L'incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell'efficienza dei depuratori ha comportato un progressivo incremento della produzione dei fanghi di depurazione tra il 2012 (circa 192.000 tonnellate di fango tal quale prodotto) e il 2018 (circa 218.200 tonnellate di fango tal quale prodotto). Nel 2019 si è registrata una flessione della produzione e la quantità complessiva di fanghi di depurazione prodotti negli impianti gestiti da Acquedotto Pugliese si è attestata sulle 190.000 tonnellate/anno. Tuttavia, continua ad aggravarsi la problematica relativa alla gestione dei fanghi di depurazione. La progressiva riduzione delle superfici disponibili al riutilizzo in agricoltura e la ridotta disponibilità degli impianti di compostaggio regionali ad accettare il fango prodotto dai depuratori, ha spinto Acquedotto Pugliese (dal 2014 in poi) a portare il fango fuori Regione e in discarica. Nel 2019, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati così conferiti: l'81% in impianti di compostaggio fuori rRegione o all'interno del territorio pugliese e il 19% in discarica. Non sono stati conferiti fanghi in agricoltura. Nel Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione, entro i limiti previsti dalle indicazioni dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico. In linea con il primo dei suddetti obiettivi, in aggiunta alle attività programmate a partire dal 2018 (manutenzione straordinaria per la fornitura di 60 stazioni di disidratazione meccanica) sono in corso le attività per la programmazione e progettazione di interventi di carattere strategico per superare l'emergenza attuale nella gestione dei fanghi di depurazione e ridurre le quantità da conferire a recapito finale (es: serre solari per essiccamento del fango, realizzazione di piattaforme per la raccolta e lo stoccaggio, installazione di impianti di lisi cellulare). Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate a incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando 32 interventi sugli impianti di Carovigno, San Pancrazio Salentino, Acquaviva, Cassano delle Murge, Fasano, Sammichele di Bari, Gioia del Colle, Barletta, Castellaneta, Castellana Grotte, Santa Cesarea Terme, Trani, Bisceglie, Pulsano, Faggiano, Conversano, Corato, Tricase, Zapponeta, Corsano, Ugento, San Donaci, Gravina di Puglia, Martina Franca, Molfetta, Ruvo-Terlizzi, Palagiano, Massafra, Sternatia-Zollino, Manfredonia, Margherita di Savoia e Taurisano. In Puglia, nel 2019 sono 9 gli impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che possono restituire un refluo idoneo al riutilizzo. Nello specifico, è stata riutilizzata l'acqua affinata presso gli impianti di Corsano (volume riutilizzato 2019 129.645 mc/anno), Gallipoli (volume riutilizzato 2019 120.043 mc/anno), Ostuni (volume riutilizzato 2019 301.391 mc/anno), e Fasano. A Noci le acque affinate alimenteranno il Lago Milecchia da cui partirà la distribuzione irrigua nella rete di competenza del Consorzio di Bonifica. A S. Pancrazio Salentino e a Trinitapoli, l'acqua, seppur affinata, non viene ancora distribuita in attesa dell'esecuzione dei lavori sulla rete irrigua, di competenza dei Consorzi di bonifica. Mentre ad Acquaviva delle Fonti il sistema integrato di affinamento e riuso non è ancora attivo. Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione n. 2014/2059 ai danni dell'Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE), a seguito di verifiche, la Commissione Europea ha confermato la non conformità per 14 agglomerati, oggetto della Causa C668/2019. In questi casi, i depuratori sono sottodimensionati (Andria, Bari, Bovino, Carlantino, Castrignano del Capo, Corato, Montemesola, San Ferdinando di Puglia, San Severo e Volturino) e inadeguati per vetustà delle opere (Ascoli Satriano) ovvero sono stati rilevati superamenti dei limiti allo scarico (Bitonto, Lucera, Molfetta). Nei primi due casi (sottodimensionamento e/o vetustà ) sono in corso interventi strutturali di adeguamento/potenziamento che consentiranno di conseguire la conformità alla direttiva 91/271/CEE secondo la seguente scansione temporale: Andria e Corato nel 2020; Bari nel 2021, Montemesola e San Ferdinando di Puglia nel 2022, Carlantino, Castrignano del Capo e San Severo nel 2023, Volturino e Ascoli Satriano nel 2024, Bovino nel 2025. A questi si aggiungono altri 8 agglomerati interessati dalla procedura di infrazione n. 2017/2181 (Cerignola, Faggiano, Manduria, Manfredonia, Monteiasi, Margherita di Savoia, Palagiano e Serracapriola). Con riferimento alla precedente procedura n.2004/2034, i 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, sono state risolte nel 2019 anche se l'impianto di depurazione di Porto Cesareo non è ancora entrato in esercizio, mentre per l'agglomerato di Taviano sono in corso attività per il completamento della rete fognaria che dovrebbero concludersi entro il 2024. Nel primo semestre 2020, ARPA Puglia e la Guardia Costiera - Direzione Marittima di Bari hanno monitorato, attraverso campionamenti, 10 siti lungo l'intera fascia marino-costiera pugliese, scelti sulla base delle potenziali criticità ambientali. In particolare, 5 dei 10 siti si riferiscono ad aree interessate dallo scarico in battigia di reflui urbani depurati (depuratori di Trani, Bisceglie, Molfetta, Monopoli e Nardò), gli altri 5 ad aree interessate dallo sbocco in mare di fiumi o canali (foce Candelaro - FG, foce Ofanto - BT, foce Bacino Grande - LE, foce Ostone - TA, foce Tara - TA). In tutti i siti sono state misurate, in campo o in laboratorio, alcune variabili (chimico-fisiche e microbiologiche: temperatura, pH, ossigeno, salinità , clorofilla "a", silicati, azoto totale, azoto ammoniacale, azoto nitroso, azoto nitrico, fosforo totale, ortofosfato; Enterococchi intestinali, Escherichia coli) utili per valutare i potenziali impatti dei corsi d'acqua e degli scarichi sulla qualità delle acque marino-costiere. I risultati ottenuti dalle attività di monitoraggio non hanno evidenziato significative criticità ambientali riferite ai siti oggetto di indagine. In generale, i valori delle variabili misurate non hanno evidenziato superamenti o scostamenti significativi rispetto ai limiti e/o alle soglie imposte dalle norme. "Si conferma l'impegno e la visione strategica di Arpa Puglia sui temi del mare e sulla qualità delle acque in generale in Puglia- sottolinea Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia -. Questa visione plasticamente concentrata nella sede del Centro Regionale Mare di Bari, si concretizza non solo per l'impegno e la qualità tecnico scientifica delle attività , ma anche per la strategia istituzionale che vede coinvolto in maniera sinergica ed operativa la Capitaneria di Porto, la Guardia di Finanza, l'Università , i Centri di Ricerca e le associazioni ambientaliste, tutti impegnati nella difesa e nella tutela di un capitale naturale fondamentale per la Puglia: il mare". A margine della conferenza l'associazione ambientalista ha presentato l'edizione aggiornata di Non si butta un tubo nei tubi, l'identikit dei rifiuti da non buttare nel wc o nel lavandino per non compromettere il sistema di depurazione. àˆ un vademecum che identifica prodotti e materiali gettati spesso nelle tubature delle abitazioni, danneggiando gravemente il sistema idrico. Tra questi ci sono oli e grassi da cucina, prodotti per l'igiene personale e la medicazione cutanea, cicche e oggetti in lattice e plastica non biodegradabili. Non si butta un tubo nei tubi vuole educare al loro corretto smaltimento, per preservare il ciclo depurativo delle acque e le spiagge su cui tali materiali vanno a finire.
