Parco del Gargano, di Mauro: “Nel 2026 riporterò l’ente in Federparchi. Sogno una fiera del turismo sostenibile”

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Dopo un mese intenso di eventi si è concluso il 12 dicembre scorso “30 anni di Parco”, il calendario di manifestazioni organizzate dal Parco nazionale del Gargano per celebrare il trentennale della sua istituzione. È soddisfatto il commissario straordinario Raffaele di Mauro, che il ministro Gilberto Pichetto Fratin potrebbe confermare come presidente a inizio 2026 e che l’Attacco ha intervistato in redazione.

Che bilancio fa degli eventi del trentennale?

Hanno avuto l'obiettivo principale di celebrare la storia dell'ente ma anche di disegnare quello che deve essere il Parco nazionale del Gargano nei prossimi anni. Ho cercato di recuperare il senso di comunità, a partire dai rapporti fondamentali con i sindaci, con le associazioni ambientaliste, con le guide, con le associazioni di categoria e coi cittadini tutti. L’ho fatto anche con un fine prospettico: tutti questi attori del territorio devono avere il giusto posizionamento rispetto alla vita futura del Parco. In questi mesi di mandato quali richieste le sono state poste? Nel primo incontro, che tenemmo ai primi di agosto, tutti si mostrarono molto sorpresi già solo per il fatto di essere stati convocati e ascoltati. La richiesta principale riguarda un’attività maggiore dell’ente. Poi, è chiaro che ogni operatore cerca di portare soprattutto le istanze del proprio settore. Ci hanno sollecitato rispetto a sentieri e segnaletica più curati, tutela più forte della flora e della fauna, impegno nella promozione turistica del territorio. In termini di offerta il nostro Parco vanta una varietà tale che ci consente di offrire di tutto e di più ai suoi visitatori. Ebbene, chi si occupa di turismo lento vorrebbe attività che posizionino meglio la nostra area protetta sul mercato internazionale, che è molto attento alla fruizione lenta e sostenibile della natura. Fino a 10 anni fa questo ente partecipava a fiere come la BIT, ci torneremo.

Quando l'ente Parco nazionale del Gargano potrebbe tornare a partecipare alle fiere internazionali del turismo?

Stiamo lavorando in vista della fiera mondiale del turismo di Parigi, che si terrà a marzo 2026. Al momento vogliamo capire se sarà possibile esserci con un quadro chiaro della situazione, non vogliamo soltanto recarci a Parigi con uno stand e delle brochure perché sarebbe una partecipazione inutile e priva di significato. Vogliamo esserci in maniera organizzata. L’obiettivo è riportare il Parco nel mercato internazionale, passando dalla promozione fai da te oggi affidata ai singoli operatori ad un sistema unitario e ben strutturato. Immagino anche una fiera del turismo sostenibile fatta qui da noi, ospitando buyer esteri e valorizzando le bellezze garganiche. Se prima esisteva a Foggia la vecchia Fiera dell'agricoltura, perché quello era il comparto principale del nostro tessuto economico, adesso dobbiamo pensare ad una fiera dell'esperienza garganica di qualità. Sfido chiunque a trovare un altro Parco nazionale paragonabile al nostro, che abbia un'offerta altrettanto ricca e variegata sia come patrimonio materiale che come patrimonio immateriale. Io, per esempio, sono rimasto davvero stupefatto nello scoprire che ogni paese del Gargano ha la propria versione del pancotto, fatta in maniera diversa dagli altri. È una ricchezza culturale da promuovere e da far conoscere.

Cos’altro avverrà nel 2026?

Un altro elemento importante sarà il ritorno del Parco nazionale del Gargano nel 2026 in Federparchi, dopo l'uscita avvenuta pochi anni fa non so per quali motivi. Riporteremo il nostro Parco in una rete importante, da cui non si può restare fuori. Peraltro, vantiamo un ex presidente come Matteo Fusilli che fu il vertice nazionale di Federparchi. È una rete che ci consentirà di stare in contatto costante con gli altri Parchi italiani. Esiste una domanda nuova di fruizione dell'area Parco? Attualmente la Foresta Umbra, per fare un esempio, ha un deficit forte di servizi offerti. Lì va fatta una riqualifica zione del vecchio museo gestito dai carabinieri forestali, l’immobile che si trova vicino alla chiesetta di Sant'Antonio. Va acquisito, è un iter che abbiamo avviato. Si potrebbe pensare anche ad una sorta di Parco avventura, pienamente rispettoso dell’area protetta. Immagino un Parco con Centri visita assolutamente moderni, in cui le guide siano protagoniste dell'accoglienza e le strutture e i percorsi adatti a tutti comprese le persone con disabilità.

