Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, l’ambulatorio DCA e la rete di assistenza disciplinare

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Domani ricorre la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, istituita con direttiva del presidente del Consiglio dei Ministri, l’8 maggio 2018, su proposta di Stefano Tavilla, padre di Giulia, morta a 17 anni nel 2011 per problematiche legate alla bulimia, e presidente dell’associazione “Mi nutro di vita”. Giovedì scorso, presso l’ambulatorio DCA dell’ASL Foggia, l’équipe composta dalla responsabile Patrizia Bianco, psichiatra e psicoterapeuta, Alessia Aquilino, Maria Teresa Russo e Anna Paola Altieri, psicologhe e psicoterapeute, Erika Colletti, dietista, e Rossana Giannetta, infermiera, ha aperto le porte dell’ambulatorio per rispondere alle domande sui disturbi alimentari, che possono impattare anche in maniera drammatica sulle vite di chi ne soffre e dei familiari, e per fornire tutte le indicazioni necessarie sulla rete di assistenza attivata da ASL Foggia. “Abbiamo pensato di aprire l’ambulatorio per dare una visione concreta ai cittadini sui disturbi del comportamento alimentare – ha detto a l’Attacco la responsabile –. Non se ne esce da soli, ma c’è bisogno di un approccio specialistico e soprattutto multidisciplinare. Nel nostro ambulatorio abbiamo tutte le figure previste – ha precisato –. Ci sono io che faccio la psichiatra, quindi sia la diagnosi psichiatrica che della malattia, e qualora fosse necessario somministro farmaci. Ci sono le psicologhe che sono specializzate nella cura dei disturbi del comportamento alimentare, e abbiamo la dietista che aiuta le persone, dopo averle rese consapevoli del disturbo, a rieducarle dal punto di vista alimentare”.

I disturbi del comportamento alimentare non sono scelte di vita bizzarre né tantomeno capricci, ma “patologie psichiatriche complesse perché intaccano contemporaneamente e pesantemente corpo e mente. Chi ne è affetto non ne è cosciente, spesso è ambivalente, e talvolta ha anche delle importanti comorbidità psichiatriche, come depressione maggiore e disturbo ossessivo-compulsivo”, ha aggiunto la dottoressa Bianco.

Che ha poi spiegato le modalità di accesso all’ambulatorio e i servizi offerti: “Rappresentiamo il secondo livello di intervento nell’ambito dei livelli di intervento per i disturbi del comportamento alimentare. Al nostro ambulatorio si accede con un’impegnativa redatta dal medico di famiglia che deve recare una dicitura molto semplice: prima visita psichiatrica, specificando sotto al quesito diagnostico il codice R018A dei disturbi del comportamento alimentare. Offriamo ai pazienti una équipe multidisciplinare. Ci prendiamo cura di tutte le complessità del corpo attraverso la visita dietologica, la visita psichiatrica, prima di tutto, che stabilisce se ci sono o meno comorbidità, la psicoterapia, che deve essere specifica per i disturbi del comportamento alimentare, e l’assistenza psicologica”.

La sintomatologia dei disturbi afferisce soprattutto alla sfera comportamentale. “I segnali da non ignorare assolutamente e che ci devono far allarmare sono diversi – ha chiarito la dottoressa Maria Teresa Russo –. Il pensiero fisso che la persona comincia a strutturare rispetto al cibo, sia in termini di restrizione, sia in termini di ricorso massiccio. L’umore altalenante, per cui si passa da un umore più depressivo ad uno più euforico. E ancora, quando la persona, che fino ad allora svolgeva una vita regolare, comincia ad essere più ritirata socialmente. Altro segnale è quando si comincia a legare il valore di sé al proprio aspetto fisico, quindi il cibo diventa lo strumento per acquisire più o meno valore”.

“Il dietista si occupa della riabilitazione nutrizionale del paziente, che consiste innanzitutto in un’educazione alimentare, ovvero spiegare al paziente qual è l’alimentazione equilibrata, quindi come comporre un piatto sano senza eliminare determinati macronutrienti e micronutrienti – ha illustrato il suo ruolo Erika Colletti –. E ancora, sfatare i falsi miti sull’alimentazione e aiutare il paziente nell’elaborare il piano alimentare”.

Sono patologie che incidono anche sul benessere di chi è vicino al paziente affetto da disturbi del comportamento alimentare. “Il servizio, in un’ottica multidisciplinare e privilegiando il lavoro d’equipe, lavora anche sulle famiglie – ha affermato la psicologa e psicoterapeuta Anna Paola Altieri –. Ci occupiamo di accogliere le famiglie che vengono coinvolte e, in un certo senso, sconvolte da un disturbo che talvolta non viene controllato. L’idea principale è quella di offrire loro un percorso familiare che possa elaborare le disfunzioni sia a livello comunicativo che comportamentale, che si manifestano appunto sul piano familiare, e a contenere le ulteriori disfunzioni che possono sfociare e allargarsi all’intero nucleo familiare. Quindi, l’idea è quella di poter accogliere queste famiglie. Come ben sappiamo, anche in quelle che sono le famiglie funzionali, alcuni tipi di disturbi confondono completamente quelli che sono i ruoli e le funzioni”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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