Non solo raffreddati o timorosi del Covid al pronto soccorso del Riuniti. “Ci sono anche i codici rossi”

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“Ho malauguratamente avuto bisogno di recarmi al pronto soccorso del Policlinico Riuniti di Foggia nei giorni di festa, gli stessi durante i quali la professoressa Paola Caporaletti, primaria della struttura dedicata all’emergenza urgenza, invitava i cittadini a non affollare il presidio ospedaliero in presenza di sintomi lievi o per paura o semplicemente per farsi fare tamponi in ospedale. Ebbene, dalla mia esperienza diretta posso dire di non aver visto casi di persone che erano là per futili motivi”, così inizia la testimonianza di Mario (nome di fantasia a tutela della privacy dell’interessato) che a l’Attacco ha voluto raccontare la sua giornata al pronto soccorso del capoluogo.

L’uomo è stato vittima di un infortunio che gli ha causato una lesione piuttosto importante e che ha richiesto anche un intervento chirurgico. In ragione di questo evento Mario ha trascorso molte ore al Policlinico, tempo che gli ha consentito, giocoforza, di assistere a quello che accadeva intorno a lui agli altri pazienti.

“Gente con raffreddore, con la febbre o con il sintomo della paura del Covid io non ne ho vista – aggiunge Mario -, invece ho visto persone in arrivo con un codice rosso, costrette ad aspettare in ambulanza in attesa di essere sottoposte al tampone antigenico prima di essere sbarellati. In caso di esito negativo a questo primo test, ai pazienti vengono prestate le prime cure e se serve il ricovero è necessario effettuare il tampone molecolare, il cui esito è disponibile solo dopo 5 o anche 6 ore. Questo è chiaramente un protocollo standard di sicurezza che riguarda tutti i pazienti ma in questo modo è evidente, a mio avviso, che la situazione diventa molto difficile da gestire, soprattutto per le persone con patologie più gravi. Allora mi chiedo: perché non accelerare i tempi e non fare i tamponi antigenici già in ambulanza lungo il tragitto, in modo da arrivare in ospedale con un primo test fatto e non fare aspettare nel mezzo di soccorso la persona malata, con tutti i rischi che questo comporta?”.

Rischi e tempi più lunghi, Mario stesso infatti si è recato di mattina in pronto soccorso ed è stato ricoverato a metà pomeriggio. “Sicuramente il mio caso era meno grave, anche se importante, rispetto ai codici rossi: quella mattina ce n'erano quattro”. L’uomo riferisce inoltre di non aver potuto fare a meno di notare anche la confusione in reparto, anche se nel giorno del suo accesso non vi era molta gente in pronto soccorso. “Ho riscontrato la presenza di molti paramedici, infermieri e operatori socio sanitari ma soltanto due dottori, i primi non possono fare molto se non sono i secondi a vedere i pazienti ed eventualmente a somministrare le cure. In ogni caso ribadisco quello che ho potuto notare: chi si reca al pronto soccorso ne ha davvero bisogno, senza contare che in tutti c'è la paura di contagiarsi proprio in quel luogo in cui si riuniscono molte persone tra cui forse ci sono anche dei positivi, nonostante sia obbligatoria la mascherina e nonostante ci siano delle sanificazioni. Penso che questo sia giusto sottolinearlo”, ha precisato Mario.

Che ci sia un problema di carenza di medici è stato già ampiamente messo in luce su queste colonne anche nei giorni scorsi. Sarebbe questa una delle cause per le quali non è stato ancora attivato il nuovissimo pronto soccorso del dipartimento dell’emergenza urgenza, il Deu, realizzato appositamente per efficientare il servizio. La direzione strategica ha peraltro diffuso una circolare attraverso cui ha disposto che i medici di tutti i reparti debbano prestare turni in pronto soccorso per sopperire alla mancanza di specialisti in organico. Un provvedimento che non ha colto il favore di tutti i dottori.

Quanto agli accessi, secondo le rilevazioni dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, negli ultimi venti giorni gli arrivi complessivi nei pronto soccorso pugliesi sono stati altalenanti con pochi picchi durante le feste (il numero più alto di accessi è stato registrato il 28 dicembre con 3.024 utenti, 271 dei quali sospetti Covid) e un trend in flessione negli ultimi 3 giorni monitorati (8, 9 e 10 gennaio), lunedì scorso ad esempio gli accessi totali nei pronto soccorso pugliesi sono stati 1.738, 219 dei quali sospetti Covid. Al contrario gli accessi di sospetti Covid sono nello stesso periodo di fatto più che raddoppiati passando dal 5/6% dell’ultima decade di dicembre ad oltre il 12% degli ultimi giorni.

Un dato confermato su queste colonne dagli operatori del 118 che hanno segnalato un aumento delle richieste di soccorso per sintomi da coronavirus.

“Le persone non vanno a cuor leggero in ospedale – ha concluso Mario -, sanno benissimo che è importante non intasare le strutture ma per contro sarebbe giusto e logico applicare delle formule che agevolino gli utenti ad avere le cure di cui hanno bisogno”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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