Non convince alcuni ambientalisti la decisione assunta dall’ente Provincia di Foggia e del Parco nazionale del Gargano rispetto al progetto, presentato dall’impresa Baia Camping Village spa, di riqualificazione e di messa in sicurezza di alcuni terrazzamenti artificiali esistenti, finalizzati al posizionamento di 90 case mobili a Peschici, nella splendida località San Nicola. Si tratta dell’adeguamento e ampliamento dello storico Centro turistico San Nicola, che esiste sin dagli anni Settanta, premiato tempo fa come uno dei primi 20 camping europei. La Provincia, con atto a firma del dirigente del Settore ambiente Antonello De Stasio, lo scorso 22 dicembre ha deciso di non assoggettare alla procedura di valutazione appropriata l’istanza di valutazione d'incidenza ambientale relativa al progetto. L’istanza fu presentata ad agosto scorso dall’impresa di Mario Vezzola, con sede a Salò nel Bresciano, con elaborati progettuali inerenti alla valutazione di incidenza ambientale – 1° livello (fase di screening) a firma dell’agronomo e forestale Agapito Santucci. “Per adeguare la struttura turistica, il Centro turistico San Nicola, si è deciso di iniziare con la messa in sicurezza del territorio, in particolare, nella zona centrale dove insistono i terrazzamenti artificiali, realizzati con muretti in pietra, allettati con malta cementizia, di altezza variabile, di vecchia fattura e privi di qualsiasi rilevanza storico-artistica. I terrazzamenti furono costruiti nei primi anni ’70 per ottenere una migliore stabilità del pendìo e al tempo stesso ottenere dei piani per posizionare le tende e i mezzi di pernottamento degli ospiti”, si legge nel progetto. L’area oggetto dell’intervento, che avverrà con pietra locale, riguarda la zona centrale del complesso turistico per un’estensione pari a 18.290 mq. “Dalle risultanze, dell'istruttoria tecnico-amministrativa finalizzata al rilascio del parere sulla valutazione di incidenza ambientale, effettuate dall’Ufficio competente della Provincia di Foggia e da quelle dell’ente Parco nazionale del Gargano, le tipologie d’intervento proposte sono tali da non determinare incidenze negative e/o dirette sui siti Natura 2000 né degrado di habitat e/o di specie di interesse comunitario” e “si ritiene che il progetto, sebbene non direttamente connesso con la gestione e conservazione della ZSC “Manacore del Gargano”, non possa determinare incidenza significativa ovvero non pregiudicherà il mantenimento dell’integrità del sito”, scrive De Stasio. Quanto all’ente Parco, nel parere favorevole reso dal responsabile dell’Area gestione risorse naturali Angelo Perna e dal direttore facente funzioni Vincenzo Totaro, si spiega che l’area interessata dal progetto ricade all’interno della perimetrazione del Parco (zona 2), nella Zona di Conservazione Speciale “Manacore del Gargano”.
È previsto il taglio di circa 100 piante di eucalipto e pino d’Aleppo, considerate pericolose per la pubblica e privata incolumità per via di forte inclinazioni, diffusi seccumi e condizioni fitopatologiche precarie. Saranno sostituite tramite la messa a dimora di latifoglie autoctone, quale il leccio, piante già pronte con altezza di circa 3 metri. Nella zona nord dei terrazzamenti si interverrà con opere di messa in sicurezza e di manutenzione straordinaria di una strada di collegamento ai terrazzamenti; per tali lavori sono stati scelti materiali drenanti, autobloccanti in calcestruzzo vibrocompresso allettati con sabbia con interposizione di un geotessuto filtrante di separazione dalla massicciata sottostante; come elemento di protezione per i terrazzamenti sarà realizzata una staccionata in legno di castagno tipica della zona di altezza pari a un metro. I muretti saranno realizzati con sezione variabile; sulla parete interna del muro verrà posato materiale drenante per favorire la fuoriuscita dell’acqua in eccesso; l’area di intervento ha un’estensione pari a 18.290 mq ed è già adibita a terrazzamenti per la sosta di camper, roulotte e tende. Inoltre saranno posizionati 90 allestimenti mobili di pernottamento. L’ente Parco, nel dare il proprio placet in ordine alla valutazione di incidenza ambientale, ha elencato alcune condizioni e prescrizioni, chiedendo che le piante da utilizzare appartengano a specie autoctone e derivino da ecotipi locali di provenienza certificata, che l’abbattimento delle piante non avvenga nel periodo di nidificazione della fauna aviaria (15 marzo-15 luglio), di assicurare l’assoluto rispetto dei siti di rifugio e nidificazione della fauna presente, che il progetto sia realizzato nel più rigoroso rispetto per l’ambiente, che eventuali impregnanti per il trattamento del legno di castagno siano esclusivamente del tipo a base acquosa e infine che una volta terminati i lavori si garantisca lo smantellamento tempestivo del cantiere con lo smaltimento di materiali e rifiuti. “Dal mio punto di vista andava fatta la valutazione appropriata rispetto all’incidenza ambientale”, dice a l’Attacco il naturalista foggiano Vincenzo Rizzi (federazione nazionale Pro Natura). “In primis perché ci troviamo nella Rete Natura 2000, poi perché è un grosso intervento trattandosi del posizionamento di 90 unità abitative e dell’abbattimento di 100 alberi. Mi sembra alquanto riduttivo sostituire alberi di 30 anni, se non di più, con alberelli di 2-3 metri. Non ci siamo assolutamente. Il problema è l’ente Parco che, rilasciando il proprio parere favorevole, ha creato un vulnus anche per l’ente Provincia. Bisognava fare la valutazione appropriata prevedendo adeguate misure di compensazione e, vi sta la presenza di fauna, serviva una maggiore attenzione rispetto a progettazione ed analisi. Insomma, uno studio più appropriato. Peraltro, c’è anche una contraddizione in termini rispetto all’abbattimento degli alberi con le prescrizioni emesse dalla Soprintendenza. Quindi il chiaro non mi sembra del tutto chiaro”, conclude Rizzi.
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