‘Gettonisti’ in corsia, sanità sotto shock: scontro frontale sul Pronto Soccorso del Policlinico Riuniti

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Mentre la Regione Puglia prova a stringere i tempi e a dare una scossa alle liste d’attesa con il piano straordinario varato a fine gennaio, i numeri raccontano una realtà più complessa del previsto. Dal primo monitoraggio, tra il 9 e il 12 febbraio, è emerso che circa un pugliese su tre ha rifiutato di anticipare una visita o un esame urgente: su oltre 10mila persone contattate, il 30% ha detto no. E tra questi, quasi due terzi hanno scelto di mantenere la data già fissata. C’è chi aveva già effettuato la prestazione altrove, chi non ne aveva più bisogno e chi, semplicemente, ha preferito attendere. Un dato che riapre il tema dell’appropriatezza: quante di quelle richieste classificate come “urgenti” lo erano davvero? Medici di lunga esperienza parlano apertamente di “urgenze forzate”, generate da un sistema che non prevede vie intermedie tra prestazione ordinaria e immediata, con il rischio di gonfiare artificialmente le priorità pur di accorciare attese che, in alcuni casi, arrivano a due o tre anni. E mentre la Regione cerca di rimettere ordine nelle agende e recuperare oltre 124mila prestazioni entro il 2026, un altro fronte si accende in Capitanata. Al Policlinico di Foggia esplode il caso dei medici “gettonisti”, chiamati tramite cooperative per coprire i turni scoperti del Pronto Soccorso. Una scelta che ha scatenato la dura presa di posizione della Anaao Assomed, che parla di rischio per la qualità delle cure e di ulteriore indebolimento della sanità pubblica. La Regione ha chiesto chiarimenti formali sulla procedura, ricordando che il ricorso ai gettonisti è consentito solo in casi di necessità e urgenza e nel rispetto di regole stringenti. Ma il nodo resta: tra liste d’attesa da smaltire, personale che manca e polemiche sui medici a chiamata, la sanità pugliese si trova davanti a una sfida decisiva, dove organizzazione, risorse e fiducia dei cittadini si giocano sul filo dell’equilibrio. La partita si gioca ora sulla capacità di trasformare misure straordinarie in soluzioni strutturali.

