Ora votare No è femminista, il referendum come lotta di genere: Cascarano polemica sull’incontro di Mongiello

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Ci mancava solo questa. A pochi giorni dal referendum, viene fuori che votare No è un atto femminista, e di conseguenza votare Sì è da maschilisti. Il controverso appello nasce a stretto giro dalla firma, di oltre 1.700 donne, del manifesto per il No al referendum. Promosso dalla costituzionalista Carla Bassu, dalle avvocate Teresa Manente e Concetta Gentili, dalla filosofa Fabrizia Giuliano, dalla giudice Maria Monteleone e dalla psicologa Elvira Reale, ha raccolto l’adesione di molte figure del mondo della cultura, del cinema e dello spettacolo. Tra le firmatarie figurano le attrici Anna Foglietta e Angela Finocchiaro, le registe Francesca Archibugi e Francesca Comencini, la cantante Fiorella Mannoia. E ancora, le fondatrici di due associazioni a difesa dei diritti delle donne e contro la violenza di genere, Alessandra Kustermann (Donna Aiuta Donna) ed Elisa Ercoli (Differenza Donna). L’appello al No femminista ha scatenato il dibattito sui social. Il leader di Azione, Carlo Calenda, contrariamente all’opinione della madre, regista e firmataria del manifesto, Francesca Comencini, ha affermato in una nota social: “Siamo all’ultima spiaggia! La verità è che il No, nell’ambiente che ben conosco della cultura e del cinema, è spesso conformista. E il conformismo è il contrario della cultura libera e anche del femminismo”. Sulla stessa linea il senatore della Lega Gian Marco Centinaio, che ha commentato così la nuova frontiera del No: “Secondo le solite femministe di sinistra, la riforma della giustizia andrebbe addirittura contro le donne. È la dimostrazione che non sanno più cosa inventarsi per nascondere la verità: stanno facendo una campagna politica contro il governo, che non c’entra niente con i temi del referendum”. Ciò che è certo è che con questa dichiarazione d’intenti si è ottenuto inevitabilmente l’effetto contrario: da unire le donne sotto lo stesso segno ad una lotta intestina di genere. Manca sempre meno al referendum confermativo sulla giustizia del 22-23 marzo. In questi mesi, entrambi gli schieramenti hanno fatto valere le proprie ragioni attraverso convegni informativi diffusi su tutto il territorio provinciale. Nelle ultime battute, la politica è entrata prepotentemente nel dibattito referendario, esasperandone i toni e rendendo il referendum una mera battaglia partitica. Martedì scorso, presso la Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia, si è tenuto un incontro pubblico, promosso da Donne Democratiche Capitanata e intitolato “Le donne dicono No”, per discutere del referendum sulla giustizia. Tuttavia, c’è chi ha trovato di cattivo gusto titolare così l’iniziativa. La coordinatrice di Fratelli d’Italia Foggia, Daria Cascarano, non le ha mandate a dire: “Sono nata donna e continuerò ad esserlo anche se voterò Sì. Reputo assurdo e sessista titolare così un evento”.

“Questa pretesa di appropriarsi del femminile è l’emblema di una propaganda estrema e divisiva, nessuno può arrogarsi il diritto di monopolizzare un intero genere – ha affermato –. Nel partito che coordino a Foggia, Fratelli d’Italia, militano tantissime donne di valore così come a livello nazionale fino alla massima espressione con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tutte noi sosteniamo convintamente il Sì senza per questo essere “meno donne”. Infine, la meloniana ha sottolineato come sarebbe il caso di concentrarsi più sui contenuti della riforma e non limitarsi ad una propaganda poco attinente al tema: “Questa legge costituzionale, già promulgata dal Presidente Mattarella, rientra pienamente nei principi di legalità e uguaglianza: dubitarne significa mettere in discussione persino l’operato del Capo dello Stato – sostiene –. Invece di un dibattito sul merito, si opta per propaganda di bassa lega, irrispettosa anche verso le tante donne di sinistra che stanno con coraggio sostenendo apertamente il Sì. Forse anche loro non sono “donne abbastanza”?”.

Colomba Mongiello, incalzata da l’Attacco poco prima dell’inizio del convegno, si è rifiutata di rilasciare apertamente una dichiarazione sulla polemica sollevata dalla coordinatrice cittadina di FdI. Ma, a microfoni spenti, ha evidenziato come fossero assolutamente legittimate ad utilizzare il titolo “Le donne dicono No”, facendo inoltre presente come 1.700 donne di tutta Italia, dal mondo dello spettacolo a quello della politica, avessero firmato qualche giorno prima un manifesto per il No al referendum. Durante il suo intervento, ha inoltre affermato come “la giustizia intimidita dalla politica non è una buona giustizia. Una giustizia fragile, che viene smantellata, è meno libera di proteggere le categorie più deboli”, con preciso riferimento alle conseguenze di una vittoria del Sì che si ritorcerebbe negativamente nei confronti delle donne.

Durante l’evento, che si è proposto come momento di confronto e approfondimento sui temi della legalità, dell’uguaglianza e del sistema giudiziario, facendo leva su un parterre a maggioranza femminile si è prestata particolare attenzione anche al ruolo delle donne nel dibattito pubblico.

All’incontro hanno preso parte diverse personalità del mondo istituzionale, politico e giuridico. Tra gli interventi figuravano la Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo, la presidente del Consiglio comunale Lia Azzarone, la rappresentante delle Donne Democratiche Colomba Mongiello, le magistrate Roberta Bray e Odette Eronia, il docente universitario Giampaolo Impagnatiello e Shady Alizadeh dell’associazione “Donna, vita, libertà”.

All’iniziativa hanno partecipato anche amministratrici e rappresentanti delle istituzioni del territorio, tra cui il Sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo, la presidente del Consiglio comunale di Cerignola Sabina Ditommaso, la consigliera provinciale Annarita Palmieri, la vicesindaca di Monte Sant’Angelo Rosa Palomba, gli assessori del Comune di Foggia Alice Amatore e Davide Emanuele, l’assessora di San Nicandro Garganico Arcangela Tardio, la vicesindaca di Carpino Caterina Foresta, la vicesindaca di Manfredonia Cecilia Simone, la vicesindaca di Cerignola Maria di Bisceglie e l’assessore regionale Raffaele Piemontese.

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