Fin dal suo annuncio del 4 luglio 2023, la partecipazione del Comune di Lucera alla corsa per diventare capitale italiana della cultura 2026 si è rivelata puntualmente, a ogni passaggio, come un’operazione recante un evidente sigillo politico. Quasi tutti gli incarichi si rivelati con la stessa matrice del Partito Democratico, cominciando dal coordinatore del progetto, Pasquale Gatta, indicato direttamente dalla Fondazione Links, il soggetto individuato dalla giunta Pitta con unico invito fatto a presentare offerta e successivo affidamento diretto per poco meno di 40mila euro.
Si tratta peraltro dello stesso organismo che aveva già accompagnato le felice esperienza del Comune di Monte Sant’Angelo nella competizione dell’anno precedente, arrivando anche in quella occasione tra le dieci finaliste, e sempre condotta da Gatta che è comunque il portavoce del Sindaco Pierpaolo d’Arienzo, pure segretario provinciale del Pd che ha proprio nel giornalista il responsabile della comunicazione. E nello staff lucerino ha avuto un ruolo importante anche Gianni di Bari, giornalista di area e storico portavoce dell’attuale consigliere regionale e capogruppo Pd Paolo Campo.
Con il titolo di capitale regionale della cultura, che la città ha centrato agevolmente per il 2025, essendo stata l’unica concorrente pugliese che si è cimentata l’anno scorso nella competizione, qualche maligno aveva già individuato quella come la piattaforma su cui proprio Giuseppe Pitta avrebbe costruito il consenso utile per la prossima imminente campagna elettorale. Nelle intenzioni iniziali si sarebbe dovuto trattare della corsa per le regionali di autunno (o al massimo di primavera 2026), obiettivo che gli era già sfuggito nel 2020 a causa della pandemia Covid. Nelle ultime settimane, però, ha virato verso una quanto mai probabile riconferma a Palazzo Mozzagrugno, in attesa di cercare e trovare un posto buono per Montecitorio nel 2027.
A ogni modo, tutta la vicenda è stata marchiata con il simbolo del Pd, anche materialmente sebbene non direttamente, visto che all’assessorato alla cultura hanno risposto con un imbarazzato silenzio quando è stato fatto notare che nel materiale promozionale prodotto fin dai giorni iniziali della candidatura c’era forse un logo di troppo: accanto a quelli dell’ente e della Fondazione Links, c’era pure un terzo dell’agenzia di comunicazione Scopro, la cui responsabile è Rossella Ciuffreda, moglie di Gatta, restituendo uno scenario duale ma che porta sempre allo stesso terminale operativo e soprattutto economico. La società cooperativa ha ricevuto dal soggetto torinese l’incarico privatistico di gestire la fase della progettazione, partecipazione e comunicazione, tanto da fatturare in proprio le spese sostenute, ma resta un mistero se questo desse il diritto a comparire ufficialmente su manifesti, cartoline e tutto il resto.
E si deve pure allo staff di Gatta e consorte il claim della candidatura “Lucera secondo me” che già in principio, quindi, escludeva la presenza almeno visibile dei Monti dauni, il territorio che fa parte integrante del progetto, perlomeno sulla carta e nella presentazione ufficiale avvenuta poi al Ministero della cultura a inizio marzo. In realtà, in tutta questa vicenda, nonostante le dichiarazioni di facciata e addirittura un evento pubblico in cui è stato presentato un “Manifesto dei Borghi” da sottoporre all’assemblea nazionale Anci, i 29 Comuni dell’Area Interna sono rimasti sempre sullo sfondo, coinvolti concretamente solo a dieci giorni dallo stop all’invio di contributi progettuali, presumibilmente arrivati solo grazie ai sindaci che avevano già nel cassetto qualcosa di pronto da proporre, per cui la reale correlazione tra le due anime (quella cittadina e quella dei borghi) resta tutta da verificare a breve, quando l’organizzazione, con ancora Gatta già designato al vertice operativo e programmatico, dovrà esplicitare quali e quante iniziative verranno attuate nei dodici mesi di celebrazioni culturali, finora costate intorno ai 130 mila di fondi pubblici spesi per la costruzione teorica delle attività.
Fulminante era stata, del resto, la dichiarazione dei sindaco di Pietramontecorvino, Domenico Zuppa, che al primo appuntamento pubblico aveva già notato certe dinamiche. “Come è possibile apprendere solo pochi giorni prima della possibilità di presentare progetti?”, disse il 24 agosto dell’anno scorso. “Eppure la candidatura è stata presentata a inizio luglio, per cui ci vogliono coinvolgere veramente e seriamente, permettendoci di avere tempo e modo di dare il nostro contributo, o è tutta una parvenza solo per fare vedere che hanno allargato il territorio oltre Lucera? Personalmente non mi sta bene e peraltro aggiungo di aver visto con i miei occhi che il primo incontro è sembrata una convention del Pd. Non mi aspettavo una tale connotazione politica a questa cosa”. Ci sarebbe da fare letteralmente la tara anche sull’esaltata adesione e presenza reale di "tutti i 29 sindaci" a Lucera, poi, visto che almeno un terzo di questi non si siano mai fatti vedere, delegando vice e assessori per l’occasione. E non possono essere casuali le ripetute assenze di primi cittadini di centri come Accadia, Anzano, Ascoli, Biccari, Candela, Motta, Panni, Sant’Agata e Troia.
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