Il medico foggiano Carlo Carchia e altri 5 soggetti (Andrea Riccio, Ciriaco Cusano e Francesco Panza di Ariano Irpino, nonché Chiara D’Armenio e Celestino Tomaselli di Sora) lo scorso 11 gennaio sono stati rinviati a giudizio dal gup del Tribunale di Foggia, Michela Valente, per truffa aggravata dall’associazione a delinquere nel settore dell’eolico.
La prima udienza del processo ordinario si terrà presso il Palazzo di Giustizia del capoluogo dauno il 29 febbraio prossimo.
Tutto parte nel 2014, quando un gruppo di presunti imprenditori - tra cui Carchia (figura di riferimento della società Energitaly con sedi a Foggia e Ariano Irpino) – promette a partire dal 2015 e per diversi anni a seguire ritorni verosimili di circa il 10-15% annui dalla vendita di energia elettrica generata dalla produzione di pale eoliche che sarebbero state installate a seguito di una raccolta fondi per finanziare l'investimento.
Il presunto sistema truffaldino - su cui hanno indagato gli uomini delle Fiamme Gialle campane dopo la denuncia delle vittime presso la Procura di Benevento - sarebbe stato replicato in tutta Italia anche attraverso agenti commerciali compiacenti (che però, a detta rammaricata di qualcuno tra i truffati, “non sono stati perseguiti”) i quali organizzavano riunioni in hotel di lusso per coinvolgere nell’operazione quante più persone possibili.
Sarebbero state quindi create una ventina di società di scopo, con sede ad Ariano Irpino, annoveranti ognuna capitali sociali tra i 300mila e i 500mila euro, somme che avrebbero dovuto essere impiegate per acquistare una o due pale eoliche (in base al kilowattaggio), a partire da quote minime d’investimento di circa 10mila euro. E c’è chi, come una vittima di Torino, è arrivato a puntare sul progetto ben 300mila euro, praticamente i risparmi di una vita.
Ma, nei fatti, la pale eoliche promesse agli investitori non sarebbero state mai installate o, nella migliore delle ipotesi, non sarebbero funzionanti; “ferri vecchi” (come li chiama una vittima della presunta truffa) spesso acquistati nell’est Europa, del valore di soli 15-20mila euro ciascuno, che poi non venivano sistemati adeguatamente e, di conseguenza, non si riusciva neppure ad ottenere l'incentivo statale (Gse) prospettato agli investitori dai presunti truffatori.
Il raggiro, secondo quanto accertato dagli inquirenti, ammonterebbe a proventi illeciti che sfiorano i 7 milioni di euro, ed avrebbe coinvolto circa 250 persone in tutta Italia, qualcuno anche all'estero. Tra essi pure l’ex Sindaco di Villanova d’Asti, Christian Giordano, che ha investito nell’operazione circa 45mila euro.
Stando a quanto emerso dalle indagini, Carchia e Riccio - come riporta, qualche giorno fa, anche Il Mattino di Avellino - sarebbero tra i promotori dell’associazione a delinquere contestata, mentre gli altri imputati, da semplici partecipanti al sodalizio criminale, avrebbero attivamente cercato di conseguire lo scopo illecito inducendo in errore le persone offese circa la serietà dell’impegno contrattuale e il regolare adempimento delle obbligazioni assunte.
La vicenda, ricostruita, come detto, dalla Guardia di Finanza, è stata approfondita anche attraverso indagini bancarie, con le quali è stato possibile rintracciare la dinamica operativa della presunta truffa: i fondi, versati dai soci investitori in una miriade di società costruite attorno ad ogni pala che si sarebbe dovuta costruire, nel giro di pochi giorni venivano distratti e in tal modo sarebbero confluiti nelle tasche dei reali gestori della società cardine.
Contestualmente alla movimentazione finanziaria, la società proponente la realizzazione dell’investimento sulle pale eoliche avrebbe emesso fatture d’acconto false alle varie società committenti, così da fornire giustificazione contabile ai soci; in altri casi i versamenti sarebbero stati contabilizzati come conferimento soci e, pertanto, senza l’emissione di fattura.
“Nel 2014 – racconta ora a l’Attacco l’ex Sindaco di Villanova d’Asti, promotore, insieme ad altre vittime, della denuncia poi effettuata presso la Procura di Benevento - lessi un annuncio sulla stampa in cui si pubblicizzavano investimenti nell’eolico, con la possibilità di un ritorno economico. Chiamai e mi venne dato appuntamento in un hotel vicino Torino, dove incontrai un signore che mi disse di essere il direttore commerciale dell’azienda Energitaly e che spiegò il progetto, il cui business plan sembrava interessante".
"Si raccontò di un investimento di 500mila euro per singola società di scopo da costituire al fine di installare pale eoliche la cui vendita di energia elettrica avrebbe prodotto per gli investitori ricavi del 12-13% circa, che, tassati, si trasformavano in un guadagno netto delll'8-9% per diversi anni a seguire. Inoltre, le 6 persone rinviate a giudizio, alcune delle quali incontrai successivamente – prosegue Giordano -, si spacciavano come grandi imprenditori che provenivano dal settore del fotovoltaico e che avevano trovato questa fonte di business sull’eolico che avrebbe di sicuro dato grandi soddisfazioni".
"Raccontavano che avrebbero acquistato pale da rimodernare, implementandole con freni Brembo e motori Siemens, per poi installarle e produrre in diverse zone del sud Italia, tra cui Calabria, Puglia e Campania. Il problema è che le pale o non sono state mai installate oppure quelle poche davvero installate non producono perché non funzionano bene: infatti ora sono tutte in mano a commissari liquidatori perché non presentano i giusti requisiti, non sono state ben riqualificate; tanto da non aver ottenuto neppure il contributo statale".
"Io, ad esempio, sono uno di quelli che ha investito in una pala mai installata. Con verifiche successive ho potuto constatare che si trovava in un magazzino calabrese e non so nemmeno più che fine abbia fatto. Nel 2016 inoltre – chiosa sul punto l’astigiano - ebbi modo di incontrare il dottor Carchia, che si presentava benissimo, con un certo aplomb, quando giunsi ad Ariano Irpino per rappresentare in assemblea, alla presenza dello stesso Carchia, i miei forti dubbi sulla regolarità dell’operazione, dal momento che i risultati non si vedevano. E non se ne sarebbero più visti”. l’Attacco ha infine provato a rintracciare telefonicamente, al momento senza buon esito, il dottor Carlo Carchia per una replica.
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