Minacce, insulti e aggressioni. La dura vita degli infermieri: eroi durante il Covid, ora abbandonati e senza contratto

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Abnegazione e senso del dovere hanno permesso agli infermieri del Pronto Soccorso di Foggia e a tutti gli infermieri di garantire il mantenimento delle prestazioni sanitarie ordinarie e di urgenza-emergenza e di salvare molte vite umane, nonostante tutto. Eppure “qualcuno dimentica in fretta purtroppo i maltrattamenti verbali e fisici (minacce, insulti ed aggressioni) nei confronti de sanitari sono all’ordine del giorno- denunciano dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Foggia - una situazione divenuta insostenibile che rischia di mettere in ginocchio il servizio di Pronto Soccorso perché gli infermieri, medici ed operatori sanitari sono esausti, sfibrati ed il rischio di abbandono della professione o di richiesta di trasferimento in altro reparto è concreto”.

Dalla ricerca CEASE-it (Violence against nurses in the work place) conclusa ad aprile 2021 su iniziativa della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), il 32,3% degli infermieri, pari a circa 130mila professionisti, nell’ultimo anno, ha subito violenza durante i turni di lavoro. Ma 125mila casi sono casi sommersi. Nel 75% le vittime sono state donne e la provincia di Foggia conferma questo triste primato.

“Il problema relativo al pronto soccorso di Foggia è sotto gli occhi di tutti - spiega a l’Attacco il presidente dell’Ordine foggiano Michele Del Gaudio – quello succitato è uno studio svolto da ben 8 università italiane che ha portato a risultati incredibili e insostenibili. Il dato sui casi totali indica un aspetto importante: quasi tutti i colleghi infermieri che prestano attività in strutture pubbliche e private sono state raggiunte da un qualche tipo di violenza: lavoratori che non si sentono tutelati, soprattutto nel foggiano”.

Di fatto la situazione del Pronto Soccorso del Policlinico di Foggia è ormai al limite della sopportazione umana perché quegli infermieri, considerati eroi durante la pandemia, il periodo più buio e triste degli ultimi anni, sono donne e uomini con sensibilità e sofferenze come tutti gli umani, portati da questa situazione ad una condizione di burn-out. Una sofferenza resa ancor più complicata dalla grave carenza di personale, che costringe a ritmi di lavoro massacranti con turni serrati al limite delle condizioni contrattuali e legislative previste.

“I numeri sono molto importanti nel foggiano – aggiunge Del Gaudio – lì dove una volta c’erano 34/35 medici ora ce ne sono 18. È quindi evidente che far fronte alle esigenze di un territorio con appena la metà dell’organico è un serio problema ormai sollevato sul piano regionale e nazionale”.

Carenza del personale e mala gestione dei servizi non fanno altro che creare ulteriori frizioni. “La disorganizzazione o la non oculata gestione del personale può evidentemente peggiorare una situazione già critica. La situazione infermieristica foggiana a seguito delle assunzioni fatte durante la pandemia- evidenzia – ma molti lavoratori stanno oggi aspettando indicazioni regionali che tardano ad arrivare e chissà se arriveranno mai. Questo porterà di certo ad un aggravio: pensate a quelli del 118 dove sono stati licenziati una ventina di infermieri. Molte ambulanze trasportano oggi soccorritore e autista senza un infermiere”.

Da qui l’esigenza di proporre con forza soluzioni immediate, primo fra tutti “la stabilizzazione del personale avente diritto – concludono dall’Ordine - secondo quanto già definito dai vari disposti legislativi: Legge di bilancio per il 2022, disposizione che prevede che si possa assumere a tempo indeterminato, dal primo luglio 2022 al 31 dicembre 2023 le unità di personale del ruolo sanitario e gli operatori socio-sanitari, anche qualora non più in servizio, che siano stati reclutati a tempo determinato con procedure concorsuali e che abbiano maturato al 30 giugno 2022, alle dipendenze di un Ente del Servizio sanitario nazionale, almeno diciotto mesi di servizio, anche non continuativi, di cui almeno sei nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022; D.Lgs. n. 75/17 – il Decreto Madia prevede che le pubbliche amministrazioni abbiano facoltà, sino al 31 dicembre 2023 di procedere alla stabilizzazione del proprio personale precario in servizio dal 28/08/2015 sulla base di contratti di lavoro a tempo determinato che abbia maturato al 31/12/2022, alle dipendenze dell’amministrazione che procede alla stabilizzazione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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