Mamme di Lucera sul piede di guerra per i menù della mensa scolastica. Contestano le proposte Asl

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“I bambini non vogliono vedere cose scure nel piatto”. Questa affermazione, già da sola, descrive benissimo una nuova querelle alimentata da un folto gruppo di mamme di Lucera che stanno contestando i menù della mensa scolastica, una volta tanto partita praticamente insieme all’avvio delle lezioni di settembre scorso. Ma questi mesi sono serviti anche per far crescere il dissenso, non sulla qualità delle materie prime e nemmeno sulle modalità di preparazione dei cibi, quanto sugli abbinamenti delle portate su cui l’ultima parola spetta alla Asl che mette a disposizione (con pagamento a carico dell’ente) un nutrizionista che è incaricato di badare a bilanciamenti, apporti calorici e proteici, grammature e prodotti a chilometro zero, tutti requisiti che peraltro sono espressamente indicati nel bando di gara sul quale poi si deve regolare la ditta aggiudicataria. Per sostenere le proprie argomentazioni, le mamme hanno promosso pure una petizione on line che ha raggiunto le 160 adesioni, praticamente circa un terzo dell’utenza totale che in città raggiunge i 500 bambini di infanzia e primaria. Sarebbe il caso di dire che non viene digerita l’accoppiata contestuale di un primo e un secondo composti da verdure, oppure verdure con legumi, o ancora l’inserimento di un trancio di pizza freddo anche ai piccoli dai 3 ai 6 anni, con paventati rischi di soffocamento. 

“Il paradosso è costituto dal fatto che una delle cose più gradite, pasta e pomodoro, che ha un indice di gradimento altissimo, viene servita solo due volte al mese”, si legge nella rimostranza che viene basata partendo da due considerazioni. 

“La mensa scolastica costituisce un momento di importante condivisione per gli alunni, e poi rappresenta anche una significativa occasione per promuovere una corretta educazione alimentare. Questo, però, non può tradursi in scelte che prescindono completamente dai gusti dei bambini, che ormai vivono il tempo mensa come un momento non piacevole. Stando così le cose, è consuetudine che i bambini consumino meno della metà del pasto servito in refettorio con tutto ciò che questo comporta, ossia affrontare il resto della giornata scolastica quasi a digiuno e produrre spreco di alimenti ogni giorno”. 

Il Comune è ufficialmente erogatore del servizio a seguito di apposito bando, ma viene escluso da responsabilità dirette, sebbene resti il primo interlocutore nella vicenda e a cui si sono rivolte per cercare soluzioni: “Siamo convinti che nonostante tutto qualcosa si può fare per migliorare la situazione”, hanno aggiunto i genitori, ricordando che quasi tutti devono accollarsi un costo di 2,70 euro al giorno e non escludendo la rinuncia al servizio, invocando in pratica un maggiore adeguamento ai gusti degli alunni, terreno a dir poco accidentato se si volesse contemperare le esigenze di tutti.

La proposta è stata quella di effettuare delle valutazioni periodiche, con individuazione dei cibi maggiormente rifiutati, con la consulenza di un nutrizionista di parte che possa suggerire all’Asl eventuali sostituzioni. E in un incontro di due giorni fa tra loro e l’Amministrazione comunale, qualcosa è successo ma decisamente interlocutorio, perché sui menù delle quattro settimane cicliche sono state effettivamente concordate delle variazioni, ma non è detto che saranno poi accolte dalla Asl Foggia che comunque sta facendo valere una composizione risalente al 2021. 

L'assessore alla Pubblica istruzione, Maria Barbaro, e il funzionario comunale, Giancarlo Flaminio, sono stati chiari, e cioè che bisognerà passare (e di nuovo pagare una sorta di parcella) nuovamente da Foggia per farsi letteralmente approvare le modifiche, messe per iscritto alla presenza dei rappresentanti dei tre istituti comprensivi cittadini e del dirigente del Bozzini-Fasani, Pasquale Trivisonne, ferma restando la disponibilità del fornitore dei piatti che deve considerare anche la propria convenienza economica. 

“L'Asl ha una posizione piuttosto restrittiva sull'educazione alimentare - ha confermato Flaminio che gestisce la procedura -  per cui i cambiamenti sono possibili solo con gli stessi indici già stabiliti”. I maggiori "nemici" del palato dei piccoli sarebbero la polpetta di lenticchie, le mozzarelle troppo piccole, il salmone che presenta spine e più in generale l'eccessivo ricorso a verdure e legumi.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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