In tanti si attendono la sua nomina a presidente, nei primi mesi del 2026. Lei è ottimista?

Lo scorso 14 dicembre è scaduto il decreto di nomina come commissario straordinario. Posso dire solo che sarà il ministro a dover assumere le determinazioni del caso. In questi mesi ho portato avanti il compito ricevuto in maniera operativa, laboriosa, dando la mia visione orientata alla riorganizzazione e dando un input rispetto a quello che secondo me dovrebbe essere l'ente Parco nei prossimi anni. Le appartenenze politiche e partitiche sono sì importanti per una persona, ma quando si svolge un ruolo bisogna essere al servizio del territorio. Credo che il neo presidente della Regione Antonio Decaro lo sia stato e lo sarà nella nuova veste.

È in contatto col Ministero dell'ambiente e col ministro Picchetto Fratin?

C’è un contatto costante col Ministero, questo è un altro dei vantaggi che questo Parco deve sfruttare. Il rapporto, in passato, era sempre stato buono con la tecnostruttura ministeriale. Ora lo è anche a livello politico.

Quanto è in sofferenza l'organico dell'ente Parco?

Dovremmo avere 28-29 unità, invece ne sono una decina in meno. Siamo fortemente sottodimensionati. Servirebbe un incremento di alcune unità, innestando nuove professionalità a partire dall’area contabile e da quella tecnica con altri ingegneri. Auspico inoltre che al più presto ci sia una governance completa: non solo il presidente ma anche il consiglio direttivo. Non si possono tenere fuori gli attori del territorio. E poi ci sarà il nuovo iter di selezione del direttore effettivo. Non è una questione di risorse dell’ente, le procedure concorsuali e le assunzioni devono essere autorizzate dal Ministero.

Come è oggi il suo rapporto con i sindaci?

È buono. Sostengo che dal punto di vista politico il Gargano abbia potenzialità ottime. Il problema che ho avvertito come commissario è la presenza di individualità legate al campanile, quando invece bisognerebbe pensare di più al collettivo che all’individuale.

Come reputa l'operazione Città Gargano, che unisce numerosi Comuni e che per i detrattori è sorta sia in chiave elettoralistica in vista delle regionali sia in antitesi all'ente Parco?

Ritengo che il progetto Città Gargano sia nato per l'assenza di qualcosa che rappresentasse il territorio. Il Parco può essere l’ente in cui i sindaci sono protagonisti, deve essere la rappresentanza territoriale di tutto il Gargano senza bisogno di doppioni privi peraltro delle stesse possibilità di azione. Bisogna capire come fare sistema territoriale più che sistema di campanile, questo deve essere il compito dell'ente Parco. Un ente che, per me, rispetto al passato più che dare un beneficio in termini di risorse al singolo comune, deve agire in un'ottica di sistema. In quel caso le ricadute possono esserci su tutti i 18 comuni. Poi è chiaro che, al contempo, va valorizzato diversamente ogni territorio sulla base delle proprie peculiarità: i paesi costieri, le aree interne, i comuni a forte valenza religiosa, etc.

Qual è la sua opinione rispetto al completamento della SSV Gargano nel contestato tratto tra Vieste e Mattinata?

Sarà l'Unione Europea che porrà il vincolo ultimo, più che l'ente Parco. Capisco le criticità connesse all’isolamento, ai soccorsi. Io ho un'idea antropocentrica anche del Parco e della tutela del territorio, ritengo che il problema dell'assistenza sanitaria sia molto serio. Comprendo le preoccupazioni degli ambientalisti e ritengo necessario creare un ospedale del Gargano.

Tra le varie richieste che ha ricevuto in questi mesi da commissario ce ne sono state anche alcune poco o per nulla incompatibili con l'area protetta?

L'unica occasione di questo tipo penso abbia riguardato la richiesta di poter allargare i percorsi del rally in area 1 del Parco. Noi siamo per la norma e dunque per una pratica assolutamente compatibile con la flora e con la fauna. Tutto ciò che è turismo lento e sostenibile è nelle mie corde e dunque immagino iniziative e pratiche sportive rispettose dell’area protetta. Stiamo pensando di realizzare in Foresta Umbra attività motorie che siano però compatibili, ad esempio replicando l'esperienza dei campi scuola che si realizzano nelle isole Tremiti coi ragazzi da parecchi anni. E poi l’orienteering, il biking. L’assessore comunale di Foggia Mimmo Di Molfetta, referente CONI, ci ha proposto di ospitare gare di atletica in area Parco. Ed è chiaro che gli operatori verranno coinvolti in questo processo che è finalizzato molto anche alla internazionalizzazione della nostra offerta. Il fine ultimo è portare sul mercato estero un pacchetto completo in termini di turismo esperienziale.

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