Post Covid, “L’osservazione lascia ben sperare. Si guarisce dopo qualche mese”

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Sono già circa 2 mila gli accessi registrati presso i due ambulatori del Policlinico Riuniti di Foggia che monitorano

i pazienti post Covid, ad un anno e mezzo esatto dalla loro attivazione. Per la precisione un ambulatorio opera presso la struttura complessa di malattie dell’apparato respiratorio universitaria, al D’Avanzo, l’altro presso la struttura di malattie infettive universitaria, nella palazzina dedicata.

Il servizio prende in carico i pazienti guariti dal coronavirus. Il Pca (Pacchetto ambulatoriale complesso aziendale) è ciclico con un massimo di otto accessi. La prescrizione è eseguita dal medico specialista al momento della dimissione ospedaliera. Il follow up è effettuato dal reparto che per primo ha preso in carico il paziente. Durante il day service, i pazienti effettuano, oltre la visita, anche i controlli dei tamponi, della sierologia e, a cadenze prefissate, anche la Tac torace qualora fosse necessaria. Per ogni paziente preso in carico, viene individuato il percorso diagnostico idoneo, cioè gli esami opportuni in relazione all’andamento dell’infettività, dell’evoluzione anticorpale, delle condizioni cliniche nonché delle possibili sequele. Per le visite viene osservata la tempistica di 1, 3, 6 e 12 mesi dal giorno della dimissione.

Obiettivo del servizio è il monitoraggio e, ove occorre, il trattamento della cosiddetta sindrome Post Covid che è, in base a una definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’insieme delle conseguenze a lungo termine sulla salute causate dall’infezione da coronavirus.

Dopo aver contratto anche in forma leggera il virus e dopo la negativizzazione, infatti, il 35% dei pazienti ha riscontrato di non essere tornato al precedente stato di salute (dati Centers for Disease Control and Prevention, Usa). Nei pazienti Post Covid, e specialmente in quelli Long Covid (in cui sintomi e disfunzioni persistono a più di 2 mesi dall’infezione iniziale), le problematiche vanno tenute sotto controllo e trattate al fine di scongiurare l’insorgenza di patologie, cronicizzazioni o peggioramenti di comorbidità.

Stanchezza, tosse, congestione o fiato corto, perdita di gusto o odorato, mal di testa, dolori muscolari, diarrea, nausea, dolore toracico o addominale, stato confusionale e perfino disturbi mentali: sono solo alcuni dei sintomi più diffusi del Post Covid che compromettono considerevolmente la qualità della vita di chi ne viene colpito. Ecco perché il servizio offerto dall’ospedale foggiano è molto importante e particolarmente apprezzato dai fruitori.

“Tutti i pazienti che accedono all’ambulatorio Mar fanno la visita pneumologica, le prove di funzionalità (es, la spirometria), il prelievo per gli esami ematochimici e l'elettrocardiogramma, poi a seconda dei casi e dei sintomi riferiti dal paziente, è possibile fare una Tac del torace ed eventualmente un ecocardiogramma, a seconda della valutazione del medico”, ha spiegato a l’Attacco Donato Lacedonia, pneumologo referente dell’ambulatorio della sc di malattie dell’apparato respiratorio universitaria.

Sono circa stati 700 gli accessi al servizio, per un totale di circa 500 pazienti, alcuni dei quali passati più volte alla visita e quello che l’equipe sta osservando in linea di massima è che trascorsi tra i 6 e i 12 mesi, la maggior parte dei soggetti ritorna alla normalità, sia da un punto di vista respiratorio che con gli esami.

“I primi 6 mesi dopo il Covid – ha aggiunto lo specialista - sono quelli in cui è più facile trovare pazienti che hanno ancora dei sintomi o delle alterazioni agli esami, successivamente questa fetta di pazienti diventa molto più bassa, vale a dire che meno del 10% ha ancora sintomi e problemi respiratori. Ma nell'ambito di questo percorso individuiamo spesso pazienti che hanno anche delle conseguenze psicologiche, che presentano ansia o depressione e disturbi del sonno. In questo caso è attivo un percorso con il supporto di psicologi che seguono il paziente”. Secondo le esperienze nei due ambulatori i pazienti della prima ondata in particolare hanno subito le ripercussioni più pesanti dal punto di vista piscologico, innanzitutto per la maggiore paura, essendo una malattia nuova e pressoché sconosciuta e poi perché molti in quello stesso periodo hanno subito dei lutti causati dal Covid. Sul piano clinico invece non sembrerebbero esserci differenze, neppure legate alle varianti che nel frattempo si sono avvicendate, anche se per ora ci si è fermati sostanzialmente a pazienti affetti dalla Delta, quasi nessuno con Omicron.