Goletta Verde, 34 depuratori su 185 non a norma. Legambiente: "Ma la Puglia continua a fare passi in avanti"
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L'incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell'efficienza dei depuratori ha comportato un progressivo incremento della produzione dei fanghi di depurazione tra il 2012 (circa 192.000 tonnellate di fango tal quale prodotto) e il 2018 (circa 218.200 tonnellate di fango tal quale prodotto). Nel 2019 si è registrata una flessione della produzione e la quantità complessiva di fanghi di depurazione prodotti negli impianti gestiti da Acquedotto Pugliese si è attestata sulle 190.000 tonnellate/anno. Tuttavia, continua ad aggravarsi la problematica relativa alla gestione dei fanghi di depurazione. La progressiva riduzione delle superfici disponibili al riutilizzo in agricoltura e la ridotta disponibilità degli impianti di compostaggio regionali ad accettare il fango prodotto dai depuratori, ha spinto Acquedotto Pugliese (dal 2014 in poi) a portare il fango fuori Regione e in discarica. Nel 2019, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati così conferiti: l'81% in impianti di compostaggio fuori rRegione o all'interno del territorio pugliese e il 19% in discarica. Non sono stati conferiti fanghi in agricoltura. Nel Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione, entro i limiti previsti dalle indicazioni dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico. In linea con il primo dei suddetti obiettivi, in aggiunta alle attività programmate a partire dal 2018 (manutenzione straordinaria per la fornitura di 60 stazioni di disidratazione meccanica) sono in corso le attività per la programmazione e progettazione di interventi di carattere strategico per superare l'emergenza attuale nella gestione dei fanghi di depurazione e ridurre le quantità da conferire a recapito finale (es: serre solari per essiccamento del fango, realizzazione di piattaforme per la raccolta e lo stoccaggio, installazione di impianti di lisi cellulare). Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate a incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando 32 interventi sugli impianti di Carovigno, San Pancrazio Salentino, Acquaviva, Cassano delle Murge, Fasano, Sammichele di Bari, Gioia del Colle, Barletta, Castellaneta, Castellana Grotte, Santa Cesarea Terme, Trani, Bisceglie, Pulsano, Faggiano, Conversano, Corato, Tricase, Zapponeta, Corsano, Ugento, San Donaci, Gravina di Puglia, Martina Franca, Molfetta, Ruvo-Terlizzi, Palagiano, Massafra, Sternatia-Zollino, Manfredonia, Margherita di Savoia e Taurisano. In Puglia, nel 2019 sono 9 gli impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che possono restituire un refluo idoneo al riutilizzo. Nello specifico, è stata riutilizzata l'acqua affinata presso gli impianti di Corsano (volume riutilizzato 2019 129.645 mc/anno), Gallipoli (volume riutilizzato 2019 120.043 mc/anno), Ostuni (volume riutilizzato 2019 301.391 mc/anno), e Fasano. A Noci le acque affinate alimenteranno il Lago Milecchia da cui partirà la distribuzione irrigua nella rete di competenza del Consorzio di Bonifica. A S. Pancrazio Salentino e a Trinitapoli, l'acqua, seppur affinata, non viene ancora distribuita in attesa dell'esecuzione dei lavori sulla rete irrigua, di competenza dei Consorzi di bonifica. Mentre ad Acquaviva delle Fonti il sistema integrato di affinamento e riuso non è ancora attivo. Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione n. 2014/2059 ai danni dell'Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE), a seguito di verifiche, la Commissione Europea ha confermato la non conformità per 14 agglomerati, oggetto della Causa C668/2019. In questi casi, i depuratori sono sottodimensionati (Andria, Bari, Bovino, Carlantino, Castrignano del Capo, Corato, Montemesola, San Ferdinando di Puglia, San Severo e Volturino) e inadeguati per vetustà delle opere (Ascoli Satriano) ovvero sono stati rilevati superamenti dei limiti allo scarico (Bitonto, Lucera, Molfetta). Nei primi due casi (sottodimensionamento e/o vetustà ) sono in corso interventi strutturali di adeguamento/potenziamento che consentiranno di conseguire la conformità alla direttiva 91/271/CEE secondo la seguente scansione temporale: Andria e Corato nel 2020; Bari nel 2021, Montemesola e San Ferdinando di Puglia nel 2022, Carlantino, Castrignano del Capo e San Severo nel 2023, Volturino e Ascoli Satriano nel 2024, Bovino nel 2025. A questi si aggiungono altri 8 agglomerati interessati dalla procedura di infrazione n. 2017/2181 (Cerignola, Faggiano, Manduria, Manfredonia, Monteiasi, Margherita di Savoia, Palagiano e Serracapriola). Con riferimento alla precedente procedura n.2004/2034, i 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, sono state risolte nel 2019 anche se l'impianto di depurazione di Porto Cesareo non è ancora entrato in esercizio, mentre per l'agglomerato di Taviano sono in corso attività per il completamento della rete fognaria che dovrebbero concludersi entro il 2024. Nel primo semestre 2020, ARPA Puglia e la Guardia Costiera - Direzione Marittima di Bari hanno monitorato, attraverso campionamenti, 10 siti lungo l'intera fascia marino-costiera pugliese, scelti sulla base delle potenziali criticità ambientali. In particolare, 5 dei 10 siti si riferiscono ad aree interessate dallo scarico in battigia di reflui urbani depurati (depuratori di Trani, Bisceglie, Molfetta, Monopoli e Nardò), gli altri 5 ad aree interessate dallo sbocco in mare di fiumi o canali (foce Candelaro - FG, foce Ofanto - BT, foce Bacino Grande - LE, foce Ostone - TA, foce Tara - TA). In tutti i siti sono state misurate, in campo o in laboratorio, alcune variabili (chimico-fisiche e microbiologiche: temperatura, pH, ossigeno, salinità , clorofilla "a", silicati, azoto totale, azoto ammoniacale, azoto nitroso, azoto nitrico, fosforo totale, ortofosfato; Enterococchi intestinali, Escherichia coli) utili per valutare i potenziali impatti dei corsi d'acqua e degli scarichi sulla qualità delle acque marino-costiere. I risultati ottenuti dalle attività di monitoraggio non hanno evidenziato significative criticità ambientali riferite ai siti oggetto di indagine. In generale, i valori delle variabili misurate non hanno evidenziato superamenti o scostamenti significativi rispetto ai limiti e/o alle soglie imposte dalle norme. "Si conferma l'impegno e la visione strategica di Arpa Puglia sui temi del mare e sulla qualità delle acque in generale in Puglia- sottolinea Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia -. Questa visione plasticamente concentrata nella sede del Centro Regionale Mare di Bari, si concretizza non solo per l'impegno e la qualità tecnico scientifica delle attività , ma anche per la strategia istituzionale che vede coinvolto in maniera sinergica ed operativa la Capitaneria di Porto, la Guardia di Finanza, l'Università , i Centri di Ricerca e le associazioni ambientaliste, tutti impegnati nella difesa e nella tutela di un capitale naturale fondamentale per la Puglia: il mare". A margine della conferenza l'associazione ambientalista ha presentato l'edizione aggiornata di Non si butta un tubo nei tubi, l'identikit dei rifiuti da non buttare nel wc o nel lavandino per non compromettere il sistema di depurazione. àˆ un vademecum che identifica prodotti e materiali gettati spesso nelle tubature delle abitazioni, danneggiando gravemente il sistema idrico. Tra questi ci sono oli e grassi da cucina, prodotti per l'igiene personale e la medicazione cutanea, cicche e oggetti in lattice e plastica non biodegradabili. Non si butta un tubo nei tubi vuole educare al loro corretto smaltimento, per preservare il ciclo depurativo delle acque e le spiagge su cui tali materiali vanno a finire.
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