Quelle cancellate s’hanno da mettere, avrebbe forse detto Manzoni. Devono essere montate e smontate, e non c’era altro modo se non praticando buchi sulla sede stradale e su quella della passeggiata. Per quanto le voci più diffuse tra la cittadinanza sipontina sono di profondo biasimo nei confronti delle inferriate che verranno poste sul lungomare in occasione delle gare casalinghe del Manfredonia Calcio, quello che sta succedendo è fisiologico, normale. Nel senso che, a giudizio degli architetti interpellati da l’Attacco, è il pegno da pagare per avere un impianto sportivo nel centro della città. “Non ho vera contezza della cosa. Ho comunque percorso in auto, poco fa, il tratto di lungomare accanto al Miramare – riferisce l’architetto Franco Sammarco -. Ero con mio figlio appena arrivato dall’Australia, che è rimasto impressionato negativamente dal cambiamento della vista che solitamente avevamo”.
Non è chiaro perché le strutture siano lì da giorni. Anche la prospettiva di una prossima visita della Commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli non giustifica la mancata rimozione. A questo riguardo, l’Attacco ha cercato la commissaria prefettizia Rachele Grandolfo – nella mattinata di martedì 9 gennaio scorso - per capire a chi compete l’obbligo.
Non è stato possibile avere risposta, perché è stato riferito che né lei e né le sub-commissarie Nicolina Miscia e Angela Barbato erano presenti nella sede municipale di Palazzo San Domenico. “Un vizio frequente dei tecnici comunali – appunta Sammarco, che è stato capo servizio al Comune di Manfredonia – è quello che prima realizzano e poi chiedono il parere. Io, invece, preferivo prima discutere e concertare le soluzioni ottimali, poi realizzare”.
La vista deturpata? Lo è sicuramente ma, in fin dei conti, solo per un breve tempo. C’erano altri modi per garantire l’installazione delle barriere? No. È questa la sostanza delle riflessioni dell’architetto Antonello D’Ardes. Stimato professionista specializzato in Beni culturali, consulente del MiBact Puglia in numerosi cantieri di restauro, non è entusiasta della vista che il lungomare offre con le cancellate ma, obtorto collo, le accetta.
“Non conosco i termini della questione – premette -, ma mi appare chiaro che sia un intervento estremamente invasivo, dal punto di vista paesaggistico. Le norme prevedono il loro rispetto rigoroso - continua D’Ardes - però questo è un problema dovuto alla dislocazione del campo sportivo”.
“Ce n’era uno da attivare (quello eretto in zona Scaloria, ndr) ma è poi rimasto in mezzo al guado – ricorda -, nel senso che non è stato completato. È rimasto un rudere e grida ancora vendetta. È stato comunque deciso di puntare sul Miramare, perciò è inevitabile che si sia generata questa situazione. Altrettanto inevitabili sono le polemiche che possono generarsi e dalle quali voglio tenermi lontano, in qualunque senso siano”.
Sono scelte che riguardano la pianificazione della città e “ci fu un momento in cui si generò un dibattito su come rifunzionalizzare l’area del Miramare”. Giunsero molte proposte e “almeno due tesi di laurea prodotte sull’ipotesi di realizzare un parcheggio ad un livello e una piazza pubblica con verde a quello superiore, creando un collegamento tra il lungomare e la sovrastante via San Giovanni Bosco attraverso scale”.
Andò a finire che non se ne fece più nulla e tutto passò in secondo piano con il club sipontino che raggiungeva i suoi massimi successi sportivi militando tra Serie C1 e C2. Non c’erano soluzioni alternative, a suo avviso, rispetto ai fori praticati anche dove passeggiano le persone.
“Immagino che nelle prove di tenuta abbiano constatato che fossero necessari in quel modo. In fin dei conti, le cancellate devono tenere una folla e, per non farle ribaltare, bisogna scavare un po' più in profondità per l’ancoraggio. In questo momento e in quel luogo, è un male necessario”. “Dobbiamo bere questo amaro calice e auspicare che possa forse essere da pungolo per la prossima Amministrazione comunale”, termina l’architetto D’Ardes.
“Vado tutti i giorni su quel lungomare e, oltre ad essere scontento della vista che ora offre – riferisce Michele Salatto, architetto ed ex assessore all’Urbanistica a Foggia, residente nel Golfo -, ho notato che hanno montato senza rispetto per gli standard di sicurezza, vedi i fori scoperti e lasciati a vista che possono essere un problema per auto e pedoni”.
Sono strutture smontabili “ma l’idea di chiudere uno degli assi principali con quelle cancellate, che non sono nemmeno belle a vedersi, cozza col fatto che siamo nel cuore pulsante della città - conclude Sallato -. C’è un altro campo sportivo fuori dall’abitato che, rimesso a nuovo, risparmierebbe le attuali brutture”.
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