Il ricorso a medici esterni tramite cooperative per coprire i turni del Pronto Soccorso del Policlinico di Foggia accende un duro scontro tra vertici aziendali e sindacati della dirigenza medica. Una scelta definita “pericolosa, illegittima e miope” da Anaao Assomed, che chiede l’immediato intervento della Regione Puglia per fermare quella che viene considerata una deriva nella gestione del l’emergenza sanitaria. La miccia è la delibera con cui il commissario straordinario Giuseppe Pasqualone ha affidato a una cooperativa esterna la copertura dei turni di emergenza per tre mesi, con una spesa complessiva di oltre 138 mila euro. Un provvedimento che, secondo il sindacato, non risolve il problema strutturale della carenza di personale ma rischia anzi di aggravarlo. Secondo Anaao Assomed, l’utilizzo dei cosiddetti ‘medici gettonisti’ espone pazienti e operatori a rischi concreti. “Non esiste alcuna garanzia, sostengono i rappresentanti sindacali, sul rispetto dei tempi di riposo, sulla reale esperienza in medicina d’urgenza e sulla continuità delle cure. Un medico che arriva da un’altra struttura dopo ore di lavoro o lunghi spostamenti non può assicurare le stesse condizioni di sicurezza di un dipendente interno regolato dai contratti nazionali”. Altro nodo critico è il metodo. I sindacati denunciano l’assenza di un confronto preventivo e il mancato utilizzo di soluzioni alternative previste dalla normativa, come il coinvolgimento volontario dei medici ospedalieri di discipline affini o prestazioni aggiuntive interne. “Si è saltato ogni passaggio, spiegano, per arrivare direttamente a una scelta che a livello nazionale è stata più volte ridimensionata se non vietata”. Ma il timore più grande riguarda l’effetto domino. Se un grande ospedale universitario, sede di scuola di specializzazione in Medicina d’Emergenza Urgenza, può esternalizzare il lavoro medico, cosa impedirà ad altre aziende sanitarie pugliesi di fare lo stesso? “È una porta che si apre a uno smantellamento progressivo del servizio pubblico”, avverte il sindacato. Sul tavolo anche la questione economica: i gettonisti percepiscono compensi molto più alti rispetto ai medici dipendenti. Una disparità che, secondo Anaao, incentiverà ulteriormente la fuga di professionisti dagli ospedali pubblici verso forme di lavoro esterno meglio retribuite, impoverendo gli organici già allo stremo. Il Policlinico, dal canto suo, difende la scelta come estrema ratio. La direzione parla di una carenza drammatica: a fronte di un fabbisogno di oltre 30 dirigenti medici, in servizio ce ne sarebbero poco più della metà, con numerose cessazioni avvenute negli ultimi mesi. Nonostante concorsi, avvisi pubblici, convenzioni con il 118 e richieste di disponibilità interne, la copertura dei turni resta insufficiente. Il Pronto Soccorso, DEA di II livello e riferimento provinciale, gestisce ogni giorno un flusso elevatissimo di pazienti complessi, con il fenomeno del boarding che costringe decine di persone ad attendere il ricovero sulle barelle. In questo scenario, sottolinea l’azienda, garantire la continuità assistenziale è una priorità assoluta e non rinviabile. La misura, ribadiscono i vertici, è temporanea, limitata a tre mesi, e con tariffe in linea con la normativa vigente. L’obiettivo strategico resta il reclutamento stabile di personale attraverso concorsi ordinari. Ma per i sindacati non basta. L’appello è rivolto direttamente al presidente della Regione, Antonio Decaro, e all’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia: fermare subito l’esternalizzazione e aprire un tavolo strutturale per il rilancio della sanità pubblica. “La carenza di personale non si combatte con soluzioni tampone, conclude Anaao, ma con investimenti, assunzioni stabili e condizioni di lavoro dignitose. Sostituire il lavoro d’équipe con prestazioni a chiamata significa trasformare la cura in una catena di montaggio, mettendo a rischio qualità e sicurezza”. E la risposta della Regione non si è fatta attendere. Il Dipartimento Salute ha annunciato che chiederà formalmente chiarimenti alla Direzione generale degli Ospedali Riuniti in merito alla procedura adottata per il ricorso ai cosiddetti “gettonisti”. Il ricorso a professionisti sanitari pagati per singolo turno, impiegati come liberi professionisti o tramite cooperative per far fronte a gravi carenze di organico, è infatti regolato dall’articolo 10 del Decreto Legge 34/2023, convertito nella Legge 56/2023, oltre che dalle linee guida del Ministero della Salute, redatte d’intesa con Anac. La normativa consente alle aziende del Servizio sanitario nazionale di affidare a terzi servizi medici e infermieristici solo in casi di necessità e urgenza, previa verifica dell’impossibilità di utilizzare personale già in servizio, di assumere idonei da graduatorie vigenti o di completare le procedure di reclutamento autorizzate. La Regione ricorda inoltre che tali affidamenti possono avere durata limitata e devono rispettare precisi requisiti di professionalità e le norme sull’orario di lavoro. Il Dipartimento Salute, già il 23 dicembre scorso, nell’ambito di un monitoraggio ministeriale sullo stato di attuazione della normativa, aveva chiesto a tutte le aziende del Servizio sanitario regionale se avessero esternalizzato servizi medici o infermieristici. Dalla ricognizione, conclusa a metà gennaio, non risultava che il Policlinico di Foggia avesse fatto ricorso a prestazioni “a gettone”. La nuova richiesta di informazioni – spiegano dalla Regione – è finalizzata a verificare l’eventuale sopravvenienza di esigenze straordinarie e a ricostruire puntualmente la procedura seguita. “Se saranno riscontrate irregolarità rispetto a quanto previsto dalla legge, fanno sapere dal Dipartimento, si adotteranno i provvedimenti conseguenti; in assenza di criticità, la procedura potrà proseguire nel rispetto delle norme”. Nel rapporto Anac sulla spesa 2024 per medici e infermieri “a gettone”, la Puglia è risultata la regione con la percentuale più bassa di spesa a livello nazionale: lo 0,04% del totale, pari a 171.384 euro complessivi. Un dato che, sottolinea la Regione, testimonia finora un utilizzo estremamente limitato di questo strumento.

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