In tutta Italia, il rilascio della Carta d’Identità Elettronica (CIE) è diventato uno dei termometri più affidabili per misurare lo stato di salute degli uffici anagrafici comunali. Introdotta per semplificare la vita dei cittadini e digitalizzare un documento fondamentale, si è trasformata in molti territori in un percorso a ostacoli fatto di attese interminabili, organici ridotti, prenotazioni introvabili e sportelli sotto pressione. Non è un fenomeno isolato né circoscritto a realtà periferiche: da Nord a Sud, il tema dei “tempi biblici” per ottenere la carta d’identità è diventato oggetto di interrogazioni consiliari, proteste dei cittadini, comunicati stampa delle opposizioni e, in alcuni casi, interventi straordinari del Ministero dell’Interno. Non esiste una classifica ufficiale dei Comuni più veloci o più lenti, perché il Ministero dell’Interno non pubblica graduatorie. Esistono però stime nazionali, dati diffusi dai Comuni stessi, e rilevazioni giornalistiche che permettono di ricostruire un quadro attendibile. La produzione della CIE richiede circa 6 giorni lavorativi, cioè il tempo del Poligrafico dello Stato per stampare e spedire il documento. Il vero problema è ottenere l’appuntamento e, in questo caso, i tempi medi nazionali variano a seconda delle dimensioni dei Comuni. Ci vogliono tra 5 e 20 giorni in quelli piccoli, cioè fino a 10.000 abitanti. Un tempo che varia tra 20 e 60 giorni nel caso di municipalità tra 10.000 e 50.000 abitanti, per arrivare ad alcune grandi città dove servono tra 60 e 180 giorni con punte oltre 200 giorni nei periodi critici. Per fare qualche esempio, a Bolzano bastano tra 3 e 7 giorni per avere un appuntamento, a Trento oscillano tra 5 e 10 mentre ad Aosta l’appuntamento viene fissato 7-12 giorni dopo la richiesta del cittadino. A Parma servono tra 10 e 15 giorni e a Udine meno di una ventina. Ad eccezione di Torino – dove i tempi stimati per un appuntamento variano tra 80 e 120 giorni – e Milano dove siamo tra 90 e 150, la classifica dei Comuni più lenti vede nelle prime posizioni enti del Sud. A Roma possono servire anche sei lunghissimi mesi, a Napoli se va bene ci riesci in tre mesi altrimenti puoi aspettarne anche quasi cinque. A Bari sono stati addirittura disposte aperture serali per ovviare alle attese che variano da due a quattro mesi. Il caso di Manfredonia, però, è diventato emblematico anche per via della non certo smisurata platea richiedente. Qui, la difficoltà nel prenotare un appuntamento per la CIE è una certezza: l’unica. Da tempo, infatti, ottenere un appuntamento può richiedere quattro mesi come negli ultimi casi verificati da l’Attacco. Se si ha fortuna. Già, perché ci sono stati e probabilmente ci saranno ancora periodi durante i quali non è possibile prenotarsi. È il dato più evidente di un sistema che fatica a rispondere alla domanda. La procedura, inoltre, non si conclude il giorno dell’appuntamento. Dopo aver fornito i dati ed effettuato il pagamento, il cittadino deve attendere circa una settimana per il ritiro del documento che avviene presso la portineria di Palazzo della Sorgente.
Si tratta di tempistiche che molti considerano incompatibili con le esigenze quotidiane. La CIE è ormai indispensabile per viaggiare, accedere ai servizi digitali, attivare lo SPID, svolgere una serie crescente di operazioni. La domanda è aumentata, ma la capacità degli uffici comunali non è cresciuta allo stesso ritmo.
Le ripercussioni dei tempi di attesa possono assumere risvolti particolarmente pesanti, come nel caso segnalato direttamente a l’Attacco da una persona che non ha potuto prelevare dal suo conto postale – né dallo sportello automatico e né da un operatore in filiale – perché erano passati anche i 90 giorni di tempo che le Poste lasciano per fornire i dati del nuovo documento, una volta scaduto.
La causa principale dei ritardi è addebitabile alla riduzione della pianta organica del Comune. Negli ultimi anni, pensionamenti e prepensionamenti hanno ridotto il numero di dipendenti disponibili nei servizi demografici. Ogni uscita ha aumentato il carico di lavoro su chi è rimasto, rallentando progressivamente le procedure. E nemmeno le recenti assunzioni hanno ancora prodotto un miglioramento strutturale.
Gli open day iniziati il 16 febbraio scorso rappresentano, perciò, una risposta emergenziale a una criticità strutturale. Dalle ore 14,15 alle 19, dal lunedì al venerdì escluso il martedì, e dalle ore 8,45 alle 13 del sabato è attivo il servizio straordinario. E “per chi non ha dimestichezza con il web – come ha informato l’assessora Sara Delle Rose -, è disponibile, tutti i giorni, una postazione con operatore presso il Palazzo della Sorgente per assistenza immediata nella prenotazione”. Nelle giornate predette, i cittadini che si sono prenotati possono essere ricevuti e ottenere la lavorazione della propria pratica in tempi rapidi, compatibilmente con il numero massimo di utenti gestibili dal personale presente.
Chi arriva all’appuntamento – sia esso ordinario o straordinario – viene comunque accolto e indirizzato dal personale esterno che opera a Palazzo della Sorgente. I dipendenti comunali, dal canto loro, rispettano rigorosamente le tempistiche: ogni pratica richiede tra 5 e i 10 minuti, salvo imprevisti. Questi ultimi, spesso, sono dovuti all’obbligo del pagamento elettronica per le spese che ammontano a poco più di 21 euro. La procedura prevede esclusivamente strumenti elettronici: POS, carte, bancomat. Per molti cittadini, soprattutto anziani o persone non abituate ai pagamenti digitali, questo rappresenta un ostacolo. Non è la cifra in sé a creare problemi, quindi, ma la modalità.
Una dimostrazione di efficienza operativa da parte dei dipendenti comunali preposti che, tuttavia, si scontra con la scarsità di personale e con un flusso di richieste che supera di gran lunga la capacità ordinaria degli uffici.
Un ulteriore elemento che incide sulla percezione del servizio è il tempo necessario per il ritiro della CIE. Dopo l’appuntamento, infatti, occorre attendere circa una settimana prima di poter ritirare il documento presso la portineria di Palazzo della Sorgente. Un passaggio che, pur essendo previsto dalla procedura nazionale, aggiunge un ulteriore livello di complessità per chi ha urgenza o difficoltà negli spostamenti.
La questione dei tempi di attesa per la CIE è stata più volte oggetto di discussione in Consiglio comunale. Le opposizioni, negli anni, hanno sollevato il problema e la maggioranza, di volta in volta, ha risposto evidenziando le difficoltà strutturali, la carenza di personale e la necessità di interventi a lungo termine. Il tema, però, non è mai stato risolto in modo definitivo. Ogni intervento – dagli open day alle assunzioni temporanee – ha rappresentato un sollievo momentaneo, senza riuscire a incidere sulle cause profonde del problema.
Le aperture straordinarie – che avranno il culmine a ridosso del prossimo referendum - non basteranno da sole a cambiare tutto. Possono essere un punto di partenza, un’occasione per guardare in faccia il problema e per dire, con chiarezza, che non è normale aspettare quattro mesi per una carta d’identità. Che non è normale doversi aggrappare a una giornata straordinaria per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito in tempi ragionevoli.
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