Un incontro più contenuto nei numeri e nei tempi, ma comunque utile a portare anche a Vieste le ragioni del Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: è quello che si è tenuto nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo nella sala della Consulta giovanile, sul lungomare Colombo, dove professionisti del settore e alcuni cittadini si sono ritrovati per un confronto in merito alla prossima consultazione referendaria. A promuovere l’iniziativa l’avvocato civilista del foro di Foggia Antonio Bosco, che ha aperto l’incontro con un intervento diretto: “Non dovremmo essere qui, se l’Italia fosse un Paese normale, perché questa riforma non prenderebbe il 90%, ma quasi”. Un passaggio che ha dato subito il senso dell’impostazione dell’incontro, orientato a fare chiarezza su temi apparentemente astrusi per i non addetti ai lavori. Bosco ha ricostruito il percorso che porta alla riforma, partendo dal codice di procedura penale del 1989 fino alla modifica costituzionale del 1999 sul giusto processo: “Quello accusatorio è un sistema in cui accusa e difesa devono stare sullo stesso piano e il giudice deve essere terzo. Questa riforma va a completare quel percorso”.
Anche ai microfoni dell’Attacco, Bosco ha messo in fila le varie fasi, sottolineando come la riforma non rappresenti un momento di rottura, ma al contrario il compimento di un cammino già tracciato in precedenza: “Si arriva a rendere effettivo un processo realmente di parti - ha ribadito - così com’era stato concepito già alla fine degli anni ’80”.
Nel suo intervento ha insistito molto sul tema dell’imparzialità, anche percepita: “Il giudice non deve solo essere imparziale, deve anche apparirlo. È difficile pensarlo quando condivide lo stesso percorso, gli stessi uffici, gli stessi spazi con chi sostiene l’accusa”. Un riferimento che torna spesso nel dibattito sulla separazione delle carriere.
Non sono mancate anche considerazioni più politiche, con una critica al clima della campagna referendaria: “Si leggono motivazioni per il no che non hanno nulla a che fare con il testo della riforma. Si parla di guerra, di stipendi, di altro ancora. Ma qui si cambiano due articoli della Costituzione, il resto sono adeguamenti”.
Accanto a lui Eustachio Agricola, componente del comitato per il Sì della Camera Penale di Capitanata, che ha mantenuto una linea più didattica: “Chi conosce il processo penale sa che con il sistema accusatorio accusa e difesa devono stare sullo stesso piano. Il pubblico ministero è una parte, non può stare allo stesso livello del giudice”.
La sua linea, come ha precisato anche a l’Attacco, è stata tesa a tradurre contenuti giuridici in un linguaggio maggiormente accessibile: “Siamo tecnici, ma dobbiamo provare a spiegare in maniera semplice quello che cambia e quello che non cambia, senza ridurlo però ai minimi termini. A dire del penalista, infatti, il fronte del sì sarebbe più volte scivolato in un’eccessiva banalizzazione durante la campagna: “Si è preferito parlare alla pancia delle persone, scadendo in una banalizzazione dei temi” - ha riferito.
Agricola ha perciò richiamato, con esempi concreti, la differenza tra il vecchio sistema inquisitorio e quello attuale: “Prima il pubblico ministero sedeva accanto al giudice, oggi sta sullo stesso piano della difesa. È un segnale chiaro, ma evidentemente non sufficiente, se oggi siamo ancora qui a discuterne”.
Secondo Agricola, proprio questo cambiamento storico avrebbe dovuto portare già allora alla separazione delle carriere, rimasta però inattuata: un ritardo che, a suo avviso, ha contribuito a mantenere ambiguità nel sistema.
Nel corso dell’incontro è tornato anche il tema del Consiglio Superiore della Magistratura e del sistema delle correnti, indicato dai promotori come uno dei punti critici: “Non è un organo politico, ma di fatto le logiche correntizie incidono sulle scelte. La riforma punta anche a ridurre questo peso”, è stato spiegato.
L’incontro si è sviluppato in un clima disteso e con anche alcuni interventi dal pubblico.
A tal proposito, gli organizzatori rivendicano l’importanza del confronto diretto: “Il nostro compito è spiegare - ha sottolineato Agricola - perché spesso si vota senza conoscere davvero i contenuti, solo per opporsi ad un determinato partito”.
Un appuntamento quindi meno partecipato rispetto ad altri momenti di dibattito sul tema, ma che ha comunque portato sul territorio le ragioni del Sì, completando il quadro dopo gli appuntamenti dedicati al fronte opposto. Ora la parola passa agli elettori.
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