Non solo arsenico, ma anche diverse altre sostanze tossiche continuano ad essere estratte dalla falda del SIN (Sito di interesse nazionale) di Manfredonia mezzo secolo dopo l’incidente più grave del petrolchimico Anic-Enichem. Da allora si attende il completamento della bonifica, coi veleni che continuano a intossicare parte dei suoli e della falda, mentre un intervento sul mare non è mai stato previsto.
E’ slittato a 14 aprile prossimo, presso il teatro comunale Lucio Dalla, il dibattito pubblico incentrato sulla vicenda Enichem, dal titolo “Il conflitto della Memoria: Manfredonia 1976-2026”.
La data del 26 settembre 1976 è quella tristemente nota dello scoppio della colonna di lavaggio dell’ammoniaca dell’ex petrolchimico ANIC, contenente arsenico che si disperse nell’aria e nel terreno circostante.
In attesa dell’incontro in teatro, l’Attacco prosegue il proprio approfondimento sui veleni del Golfo.
“Dal report ultimo di Eni Rewind, riferito al 2024, abbiamo saputo che tutt’oggi si estraggono dalla falda 196 kg di arsenico a semestre, pari a quattro quintali l'anno. Nel 2021 c'è stata un’accelerazione delle attività di bonifica della falda, con una nuova tecnologia chiamata GCW, con la quale si pompa acqua ad alta pressione per lavare più efficacemente la falda”, spiegava giorni fa su queste colonne il professore e consigliere comunale delegato alle bonifiche del Comune sipontino, il Verde Alfredo De Luca, per il quale “dopo il decreto di riperimetrazione del dicembre 2024 per l’area ex Enichem non è cambiato nulla”.
L’area del SIN può essere suddivisa in più sub aree: quelle private, costituite dal polo chimico ex Enichem oggi Eni Rewind (una parte dell’ex petrolchimico, divisa in 17 Isole, dove si realizzava prodotti destinati al settore agricolo come i fertilizzanti azotati, al settore fibre artificiali, tecnopolimeri quale il caprolattame, prodotti per il settore degli intermedi aromatici come benzaldeide ed acido benzoico); le aree private a destinazione agricola (dove la competenza per la bonifica è regionale e il soggetto attuatore è il Comune di Monte Sant’Angelo); l’area marina prospiciente il polo chimico.
Il report di Eni Rewind (l’ex Syndial che si sta occupando della bonifica nel SIN) evidenzia i numeri degli inquinanti estratti dal suolo e dalla falda. Per quest’ultima, il lavoro che si sta svolgendo è di prelevare acqua a valle, depurarla e reimmetterla a monte, insieme ad una quota di acqua proveniente da AQP.
Dalle conclusioni del report per il secondo semestre 2024 si comprende che la portata di emungimento media è pari a circa 187 m3/h mentre quella di immissione è stata pari a circa 146 m3/h; l’azione di immissione facilita la cattura delle acque presenti all’interno del sito da parte dei pozzi di emungimento.
L’analisi del tracciamento delle particelle dimostra come le acque transitanti in sito vengano catturate dai sistemi di emungimento, a garanzia del contenimento idraulico delle acque di falda. Insomma, secondo Eni Rewind non vi è dispersione di inquinanti in mare, ma i Verdi hanno chiesto campionamenti e caratterizzazione del SIN a mare per verificarlo.
I risultati delle analisi idrochimiche del secondo semestre 2024 mostrano che le concentrazioni residue di maggior rilievo si riscontrano nelle aree interne già oggetto di azioni integrative, ovvero l’Isola 5 e le Isole 13, 16 e 17 per l’arsenico e le Isole 13 e 16 per il benzene.
L’analisi dell’andamento annuale delle rimozioni conferma che con la nuova tecnologia introdotta nel 2021 per accelerare le attività di bonifica – vale a dire il GCW (Groundwater Circulation Well) - solo il benzene e toluene sono aumentati in maniera significativa.
Nel corso del secondo semestre 2024 sono stati rimossi circa 31.000 kg di composti azotati (azoto ammoniacale, nitrati e nitriti), circa 196 kg di arsenico e circa 60 kg di idrocarburi aromatici (benzene e toluene).
Se si sommano tali quantitativi a quelli estratti nel periodo 2006-2024, ovvero dall’inizio della bonifica della falda all’ultimo report fornito da Eni Rewind, si ricava che il totale della massa estratta fino a dicembre 2024 è composto da 14.212 kg di arsenico, 1.094 kg di benzene, 2.053 kg di toluene, 133 kg di triclorometano, 588.117 kg di azoto ammoniacale.
Numeri di fronte ai quali torna alla mente con preoccupazione quanto emerso un decennio fa dalla ricerca epidemiologica volta a far luce sullo stato di salute della popolazione in quello che fu definito come “uno dei 10 siti più inquinati d’Italia”.
La conclusione fu netta: lo stato di salute della popolazione del Golfo era chiaramente peggiorato in seguito agli incidenti del petrolchimico Enichem.
Dalla ricerca sono emersi quattro elementi: dagli anni ’70 Manfredonia ha perso il vantaggio di salute che aveva prima rispetto alla media regionale, 14 morti in più per tumore polmonare rispetto alla media pugliese – riconducibile a inquinamento da arsenico -, ed ancora 2 morti in più al mese per infarto specie tra gli uomini dal 1995 in concomitanza con la chiusura della fabbrica.
Infine, i dati inquietanti dello Studio Sentieri sulle malformazioni neonatali nel SIN di Manfredonia-Monte Sant’Angelo, superiori a quelle di tutta la Puglia: a fronte di 216,9 quale dato delle malformazioni congenite per 10mila nati in Puglia, nel SIN il dato schizzava a 295,3, ovvero ben il 36% in più della media regionale.
Ecco perché diventa di stringente attualità monitorare l’infinita bonifica, specie se – a detta di Eni Rewind – serviranno altri due decenni per finire di ripulire la falda e se nulla è stato mai fatto nemmeno per verificare le condizioni del SIN a mare.
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