Dopo una settimana dalla pubblicazione dei primi articoli sul caso di Toufiq Namouuh, emergono nuovi elementi che aggiungono ulteriore tensione a una vicenda già segnata da versioni divergenti e passaggi opachi. Al centro, ancora una volta, il rapporto tra il lavoratore marocchino, l’avvocata Benedetta Belmonte e l’avvocato Giovanni Marseglia, oggi arricchito da una serie di audio che l’Attacco ha potuto ascoltare integralmente. Si tratta di messaggi vocali che l’avvocata Belmonte ha inviato direttamente al collega Marseglia e che offrono uno spaccato diretto, non mediato, del clima che si è creato attorno alla gestione del caso. Un tono duro, a tratti apertamente conflittuale, che si inserisce in un quadro già complesso, dove si intrecciano questioni legali, rapporti professionali e condizioni materiali vissute dal lavoratore. In uno degli audio, l’avvocata afferma: “Collega, le chiacchiere le stai dicendo tu ai ragazzi. Da sei mesi stanno nel mio studio. Ci siamo attivati finché non trovassero un’alternativa. Loro non hanno pagato niente, a differenza che a te. Nel momento in cui me lo spieghi tramite pec, io ti farò una denuncia. Non ti permetto di usare questo tono. Io me lo posso permettere perché lo studio è mio e tu non ci hai rimesso niente se non guadagni, nel caso in cui riceverai compensi per il mandato. Mandato che ho ricevuto anche io”. E ancora: “Mi devono pagare innanzitutto le spese che sono state sostenute, rimettere lo studio com’era, quello che è rimasto dello studio. Lo puoi dire ai tuoi clienti, che non sono tuoi clienti. Lunedì mi appresterò a fare deferimento all’ordine, perché non è possibile un simile atteggiamento. Ho agito con piena correttezza e vedrò altrettanto da parte tua, va bene? Le chiacchiere forse le dici tu, caro collega. Io non dico mai chiacchiere. Io ho fatto i fatti”. Il passaggio finale è altrettanto netto. “Per quanto riguarda stare all’interno dello studio e fare le proprie pratiche è una cosa, io ho fatto altro. Però, comunque non ho il piacere di condividere con te, scusami, nessun incontro. Vai avanti e poi si vede. Quanto sarai pagato tu, io sarò pagata il doppio. Loro mi devono il doppio di quello che ho fatto”. Parole che aprono un ulteriore livello di lettura rispetto a quanto emerso nei giorni scorsi, perché fotografano uno scontro diretto tra professionisti che fino a questo momento era rimasto sullo sfondo.
Il riferimento ai compensi, alla titolarità del mandato e alla posizione dei lavoratori – definiti esplicitamente “non tuoi clienti” – introduce infatti un elemento nuovo nella ricostruzione complessiva. La vicenda, come raccontato nei precedenti articoli, parte dal Marocco. Toufiq Namouuh, 26 anni, riferisce di aver accettato nel 2023 la proposta di un connazionale, Abderrazak, residente a Sannicandro Garganico, che gli avrebbe garantito ingresso regolare in Italia e un lavoro attraverso il sistema dei flussi. Per questo, secondo la sua versione, avrebbe versato 8.000 euro, una cifra raccolta con difficoltà tra prestiti familiari. L’ingresso in Italia avviene effettivamente nel 2024, con visto regolare. Ma è da quel momento che, secondo il racconto del lavoratore, il percorso si inceppa. Toufiq sostiene di essere stato ospitato per mesi nello studio dell’avvocata Benedetta Belmonte a Torremaggiore, pagando un affitto mensile e vivendo in condizioni precarie, mentre la pratica amministrativa procedeva senza arrivare a conclusione. Una versione che l’avvocata ha respinto con decisione. Nella sua ricostruzione, l’ospitalità sarebbe stata inizialmente offerta per pochi giorni, come forma di aiuto in una fase di difficoltà, e si sarebbe poi protratta oltre ogni accordo.
Sul piano amministrativo, la responsabile di patronato Paola Gervasoni ha descritto una situazione diversa: una pratica formalmente corretta, già avviata e arrivata a uno stadio avanzato, ma bloccata da mesi per un problema interno agli uffici della Prefettura, legato all’ultimo parere dell’Ispettorato del lavoro. Un rallentamento che, secondo questa versione, avrebbe generato esasperazione nel lavoratore senza però compromettere la regolarità del percorso. Anche il datore di lavoro, la società Soluzione Tecnica srls di Poggio Imperiale, attraverso il titolare Luigi Buccino, ha escluso responsabilità dirette. L’azienda ha sostenuto di aver seguito le procedure previste dal decreto flussi e di aver assunto regolarmente altri lavoratori, attribuendo il blocco a criticità amministrative e prendendo le distanze da qualsiasi forma di intermediazione economica.
Resta però il nodo dell’intermediario indicato da Toufiq, Abderrazak, che al momento non ha fornito alcuna versione diretta ed è risultato irreperibile. Ed è proprio in questo spazio – tra canale formale e rete informale – che la vicenda continua a muoversi, con elementi che restano difficili da ricondurre a un quadro univoco. In questo contesto, gli audio acquisiscono un peso specifico rilevante. Non tanto perché chiariscano definitivamente i fatti, quanto perché mostrano il livello di conflittualità raggiunto e aprono interrogativi su aspetti finora rimasti sullo sfondo, in particolare quelli legati alla gestione del mandato e ai rapporti economici tra le parti.
L’Attacco, che ha raccolto e verificato tutte le versioni disponibili, conferma la propria disponibilità ad ascoltare ulteriori elementi, documenti o chiarimenti da parte di chiunque ritenga di poter contribuire a una ricostruzione più completa dei fatti. La vicenda resta infatti aperta sotto diversi profili: giudiziario, amministrativo e professionale. Al di là delle singole responsabilità, ciò che emerge è un sistema in cui livelli diversi – procedure ufficiali, relazioni professionali e intermediazioni informali – finiscono per sovrapporsi. Ed è in questo spazio che si generano frizioni sempre più evidenti. Capire se si tratti di un caso isolato o della manifestazione di criticità più ampie resta, ad oggi, una domanda ancora aperta.
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