Antonio Cavallo è diventato il simbolo della protesta delle famiglie che hanno i propri cari ricoverati nelle Rsa di Troia e San Nicandro Garganico gestite dal Gruppo San Raffaele che da qualche mese vivono una serie di criticità, legate soprattutto al braccio di ferro tra operatore economico e Regione per il riconoscimento al privato di tariffe più idonee all’assistenza che richiedono i pazienti presi in carico nelle strutture, dopo la riorganizzazione (al ribasso) disposta da Bari. Come è noto la crisi si trascina da tempo ed è sfociata nella decisone dell’operatore che gestisce le tre residenze per fragili in Puglia (la terza si trova a Campi Salentina in provincia di Lecce) di risolvere il contratto con le Asl e procedere ai licenziamenti del personale. Su sollecitazione dei sindacati, dei parenti dei degenti, dei Sindaci delle tre città e della politica si è attivato il tavolo di confronto ed è in corso una trattativa con il dipartimento salute e l’assessorato regionale. Nei giorni scorsi il Gruppo si è detto anche disponibile a fare un passo indietro ma solo a condizione che da Bari arrivino rassicurazioni affinché “si realizzi un’intesa con la Regione Puglia e Asl circa i livelli di remunerazione delle prestazioni”. Gli incontri si susseguono ma in attesa che dal punto di vista amministrativo la questione venga definita la preoccupazione delle famiglie riguarda l’assistenza fornita ai propri cari.
“A Troia – ha spiegato Cavallo che ha sua madre ricoverata in Rsa – ci troviamo in una situazione che peggiora sempre più: basti pensare che lo scorso fine settimana per 60 pazienti suddivisi in tre piani c’è stato un solo infermiere e 4 Oss. E’ ovvio che possa sfuggire qualcosa. C’è stato infatti un episodio che sarebbe potuto sfociare in qualcosa di terribile, se non ci fossi stato io e un altro parente a fermare due anziani che si sono presi a botte, facendosi del male, con ferite sanguinolente. Parliamo di persone estremamente fragili, anche dal punto di vista psichico, con patologie tipo Alzheimer e demenza senile che possono determinare scatti di violenza, come abbiamo sentito in altri casi di cronaca e richiedono sorveglianza e controllo serrati. In quel momento i pochi sanitari erano, giustamente, impegnati a fare il loro lavoro altrove. Per fortuna, ripeto, c’eravamo noi, altrimenti poteva scapparci il morto e di certo non ce la saremmo potuta prendere con i sanitari che stanno lavorando come bestie”.
E le cose con l’arrivo dell’estate sono destinate a peggiorare ulteriormente, ricorda Cavallo. “In struttura sono ricoverate persone per lo più non autosufficienti, c’è chi porta i pannoloni, chi è sempre allettato, chi è sempre seduto sulle sedie a rotelle, chi ha problemi di piaghe da decubito. Questi pazienti devono essere disinfettati, devono essere cambiati con frequenza. Sabato e domenica scorsi non si poteva entrare in struttura, perché c’era un forte odore di feci e urina. Quindi io chiedo che si assicuri almeno l'assistenza minima con il personale sufficiente per tutti. Stiamo andando incontro all'estate e le malattie possono proliferare, solo ieri ci hanno informati di un sospetto caso di scabbia. Mi rivolgo quindi alla Regione, alla Asl, a tutti coloro che hanno competenza: si trovi al più presto una quadra perché non si può andare avanti così”.
C’è poi la questione mensa che desta ulteriori preoccupazioni. “E’ stato deciso che il punto cottura di San Nicandro che prepara i pasti per i pazienti della stessa struttura e per quelli di Troia verrà chiuso. Il cibo sarà dispensato da un’azienda di catering che prepara pasti congelati. Oggi mangiano pietanze sane, preparate sul momento, in una cucina che è in condizioni ottimali, in cui gli alimenti vengono conservati in modo impeccabile, come accertato non più tardi di ieri dagli stessi funzionari della Asl Foggia che si sono complimentati per come è tenuta quella cucina. I nostri anziani, dopo una vita di lavoro e tasse, hanno diritto al meglio, perché privarli anche di questo?”.
Cavallo quindi si rivolge nuovamente al presidente Michele Emiliano: “Lo invito ancora una volta qui, affinché possa vedere con i suoi occhi qual è la situazione e possiamo confrontarci per trovare insieme una soluzione. Non è nostra intenzione fagli la guerra, vogliamo solo che i nostri cari non vengano abbandonati”.
Nel frattempo alle famiglie sono arrivate le tanto temute fatture con le quali il gestore chiede agli utenti di pagare somme a titolo di differenza tra quanto già versato e le nuove tariffe fissate dalla delibera regionale che nel frattempo è stata annullata dal Tar. Fatture già contestate tramite comunicazione dell’avvocato Giacomo Sgobba che segue la vertenza.
“Su che base normativa ci chiedono questi soldi? A me personalmente hanno chiesto di pagare 6 mila euro ma ci siamo già attivati per opporci a queste richieste”, ha precisato Cavallo che ha aggiunto, di nuovo rivolgendosi al governatore: “Ci aveva detto che più soldi avrebbero significato più servizi, noi siamo anche pronti a pagare di più ma non la metà della retta, anche perché nella maggior parte dei casi questi fragili hanno pensioni misere e il resto della somma è a carico delle famiglie”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).