Così come sono ancora pochi i pazienti in follow up che si sono ammalati nonostante il vaccino. “Al momento abbiamo un 10% circa dei pazienti ricoverati vaccinati e in linea di massima stanno abbastanza bene – ha precisato Lacedonia -, solitamente i pazienti vaccinati ricoverarti sono per lo più anziani e con più comorbidità. Per quanto riguarda il Post Covid vedremo anche su di loro cosa succederà, ora è prematuro dirlo. Certo, avevamo ipotizzato di ridurre il servizio di follow up, considerato che stavamo andando verso una diminuzione dei casi ma con questa nuova ondata probabilmente lo implementeremo o comunque quantomeno lo manterremo agli stessi livelli attuali”.

Sono due i medici dedicati al servizio dell’ambulatorio Mar più altri che fanno i turni in base alle necessità, c’è poi un infermiere dedicato e altri che invece sono a rotazione. Le visite vengono eseguite due giorni a settimana ma i pazienti accedono due volte, la prima per prelievi e tampone, la seconda per la visita vera e propria, quindi di fatto 4 giorni su 5 sono dedicati ai pazienti con Post Covid.
L’osservazione lascia ben sperare: “Abbiamo visto gli effetti nella maggior parte dei casi ad un anno di distanza, non possiamo escludere che con il tempo ci siano dei residui che si manifestino negli anni successivi, lo vedremo ma per ora è un problema che tende a migliorare nella stragrande maggioranza dei pazienti, tutti i sintomi, la stanchezza, l’affanno come dicevo, tendono a migliorare entro sei mesi, quindi siamo abbastanza tranquilli”, ha concluso Lacedonia.

Con 3 infermieri dedicati più il personale del reparto e i 9 medici del modulo 3 che si alternano nel servizio, il secondo ambulatorio che gestisce i casi di Long Covid ha già superato i 1200 pazienti esaminati, tra questi anche il 50% di ammalati che non sono stati ricoverati, un dato molto importante che ha permesso di vedere cosa fosse successo ai contagiati curati a casa.
“Quando siamo andati a studiare l'ecocardiogramma effettuato ai nostri pazienti abbiamo notato che oltre il 50% delle persone controllate avevano degli esiti relativamente all'interessamento del miocardio con pericardite – ha sottolineato Sergio Lo Caputo, specialista infettivologo dell’ambulatorio -. Un dato noto in letteratura che giustifica la ripresa un po' più lenta registrata in alcune persone e che conferma che il Covid è una malattia sistemica, pur essendo prevalentemente polmonare”.

Non esiste un protocollo o una cura specifica per il Long Covid e per questo “molto spesso c'è anche una speculazione, da parte di chi consiglia multivitaminici o altri integratori che in realtà possono fare relativamente poco – ha evidenziato Lo Caputo -. Ecco perché il servizio ambulatoriale è estremamente utile, parliamo di una patologia che tutto sommato stiamo conoscendo adesso ed effettuare controlli su un numero importante di casi, studiati per bene valutando realmente i problemi che possono insorgere, è molto importante. Sostanzialmente tutto si risolve nel giro di qualche mese, chi prima, chi dopo e diciamo che il problema non ci preoccupa, però stiamo parlando di persone che prima erano assolutamente sane e che per 6-9 mesi dopo la malattia si portano dietro qualche sintomatologia che può creare dei fastidi, a differenza della banale influenza che, una volta guarita, non lascia conseguenze con un rapido ritorno alla forma fisica pre malattia”.

Ragion per cui, semmai ci fosse ancora la necessità di ripeterlo: è sempre meglio non ammalarsi e non sottovalutare il coronavirus. “Senza usare giri di parole e le solite frasi per invitare a vaccinarsi, abbiamo visto persone giovani che hanno avuto miocarditi o pericarditi e se non si è in forma la malattia può creare più di una difficoltà”.

Ora sono gli stessi pazienti che chiedono di poter accedere al servizio anche oltre i 12 mesi previsti e i numeri sono così alti che il personale fa fatica a recepire tutte le richieste. Ecco perché, secondo Lo Caputo il servizio è destinato ad essere implementato: “Come centro universitario naturalmente faremo tutta una serie di ricerche di tipo immunologico per capire chi presenta i reliquati e se questo è correlato a qualche tipo di risposta; sarà necessario inoltre occuparsi di come agire nelle fasi inziali della malattia. Questo ambulatorio è molto utile e in quanto tale sarà sicuramente implementato. Anche dal punto di vista umano, ritroviamo pazienti assistiti nel modulo 3 che ci hanno conosciuti mascherati e bardati e che ora possono vederci con la sola mascherina, si affidano a noi e questo è molto bello”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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