignola non vi sono lotte intestine tra clan mafiosi (specializzati in rapine ed assalti a tir) e non vi è alcun interesse a generare attenzione con eventi eclatanti, come una sparatoria in strada.
Seppure le indagini si muovano su più fronti, non è detto che la risoluzione del caso possa avvenire in tempi brevi. L’ora dell’agguato e la difficoltà di acquisire eventuali filmati di videosorveglianza potrebbero rappresentare un ostacolo.
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