Don Uva, deceduto il paziente ortofrenico che si procurò fratture multiple cadendo: epilogo tragico del caso

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Siamo giunti purtroppo al più triste epilogo per questa lunga e contorta vicenda. Il paziente ortofrenico che in seguito ad una caduta – verificatasi attorno alla metà del dicembre scorso presso il reparto ortofrenico dell’Universo Salute Don Uva di Foggia – si procurò fratture multiple è deceduto tra il 22 e il 23 gennaio scorso. “È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Giuseppe Abbruzzese”, riporta la triste locandina funebre. Seppur stabile, gli ultimi aggiornamenti relativi allo stato del paziente ricoverato presso il Policlinico Riuniti riferivano un quadro preoccupante: riceveva terapia endovenosa; era aiutato da una maschera per ossigeno per un’insufficienza respiratoria; non riusciva a comunicare con i parenti, se non con mugolii; era molto debole, tanto da non riuscire ad aprire completamente gli occhi e a muovere le gambe; aveva riportato fratture alla clavicola e alle costole, e lo spostamento di una di queste gli aveva perforato un polmone. Pochi giorni dopo l’approfondimento pubblicato sulle pagine del quotidiano l’Attacco che riferiva dell’arrivo della Polizia presso la struttura di via Lucera per un sopralluogo nel punto esatto dell’incidente e del ricovero del paziente presso l’Ospedale Riuniti, questi sarebbe stato trasferito dal reparto di Neurochirurgia del plesso di Maternità all’Ospedale “Colonnello D’Avanzo” presso l’Unità Operativa di Malattie dell’Apparato Respiratorio diretta dal professor Donato Lacedonia. Possibile che l’uomo nel fine settimana successivo alla pubblicazione avesse patito delle complicanze dal punto di vista respiratorio e che il trasferimento in una struttura più consona da questo punto di vista fosse stata ritenuta la soluzione più adeguata. Nel colloquio con l’Attacco l’amministratore delegato del Gruppo Telesforo che gestisce la struttura, Luca Vigilante, aveva smentito categoricamente l’arrivo delle forze dell’ordine – a noi assicurato anche da una seconda persona nel corso della serata precedente alla pubblicazione –, mentre aveva confermato – a distanza di una settimana dalla negazione dei fatti – la caduta e il conseguente ricovero del paziente per via degli esiti riportati. Aveva, inoltre, riferito che “le responsabilità della caduta, al momento, non sono state stigmatizzate. Ma stiamo facendo tutte le indagini in terne del caso”. Su questo versante, quello che siamo riusciti a captare da fonti vicine al giornale è che i tre operatori in turno la mattina dell’incidente e che poi non avrebbero comunicato l’assenza del paziente nel verbale consegnato agli operatori del turno pomeridiano avrebbero ricevuto una contestazione d’addebito – un atto formale obbligatorio del datore di lavoro per avviare sanzioni disciplinari contro un dipendente. Deve essere tempestiva, scritta e specifica, garantendo il diritto di difesa del lavoratore, che ha solitamente cinque giorni per giustificarsi –.

Al funerale tenutosi sabato scorso la partecipazione è stata numerosa. Tanti i familiari che hanno affollato la Chiesa di Sant’Alfonso dè Liguori – non molto distante dal Don Uva –, dove nel pomeriggio si sono svolte le esequie. Facile immaginare, ma difficile da comprendere perché non personalmente coinvolti emotivamente, lo stato d’animo dei parenti più vicini. Che pensavano di avere al sicuro il proprio fratello, zio o cognato, ma che invece hanno dovuto fare i conti con la notizia più tragica che potesse capitargli. Contrastanti le versioni in merito al rapporto tra parenti e vertici aziendali. Con la prima – quella riferita dall’ad Vigilante – che raccontava di un contatto sereno tra la struttura e i familiari, e la seconda – quella riferita dalla nostra fonte – che descriveva un contatto turbolento tra il direttore sanitario, il dottor Eugenio Iorio, e i parenti. Ora non resta da capire, sembrerebbe con una denuncia in corso, se e come i familiari dell’uomo deceduto prenderanno provvedimenti nei confronti della struttura. l’Attacco non può fare altro che stringersi attorno ai parenti in questo dolore e chiedergli, solo nel momento in cui il lutto sarà elaborato per consentire un racconto più lucido e meno emotivo della vicenda, di accettare un’intervista per chiarire ogni punto da noi fatto emergere e per spiegare cos’è successo davvero nell’ultimo mese e mezzo. L’episodio, terminato in tragedia, non può che accendere una nuova consapevolezza da parte dei responsabili del polo sanitario. Quanto accaduto deve essere un monito per un adeguamento alle normative regionali dei nuclei operativi e per un allineamento alle necessità numeriche del personale sanitario che al momento, stando alle dichiarazioni delle fonti, sembrerebbero non esserci –. Dopo diverse telefonate, con le quali abbiamo provato a contattare Vigilante, ci ha risposto con un messaggio, nel quale spiegava che a causa di lunghe riunioni aziendali sarebbe stato impossibilitato ad accettare le nostre telefonate. Per cui, abbiamo avviato una breve conversazione Whatsapp. Sul decesso del signor Abbruzzese scrive: “Siamo tutti molto dispiaciuti”. Mentre alla domanda se saranno presi provvedimenti nei confronti degli operatori in servizio il giorno dell’incidente, risponde lasciando aperte tutte le porte: “Esulando dal caso in questione sul quale non mi esprimo, in linea generale, i provvedimenti si prendono quando vi è una conclamata responsabilità di qualsiasi addetto alla funzione, operatore sanitario, ecc., ovvero quando vi è una violazione di un protocollo oppure viene riscontrata negligenza, imprudenza, imperizia. Così come di converso anche quando si utilizzano tutti i protocolli e le buone pratiche del caso possono comunque accadere eventi accidentali imprevedibili”. Si è scritta la parola fine (forse) al caso Don Uva, e lo si è fatto come peggio non si poteva, drammaticamente come in un romanzo di Fëdor Dostoevskij.

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