Al Policlinico Riuniti di Foggia si sta consumando una vicenda amministrativa che solleva interrogativi sulla correttezza di alcune procedure di stabilizzazione del personale. La questione nasce da una manifestazione di interesse pubblicata dall’azienda ospedaliero-universitaria il 13 febbraio 2026, definita come avviso di “ricognizione” del personale potenzialmente in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 1, comma 268, lettera b della legge 234 del 31 dicembre 2021. Si tratta di una norma che ha lo scopo di favorire la stabilizzazione del personale precario appartenente al ruolo sanitario e socio-sanitario che abbia maturato determinati requisiti di servizio all’interno delle strutture del Servizio sanitario. In linea teorica, dunque, la procedura è destinata a individuare operatori sanitari e socio-sanitari che, dopo anni di lavoro precario, possono accedere a una stabilizzazione. Fin qui la procedura non presenta particolari criticità. Tuttavia, consultando l’elenco dei soggetti che risultano aspiranti beneficiari della stabilizzazione, emergono anche figure professionali che non appartengono all’area sanitaria o socio-sanitaria, come ingegneri e collaboratori amministrativi. Tra questi nominativi compaiono anche quelli della dottoressa Raffaella Barboni e della dottoressa Maria Rita La Torre, entrambe indicate come collaboratrici amministrative. La presenza di queste due figure all’interno di una procedura che, stando alla norma richiamata, è rivolta al personale sanitario e socio-sanitario rappresenta uno degli elementi che alimentano perplessità. Le due professioniste sono già state oggetto di attenzione mediatica in passato. Un articolo pubblicato da l’Attacco il 30 maggio 2025 aveva infatti ricostruito le modalità con cui erano state assunte a tempo determinato presso il Policlinico Riuniti. In quell’occasione si trattava di incarichi conferiti tramite avviso pubblico per sostituzione di maternità, con la previsione esplicita che il rapporto di lavoro sarebbe terminato al rientro in servizio delle titolari dei posti. Secondo quanto riportato allora, i contratti dovevano quindi avere una durata strettamente legata alla sostituzione temporanea. Tuttavia, sempre secondo quella ricostruzione giornalistica, il Policlinico avrebbe successivamente rinnovato i contratti prima della loro scadenza naturale, sganciandoli dal presupposto originario della sostituzione per maternità. Questa circostanza, qualora confermata, solleva interrogativi sulla compatibilità dell’operazione con la normativa che disciplina i rapporti di lavoro a tempo determinato nella pubblica amministrazione, soprattutto quando tali contratti sono legati a esigenze temporanee specifiche come le sostituzioni. Oggi le due collaboratrici amministrative tornano al centro della vicenda proprio in relazione alla procedura di stabilizzazione avviata dal Policlinico.
Secondo l’azienda ospedaliera, le interessate soddisfano i requisiti previsti dalla normativa, ma resta il nodo relativo alla loro appartenenza a un’area professionale diversa rispetto a quella sanitaria o socio-sanitaria indicata nell’avviso di ricognizione. Dall’elenco dei candidati emerge inoltre che le uniche figure professionali non riconducibili al comparto sanitario o socio-sanitario sono quattro: le due collaboratrici amministrative citate e due ingegneri. Tra questi ultimi compare anche l’ingegner Tonti, che risulta operare nell’area tecnica, la stessa nella quale viene collocata anche la dottoressa Barboni. Proprio queste quattro posizioni sono quelle che alimentano le maggiori perplessità.
Secondo alcune ricostruzioni, per loro la stabilizzazione avrebbe avuto effetto immediato, circostanza che contribuisce ad accrescere i dubbi sull’interpretazione della norma utilizzata per avviare la procedura. Un ulteriore elemento osservato con attenzione riguarda il momento temporale in cui queste stabilizzazioni intervengono. Le procedure si collocano infatti a ridosso della conclusione del mandato del commissario straordinario del Policlinico Riuniti, Giuseppe Pasqualone. Anche questo aspetto, pur non rappresentando di per sé una prova di irregolarità, contribuisce a rendere la vicenda oggetto di interrogativi.
Le domande che emergono sono diverse: se la norma richiamata riguarda il personale sanitario e socio-sanitario, come si giustifica l’inserimento di figure amministrative e tecniche? In base a quale interpretazione giuridica queste posizioni vengono considerate compatibili con la procedura di stabilizzazione? Si tratta di interrogativi che toccano un tema particolarmente sensibile come quello dell’accesso al lavoro pubblico. In Italia, infatti, l’ingresso nella pubblica amministrazione deve avvenire secondo principi di trasparenza, imparzialità e selezione comparativa, generalmente attraverso concorsi pubblici.
Il tema assume un peso ancora maggiore se si considera il contesto occupazionale del territorio. Numerosi giovani laureati e professionisti partecipano ogni anno a concorsi pubblici con numeri molto elevati di candidati. Un esempio recente è rappresentato dal concorso bandito dal Comune di Foggia, che ha registrato migliaia di partecipanti per un numero limitato di posti disponibili. In un quadro simile, eventuali procedure percepite come poco trasparenti rischiano di alimentare sfiducia nelle istituzioni e nel sistema di accesso al lavoro pubblico. Per questo motivo, secondo diverse voci che osservano la vicenda, il Policlinico Riuniti – in quanto struttura pubblica – dovrebbe fornire chiarimenti puntuali sulle modalità con cui queste stabilizzazioni sono state avviate e sui presupposti normativi utilizzati.
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