L’insostenibile effetto limbo della pandemia sui giovani. “Stop and go continui tolgono stimoli”

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La sveglia la mattina, le solite mura che accolgono il trillo di un giorno che comincia. La luce del sole o la lattiginosa meraviglia di un cielo grigio.

Un mondo in silenzio fuori dalla finestra, come se le prime luci dell’alba, dove è il sonno a scandire i passi della notte, si protraessero eterne. Chiunque abbia visto il telefilm “Rain” ora comprende il sentirsi in trappola, bloccati dietro pareti che fungono da scudo contro i virus del mondo. Gli oltre 7 miliardi di individui che popolano il globo hanno visto la propria vita interrotta, entrando in una serie televisiva di cui si conosce l’inizio, ma il cui finale è discretamente nascosto per concorrere con “Beautiful”.

Il mondo in pandemia ha scrostato il vagabondare frenetico delle persone, arrestando però bruscamente i movimenti tipici di una routine. Questa si è così trasformata in un ciclo ininterrotto di silenzi, suoni contenuti e uscite a cenare sul balcone di casa, ancora bloccati dal lockdown. Ad oggi la situazione sembra più smorzata, meno rigida, ma il “contenimento” di quella routine consolidata in secoli di storia ora pesa con prepotenza. A strappare gemiti di frustrazione è il limite imposto alla libertà, in un senso pratico dovuto a nuove regole sociali che oggi definiscono i rapporti con se stessi e con gli altri, con l’ambiente e le macchinazioni dell’universo.

Per quanto il Covid abbia migliorato e da un lato peggiorato alcune abitudini, la riflessione che avvolge i giovani adulti non è l’atto pratico che segue una uscita con gli amici, quanto il senso dietro quell’incontro. Il significato che lo stare insieme porta, come uno stimolo continuo a interrogarsi e a mettersi in discussione. In relazione agli altri e all’ambiente spesso si ricevono gli stimoli per affrontare quello che orbita all’interno di un individuo, segnando passaggi importanti, ma anche agevolando il cambiamento stesso. Interrogarsi oggi è più complesso, vive un periodo storico privo di stimoli, scandito solo dalle classifiche sui contagi del giorno, che da un lato porta a riflettere e a chiedere quale sarà il risultato di questa situazione.

“Nel mio caso, da un punto di vista sociale, ha influito e dovendo rispettare le regole dovute alla limitazione dei contatti sociali, gli incontri con gli amici avvengono sporadicamente, ma non ci sono più quei ritrovi con tante persone – spiega la psicologa Marisa Minuti a l’Attacco -. Si è ridotta la socialità. C’è la paura che possa esserci un rialzo di positivi, proprio perché per via delle notizie che ci propinate, ci si limita a stare in famiglia, dove c’è contatto quotidiano”.

A raccogliere una valenza per il benessere della persona è anche la salute mentale, che nei giovani oggi è provata, segnata dalla pandemia, dall’inesperienza dell’altro. Conoscere gente al giorno d’oggi è una partita a scacchi, in cui non si conoscono i pezzi perché travestiti da una affettata cordialità marchiata di educazione. Vivere le relazioni sociali è una continua sfida, un approccio quotidiano allo sviluppo dell’identità e al rafforzamento del carattere. Questo è notoriamente venuto meno nel corso degli ultimi due anni, incrementando un livello di stasi emotivo su cui oggi, dicono gli esperti, bisognerebbe riflettere.

Sul tema interviene anche la psicologa Tiziana Carella. “Gli effetti più forti li ho visti sugli adolescenti – dice a l’Attacco -. Nella fase successiva, quella dai 20 ai 30 anni, ci sono altri obiettivi di vita e si cerca di strutturare un futuro che vada verso una direzione professionale e lavorativa. Diventa difficile orientarsi nelle scelte, perché vengono a mancare quelle possibilità che possono metterti a confronto con quello che potrebbe essere la tua vita futura. Quelle che sono mancate tanto sono le relazioni nuove, la possibilità di socialità con gli altri si è ridotta, cosa che ha quindi limitato gli stimoli. Mi sembra siamo in una sorta di effetto yo-yo, passando da un periodo libera tutti alle restrizioni con la difficoltà a ritornare ad essere più prudenti. Questo fa subentrare l’effetto yo-yo anche dal punto di vista emotivo, da un lato ci si lascia andare ad una esperienza emotiva forte e dall’altra scatta la paura che possa succedere qualcosa. Questo è l’effetto limbo che indica il bisogno di fermarsi. Penso che dobbiamo imparare ad adattarci a questo. È vero che abbiamo la capacità di poterci adattare a qualsiasi situazione, ma è come se stessimo vivendo degli stop and go, per cui ci imponiamo una sorta di adattamento continuo – aggiunge -. Avremmo bisogno di stimoli di crescita. Quella dai 20 ai 30 anni è un’età delicata, incontrando gli altri si ha la possibilità di vedere cosa significa fare un lavoro piuttosto che un altro, dando la possibilità di calibrarsi. Portiamo tutti addosso una forte stanchezza, per cui riusciamo ad essere meno stimolati per l’altro. Siamo un po’ fiacchi. La risposta va calata su ogni persona, ci sono cose in generale che possono andar bene per tutti, come ad esempio leggere, vedere una serie, riscoprire il contatto con la natura”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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