“Se lavoriamo sull’efficienza, si può migliorare il servizio senza aggravare i costi aziendali”. Mantenere i conti in ordine migliorando, al tempo stesso, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti reso alla comunità. Questa, per sommi capi, è la direzione che ha dato la nuova governance all’azienda in house ASE, come ha spiegato ieri l’amministratore delegato Massimo Leone nel corso di una conferenza stampa convocata sia per presentare il nuovo cda e sia per dettagliare le attività finora intraprese.
Uno dei due temi particolarmente rilevanti a cui Leone ha fatto riferimento è quello del depuratore “che sta qui da 20 anni”. Si sta cercando, di concerto con l’assessora al Bilancio Antonella Lauriola - ieri presente insieme al vicesindaco e assessore alla Transizione Giuseppe Basta -, di recuperare risorse economiche per rimetterlo in funzione. “Significherebbe un grandissimo impatto in termini di assunzioni. Molte aziende – ha spiegato meglio - non possono insediarsi in questa zona perché non hanno un adeguato sistema di depurazione delle acque”.
Come l’Attacco ha scritto più volte e ricordato ancora nelle scorse settimane, c’è un impianto di selezione bello e finito ma che non è mai entrato in funzione a causa dei vincoli a cui è sottoposta l’area in cui è sorto. Con fondi pubblici, però. Un paradosso incredibile, che si protrae dal 2018. È questo il secondo tema importante che l’amministratore delegato ASE ha voluto chiarire.
“Col depuratore, è uno dei problemi più grossi che ho trovato - ha ammesso l’ad ASE a l’Attacco -. Anche qui c’è un inghippo burocratico che ha bloccato la procedura, ma mi sono rimboccato le maniche per verificare se c’è qualche scappatoia burocratica che ci permetta di far entrare in funzione l’impianto di selezione. Sono pur sempre soldi pubblici, quelli che sono stati spesi per realizzarlo. Quindi è giusto che questo asset sia valorizzato, piuttosto che lasciato a deperire”, ha concluso.
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