La storia infinita del peggior reparto dei Riuniti documentata negli articoli de l’Attacco

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l’Attacco si è occupato ripetutamente ed in più occasioni dei pesanti disagi che si trascinano irrisolti da anni e che hanno concorso a rendere i reparti di Ginecologia e Ostetricia ospedaliera ed universitaria due dei peggiori in assoluto del Policlinico Riuniti. La prima denuncia documentata risale al 18 maggio 2018, quando il professor Luigi Nappi e il dottor Francesco Saverio De Matthaeis, insieme ai 24 medici in forza alle due strutture, firmarono un documento in cui si parlava di “macroscopiche carenze strutturali ed igienico-sanitarie

dovute al mancato adeguamento agli standard organizzativi, strutturali e tecnologici richiesti dalla complessità dei protocolli degli interventi e delle prestazioni erogate, con l’aggiunta di un non adeguato numero di operatori in organico per fare fronte ai carichi di lavoro di quella che per numero di nascite e bacino di utenza risulta essere la prima struttura ospedaliera ginecologica in Puglia ed una delle prime del sud Italia”.

Enormi i disservizi per le degenti, bagni pochi, rotti e sporchi da usare in comune, rischi igienici altissimi per insufficiente pulizia dei locali, rumori molesti e continui per l’eterno cantiere dei lavori per la messa in sicurezza del corpo di fabbrica, condizionatori fuori uso in inverno ed in estate, sale parto e travaglio con gravi carenze e criticità, escrementi di piccioni disseminati un po’ ovunque, infiltrazioni d’acqua, obsolescenza delle attrezzature, ascensori rotti, computer non funzionanti.

Intervistata da l’Attacco, l’allora direttrice sanitaria Laura Moffa rispedì le accuse ai mittenti e così difese le scelte dell’Azienda: “Si sta compiendo un processo di consolidamento strutturale, riqualificazione degli ambienti, ammodernamento tecnologico e innesto di nuovo personale attraverso la procedura concorsuale avviata proprio in questi giorni” annunciando nuovi acquisti di attrezzature, potenziamento del numero di medici in organico, e pur elogiando l’operato di tutta l’equipe (che fu però raggiunta da un richiamo da molti ritenuto ritorsivo) ritenne infondati tutti gli allarmi sulla pessima condizione igienica, appellandosi alla inevitabile complessità (con annessi disagi) che un’azienda in via di crescita e trasformazione era chiamata ad affrontare.

Stesso copione se non peggiore si ripropone nel giugno 2021, questa volta documentato anche da un reportage de l’Attacco al terzo piano del plesso Maternità di Viale Pinto. Ciò che emerge è un quadro da terzo mondo: pazienti disidratate che parlavano di “giornate infernali” traumatizzate dall’afa record che sfiorava i 40° e che cercavano sollievo portandosi i ventilatori da casa, casi di neonati in ipertermia, operatori e medici con le facce stravolte che si adoperano come meglio potevano trascinandosi nei corridoi roventi, invasione di scarafaggi nelle sale di ostetricia, zanzare in quantità, sale operatorie non refrigerate in cui l’aria stantia superava i 30°, “che rappresenta una condizione assolutamente non idonea allo svolgimento di interventi di chirurgia media e maggiore, con elevato rischio di infezione” misero per iscritto i medici dirigenti delle strutture di Ortopedia e Traumatologia Universitaria ed Ospedaliera, Neurochirurgia che condividevano l’utilizzo sale operatorie site al 3° piano del Plesso Maternità.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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