Uno stato di profondo degrado è ciò che l’Attacco, nel sopralluogo effettuato ieri mattina, ha potuto constatare nell’autorimessa interrata di un lotto abitativo da 5 unità condominiali in via Colicchio, di proprietà di Arca Capitanata, in cui alcuni assegnatari degli appartamenti, che vivono lì sin dal 2011, si dicono ormai esausti per le condizioni in cui nel corso del tempo si sono trasformati gli ambienti dell’autorimessa, che i residenti ascoltati non esitano a definire “ormai terra di nessuno”.
Dove, cioè, chiunque può avere accesso e versano abbandonati cumuli di immondizia, masserizie varie, un vecchio divano e un complessivo stato di disagio strutturale aggravato da interventi abusivi, incendi, furti (specie di grate e pompe sommerse) nonché atti di vandalismo tra i più disparati.
L’autorimessa fu dichiarata “sospesa” nel 2021 da Arca - con comunicazione all’amministrazione condominiale - a seguito della constatazione, tra le altre anomalie riscontrate, di opere abusive realizzate da alcuni degli inquilini della palazzina, che avevano trasformato dei semplici posti auto in veri e propri box con interventi in muratura.
Alla dichiarazione di inagibilità - con contestuale disposizione di ripristino dei luoghi a carico dei responsabili - non sono mai seguiti da parte di Arca interventi fisici di interdizione dei posti auto sotterranei. A fronte di un cancello d’ingresso principale che ormai da anni resta aperto, perché rotto da un’infinità di tempo, e di quello secondario d’emergenza, su via Alpi, divelto da ignoti – e ora riposto in una nicchia a due passi – da quasi un paio di mesi.
Emergenza che (insieme a quella per il ripristino del tubo pluviale) è stata segnalata ad Arca dall’amministrazione condominiale in data 29 gennaio scorso. Ma ancora aperto a chiunque, dunque anche ai bambini, resta quel varco d’ingresso, che affaccia sul marciapiedi, per la discesa nelle gole del pericolo.
Il 29 giugno ‘21 l’agenzia per l’edilizia residenziale pubblica scriveva agli amministratori condominiali una pec ad oggetto: “Lotto Arca Capitanata n. 613 sito a Foggia, Palazzina S2, in via Colicchio nn. 16/18/20/22/24 – Pratica antincendio n. 26965 – Sospensione attività”.
Nel corpo della comunicazione si legge: “Con la presente si comunica che l’autorimessa interrata e suddivisa in 40 posti auto in proprietà Arca Capitanata è da ritenersi sospesa. Tanto, in considerazione che da recente ispezione sono emerse una serie di modifiche non autorizzate rispetto al progetto approvato, con la trasformazione di taluni posti auto in box in muratura. Sono state riscontrate altresì una serie di anomalie che di fatto impediscono il regolare utilizzo dell’attività in sicurezza".
"Nello specifico: le porte delimitanti le uscite di sicurezza risultano chiuse con serratura; estintori mancanti; presenza di masserizie di varia natura all’interno delle intercapedini e degli spazi destinati a posto auto. Per quanto emerso – proseguiva la missiva di Arca - quest’agenzia ha messo in atto le necessarie procedure nei confronti dei responsabili al fine di riportare i luoghi al loro stato originale consentendo la regolare ripresa delle attività. Gli amministratori condominiali sono invitati al rispetto del presente dispositivo vietando a tutti i condomini l’uso, ad horas, dell’autorimessa per la sosta delle autovetture”.
Inquilini che però - almeno quelli che hanno contattato l’Attacco per segnalare i gravi disagi - si sono detti non a conoscenza per molto tempo della direttiva di Arca, tanto che in diversi hanno continuato ad utilizzare il posto auto, fino a quando, agli inizi del 2023, non è scoppiato l’incendio di un’auto posteggiata nell’autorimessa.
“Un’auto che non apparteneva a nessuno degli abitanti di questo stabile e di cui non si è mai conosciuto il proprietario”, rievoca il gruppetto di residenti, che contestualmente ricorda come, nel corso dei mesi, in quell’autorimessa siano arrivate a sostare anche auto rubate.
In tutti i modi, quel rogo, per quanto risultò dal verbale di sopralluogo tecnico dei vigili del fuoco – che lo notificarono almeno a una residente del palazzo -, causò la rottura delle pignatte (blocco per solai in cemento) in corrispondenza di una casa al piano terra. Tra le successive “misure urgenti di tutela da adottare per il ripristino delle condizioni di sicurezza” furono disposte dal comando dei vigili del fuoco anche la “messa a norma del cancello situato in via Alpi, dell’impianto elettrico e dello scarico dell’edificio”.
Nulla di tutto ciò è stato fatto, come pure in termini di ridipintura di quelle lugubri pareti annerite dall’incendio, compresa la parte iniziale delle scalinate condominiali. Nelle settimane seguenti il rogo l’amministratore condominiale provò a chiedere ad Arca il ripristino ex ante dello stato dei luoghi ma l’agenzia regionale lo negò, “stante il permanere delle anomalie già segnalate (a giugno del 2021, ndr)” diffidando i responsabili “a ripristinare , entro 15 giorni dalla ricezione della presente, lo status quo ante provvedendo all’eliminazione di quanto arbitrariamente realizzato”, pena azioni legali e rescissione del contratto di locazione.
Ma, al di là delle responsabilità e delle omissioni di questa storia, alcuni tra i residenti senza colpa chiedono di uscire, con un intervento da parte di Arca, dal guado di degrado venutosi a creare. “In assenza di ottemperanza, da parte dei responsabili, alle disposizioni di Arca, quest’ultima dovrebbe intervenire – l’appello lanciato –, non solo a tutela dell’incolumità pubblica ma anche della salvaguardia di un manufatto di sua proprietà. Per poi rivalersi dell’esborso sostenuto sui responsabili degli abusi”, sostengono i residenti sentiti da l’Attacco. Che colpa abbiamo noi - continuano -, oppure quelle famiglie con disabili che abitano nel palazzo e a cui i posti auto al piano interrato servirebbero come il pane”.
II gruppo di residenti segnala, infine, altre gravi disfunzioni strutturali (alcune delle quali ab origine progettuale) e in termini di sicurezza. Come il fatto che il lotto in via Colicchio sia comunicante con quello gemello che affaccia su via Balestrucci, cosa che amplia il raggio degli accessi indesiderati all’autorimessa interrata, “tanto che - concludono i residenti – abbiamo dovuto chiudere le porte d’accesso alle scalinate per l’androne del palazzo, per evitare che rubino neon e lampadine”.
C’è inoltre l’acqua pluviale che scola direttamente nel piano interrato: “Perché qualcuno degli inquini (probabilmente a piano terra, ndr) ha ‘tagliato i tubi’ per evitare che si allaghi il giardino, che presenta problemi di contropendenza”, concludono più che sconsolati i residenti.
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