A distanza di quindici anni dalla sua entrata in esercizio, dal 2021 il Comune di San Severo non ha alcun vantaggio ad “ospitare” l’impianto termoelettrico a ciclo combinato En Plus sito in località Ratino. Per quanto non siano mai state rese note le compensazioni ambientali di cui il Comune beneficiasse, dalla scadenza della convenzione decennale stipulata dall’ente comunale con la società proprietaria nel 2011 è certo come non esista più alcuna ricaduta positiva sulla città. A confermarlo è lo stesso responsabile dell’Area IV – Lavori Pubblici, Politiche Ambientali e Servizi alla città, l’ingegnere Benedetto di Lullo. Che, rispondendo alle domande de l’Attacco, ha aggiunto come il recente intervento che ha incrementato di 43 MW, dai 400 iniziali, la potenza dell’impianto non è di competenza del Comune perché “qualsiasi modifica, alterazione e trasformazione è soggetta ad un procedimento di valutazione, anche abbastanza complesso, di competenza ministeriale”. Per cui, è il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) l’ente competente in materia. Mentre sulle compensazioni ha dichiarato che queste “sono state tutte esaurite” e che fossero “sotto il profilo della gestione del verde e degli interventi pubblici”.
Michele Santarelli, Sindaco di San Severo dal 2004 al 2009, si oppose fermamente alla realizzazione dell’impianto, considerando la centrale termoelettrica un danno per l’economia locale, in considerazione di un territorio a forte vocazione agricola, e un male per la salute dei cittadini. “Il progetto partì con l’amministrazione Giuliani nei primi anni 2000 – racconta a l’Attacco l’ex Sindaco socialista facendo memoria storica –. Cominciai ad oppormi prima in qualità di consigliere, continuando poi quella battaglia nelle aule giudiziarie anche da Sindaco. Non firmai mai la convenzione, che venne siglata solo nel 2011 con l’amministrazione Savino”. “A distanza di vent’anni, posso affermare con certezza che non c’è stato alcuno sviluppo, come invece si prometteva allora: un quasi nullo aumento dell’occupazione e un’inconsistente ricaduta positiva sui nostri imprenditori. Mentre ha inciso, negativamente, sulla salute dei cittadini”, ha ribadito Santarelli. Gli interrogativi avanzati dall’ex primo cittadino sono numerosi: “Vengono effettuati dei controlli? Quanto incide sulla nostra salute? Ci sono le centraline per rilevare le microparticelle sprigionate nell’aria? C’è l’attenzione degli enti preposti? Il Comune di San Severo esercita una funzione di controllo?”. L’avvocato Angelo Masucci, oggi consigliere comunale d’opposizione e già candidato Sindaco, seguì il giudizio contenzioso che ci fu al TAR contro la realizzazione della centrale con l’amministrazione Santarelli. E a l’Attacco ha ricordato tutte le tappe che portarono alla stipula della convenzione tra il Comune ed En Plus. “Con i giudizi pendenti, le banche non avrebbero emesso i finanziamenti, per cui la società non avrebbe potuto realizzare la centrale – ha affermato l’avvocato sanseverese –. Il loro interesse era chiudere tutto. Così, hanno fatto una transazione di qualche milione di euro al Comune con la quale hanno estinto i giudizi in corso, accollandosi anche tutte le spese legali”. Per il già candidato al Consiglio regionale è difficile ricordare con precisione i compensativi che il Comune di San Severo avrebbe ricevuto con la stipula della convenzione, in quanto non interessato alla parte politica. Ma ha aggiunto: “A seguito di questi giudizi che avevamo sollevato, la Regione Puglia aveva chiesto con un atto formale la revoca dell’autorizzazione al Ministero, che però non venne mai considerata”. “Il progetto nacque con l’amministrazione Giuliani e, in seguito, subì gli effetti del decreto “sblocca centrali”. Durante l’iter autorizzativo ci fu il grande blackout di New York e la crisi energetica a livello globale. Per cui, a livello nazionale si decise che si sarebbero dovuti sbloccare con una certa urgenza i progetti per la produzione di energia elettrica. In ogni caso, con una riconversione delle centrali a carbone in centrali a turbogas e quindi meno impattanti – ha ricordato Masucci –. Il nostro problema è che non si trattava di una centrale già esistente e da riconvertire, ma una nuova e importante dal punto di vista della potenza. Per di più in un territorio a vocazione agricola e quindi con seri rischi per la produzione nelle aree circostanti all’impianto. Così come per la salute. Difatti, si dibatteva del rischio di tumori per l’immissione di polveri sottili”. Chi altro si oppose alla convenzione nel lontano 2011 fu l’avvocato Luigi Damone, che espresse un netto No sottolineando tutte le inadempienze dell’amministrazione Savino, e formulando una serie di interrogativi relativi alle compensazioni e ai ristori che il Comune avrebbe dovuto ricevere. Intervistato da l’Attacco, ci ha tenuto a precisare come la battaglia portata avanti durante il suo passato politico non gli appartenga più da molti anni. “Era un periodo diverso da quello attuale. Oggi le compensazioni ambientali sono state per fortuna disciplinate – ha evidenziato Damone –. Era su questo discorso che vertevano i nostri tentativi di approfondire ed informare la cittadinanza”. In chiusura, ha ribadito come reputi inutile sollevare una nuova polemica a distanza di così tanti anni e che ormai serva solo come esercizio storico. l’Attacco, venuto a conoscenza del termine della convenzione da ormai cinque anni, ha telefonato l’ex Sindaco Francesco Miglio per approfondire le motivazioni che ne hanno portato a un non rinnovo, considerato il suo mandato dal 2014 al 2024. Ma il telefono dell’ex primo cittadino ha squillato a vuoto, lasciando in sospeso alcuni interrogativi che se avessero trovato risposta avrebbero definitivamente chiarito, magari anche sulla questione delle compensazioni ambientali, la situazione relativa alla centrale En Plus di San Severo. L’ente comunale è stato definitivamente estromesso dalla partita affaristica ambientale. Anche la Regione Puglia sembrerebbe avere solo una flebile voce in capitolo. È il Governo nazionale a rispondere degli impatti ambientali dell’impianto. E la posta in gioco sembrerebbe essere troppo importante per mandare tutto all’aria. A rimetterci è sicuramente la comunità, che deve fare i conti con l’ecomostro di contrada Ratino senza che da questo se ne tragga alcun beneficio: né interventi strutturali o manutentivi per la città né riduzione delle spese per i consumi energetici. Anzi, sono esclusivamente negativi gli aspetti concernenti la centrale termoelettrica: rischi per la salute e per la filiera agroalimentare.
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