Ci sarebbe più di un operatore economico privato interessato all’acquisizione di Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale voluto da padre Pio a San Giovanni Rotondo: è quanto trapela da fonti interne della struttura sanitaria di proprietà del Vaticano. Non avrebbe mai cessato di provarci ad esempio il Gruppo San Donato, uno dei più grandi gruppi di ospedali privati italiani, fondato e gestito fino a oggi dalla famiglia Rotelli. Il Gruppo non è nuovo a questo genere di acquisizione, nel 2012 soffiò allo Ior e al Vaticano l’ospedale San Raffaele di Milano, aggiudicandoselo per 405 milioni di euro. Ma sono anni che la stampa nazionale parla di questa operazione e ogni volta arriva la smentita da parte della Santa Sede che nega la possibilità di disfarsi di Casa Sollievo. Spunta oggi anche il nome dell’imprenditore Carlo De Benedetti, che in questi ultimi anni si è immerso nel business della sanità privata a pieno titolo. A dire il vero ad occuparsene sono i tre figli dell’ingegnere la cui holding, la Cir, controlla il gruppo Kos, attivo nel settore delle cliniche di lusso. Nel 2023 Kos ha registrato un aumento dei ricavi di oltre 741 milioni di euro, in crescita del 10%, due terzi dei quali dal settore pubblico. Con il 20% circa a testa dei ricavi, Lombardia e Marche sono le regioni più importanti per Kos, mentre il giro d’affari della Germania vale circa 220 milioni, frutto dell’acquisto della Charlestone che gestisce 52 residenze per anziani, con 4.200 posti letto. Il margine operativo si è attestato a 144 milioni, in aumento del 20%. Numeri destinati a crescere sulla base del nuovo piano industriale presentato a gennaio che prevede l’apertura di nuove strutture. La holding si occupa di gestione di strutture sanitarie di ricovero e cura, prevalentemente nel settore della terza età ed è presente in 11 regioni italiane e diversi Stati esteri con decine di strutture, 170 con oltre 13 mila posti letto. Si occupa non solo di anziani ma anche di riabilitazione, psichiatria e diagnostica. Il gruppo gestisce in concessione anche due strutture ospedaliere, quella di Suzzara, in provincia di Mantova, e Villa dei Pini nelle Marche, specializzata in cardiologia, oncologia e ortopedia.
C’è poi chi ritiene che vi sia un interessamento anche da parte di Aldo Patriciello, l’imprenditore molisano e europarlamentare leghista patron della Sanatrix, casa di cura neuropsichiatrica dalle cui ceneri è nato il rinomato istituto Neuromed che nel 1983 diventa Irccs, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico con un centro ricerche. Anche questo polo medico, presente in provincia di Isernia e Caserta, registra numeri in crescita quanto a ricavi e produzione.
Ma se non si fa fatica a credere al fatto che l’ospedale di San Giovanni possa rappresentare un succulento bocconcino (nonostante i passivi in bilancio) per gli imprenditori della sanità privata, il vero interrogativo è: il Vaticano è pronto a vendere?
Come detto, in più di una occasione, alti rappresentanti della Santa Sede manifestarono un netto rifiuto di fronte a questa ipotesi, non ultimo il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano: “Casa Sollievo non è in vendita. Nessuna alienazione di questo ospedale, la Santa Sede vuole continuare”, ebbe modo di dire a dicembre del 2021 in occasione di una sua visita a San Giovanni aggiungendo: “Siamo pronti a dare risposte affinché la struttura continui a svolgere la sua opera a sollievo della sofferenza”.
Era la fase in cui la Regione Puglia, in pieno Covid si impegnò, nella persona del governatore Michele Emiliano a sostenere la struttura sanitaria in difficoltà da tempo.
In questi anni gli annunci si sono sprecati: decine i milioni di euro che da Bari sarebbero arrivati all’Irccs garganico. A marzo del 2023 il nuovo direttore generale, Gino Gumirato, mandato in Capitanata da Santa Romana Chiesa per mettere a posto i martoriati conti dell’ospedale, annunciò un piano industriale che avrebbe dovuto portare ad un risanamento del bilancio nel giro di tre anni. Anche grazie al contributo della Regione che avrebbe accordato tetti di spesa più alti e un maggior numero di prestazioni in convenzione (e quindi rimborsabili).
“Un ritardo c’è ma verrà colmato completamente – ebbe modo di dire a l’Attacco Gumirato durante la conferenza stampa tenutasi a marzo del 2023 con la quale la governance rese pubblico il piano industriale -: noi prevediamo che nel 2024 andremo al risultato zero nella differenza tra ricavi e costi e nel 2025 andremo ad una differenza positiva di circa 11-12 milioni di euro. Questo risultato positivo ci consentirà di affrontare i ritardi che abbiamo nei pagamenti. Si parla di un buco da numeri roboanti che preferirei non ripetere, ma solo perché vengono completamente distorti nella loro natura: un conto è avere un debito per il ritardo di pagamento degli arretrati contrattuali; altra cosa è un debito per un fornitore che anziché pagare dopo 90 giorni lo fa dopo 120. Quello che posso dire è che il piano prevede di andare ad azzeramento delle perdite già l'anno prossimo e proprio il via libera a produrre di più da parte della Regione ci garantirà maggiori entrate. Sarà in ogni caso fondamentale, per raggiungere questo obiettivo, gestire i costi in maniera oculata”.
In realtà, in primavera il piano ha subito un rimaneggiamento e la situazione di crisi economica dell’Irccs sembra ancora permanere, come avrebbe peraltro dimostrato la chiusura delle sale operatorie dell’ospedale ad agosto che tanto ha fatto discutere.
Fonti interne riferiscono che oggi la Regione a fatica stia dietro Casa Sollievo e di certo non potrebbe permettersi, nemmeno lontanamente, quella acquisizione nella disponibilità pubblica che Emiliano nemmeno troppo segretamente sognava. Anzi, al contrario, con il potenziamento del Policlinico di Foggia avrebbe innescato quella “sana” competizione che, parole del governatore all’inaugurazione della cardiochirurgia del capoluogo, potrebbe portare a una riorganizzazione della rete ospedaliera che per molti osservatori è destinata a penalizzare proprio l’ospedale di padre Pio.
Anche perché dal Vaticano non arriverebbero risorse sufficienti a sostegno di Casa Sollievo, riferiscono beninformati. Da qui anche l’indiscrezione secondo la quale la governance dell’ospedale avrebbe avviato una due diligence sulla ipotesi vendita.
Tutti questi elementi lascerebbero supporre che lo scenario sia molto diverso rispetto a qualche anno fa e che forse la posizione della Santa Sede potrebbe cambiare sulla cessione, anche se c’è chi è pronto a scommettere che da Roma non si priverebbero mai del “brand” padre Pio e Casa Sollievo.
Nell’incertezza generale, ieri il Cda ha convocato la dirigenza medica mentre è previsto un incontro con i sindacati dei lavoratori del comparto entro la settimana. Ma gli animi sono tutt’altro che sereni e il personale sanitario non sa se temere di più la vendita dell’ospedale o certi piani prospettati dalla governance dell’Irccs.
Dalla curia della diocesi di Manfredonia arriva la smentita secca circa la possibile vendita dell’ospedale a privati: “Solo voci, non c’è niente di fondato”.
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