I piani di recupero delle liste d’attesa non sembrano aver sortito gli esiti sperati per gli interventi di cataratta all’Ospedale D’Avanzo di Foggia. Nonostante i dati diramati dalla Regione Puglia parlino di 747 interventi di cataratta anticipati, di cui 305 prescritti nel 2026 – con un anticipo medio di un anno rispetto al primo appuntamento ottenuto –, dal CUP del Riuniti, dal febbraio scorso, non verrebbe assegnata alcuna data all’utente, mentre sarebbe invece inserito in una prelista dalla quale poi dovrebbe essere ricontattato a distanza di un tempo non definito. Pare, inoltre, che se un paziente dovesse recarsi in cassa ticket per disdire un appuntamento, questo non sarebbe più assegnabile ad un altro utente, poiché le liste presenterebbero un posto bloccato e quindi non visualizzabile. Anche chi, consigliato dal proprio oculista di fiducia, sceglie di posticipare l’intervento per mancata necessità perderebbe la prelazione non potendo essere spostato, quindi reinserito in prelista. Diversi sono i cittadini che ricorrerebbero al servizio presso un privato per evitare la lunga coda delle liste d’attesa, comportando costi non indifferenti per le proprie tasche. Infatti, salvo variazioni di prezzo, la spesa per l’intervento di cataratta si aggira solitamente tra i 2.500 e i 4.000 euro tutto compreso. Ad oggi, se si volesse prenotare un intervento di cataratta, la prima “data utile” sarebbe metà 2028. Tuttavia, l’articolo 3, comma 13, del decreto legislativo n. 124/1998 stabilisce che “qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato per le liste di priorità, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero-professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda sanitaria la differenza tra il costo della prestazione privata e il ticket pagato”. In questo caso, considerando i tempi previsti e quelli massimi previsti per l’erogazione di una prestazione sanitaria, che risultano essere entro 180 giorni per la “Programmata” – ultima nella scala delle priorità definite dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) –, è legittimo attivare la procedura per il rimborso. Eppure, sembrerebbe non essere effettuata dal Policlinico Riuniti.
Si tratta di una procedura complicata e inattuabile per un paziente “poco inserito” all’interno del meccanismo. Sarebbe infatti necessario: inviare un istanza formale all’ente sanitario competente; formalizzare l’inadempimento del Sistema Sanitario Nazionale; richiedere l’autorizzazione a effettuare la prestazione in regime privato; mettere in evidenza l’urgenza medica e il diritto del paziente a ricevere cure nei tempi stabiliti; inviare l’istanza, tramite raccomandata A/R o PEC, contenente: i dati personali del paziente, la prescrizione medica con indicazione della priorità, la comunicazione dei tempi d’attesa, la richiesta di intervento immediato o, in alternativa, l’autorizzazione a procedere privatamente con successivo rimborso.
Sono diversi i pazienti che telefonano al CUP nel tentativo di vedersi anticipata la propria prestazione sanitaria in lista d’attesa, che nei casi di interventi di cataratta gli consentirebbero una vista, e allo stesso tempo una vita, più chiara e meno offuscata. Ma, se a Cerignola i tempi si dilatano fino ad un anno, a Manfredonia e a Foggia non esisterebbero vere e proprie liste.
Il commissario straordinario del Policlinico Riuniti di Foggia, Giuseppe Pasqualone, ha però rassicurato sull’attuale situazione della lista d’attesa per gli interventi di cataratta. “Stiamo recuperando e migliorando i tempi della lista d’attesa. Abbiamo garantito una seduta operatoria in più, facendo i salti mortali proprio sull’oculistica, dove c’è una grossa difficoltà generalizzata – ha dichiarato a l’Attacco –. Proprio oggi (ieri, ndr) la professoressa Cristiana Iaculli mi ha informato che stanno recuperando parecchio, anche grazie alla seduta operatoria in più. La situazione sta cambiando molto”.
Il problema c’è ed è innegabile, come confermato dallo stesso Pasqualone, ma si sta andando verso un impegno più consistente: “Abbiamo poche sedute operatorie, la maggior parte dei medici, se non tutti, sono in extramoenia, quindi non possono fare prestazioni aggiuntive”. “Non mi risulta che quando viene effettuata una disdetta il posto non possa essere riprenotato, perché tutti i pazienti vengono ricollocati”, ha precisato. Ma sui lunghi tempi di attesa, il commissario non ha saputo dare altre informazioni, aggiungendo come debba “verificare com’è la lista adesso”. E come ulteriori dettagli avrebbe potuto riferirli solo nella giornata di oggi.
Ma non è tutto. Oltre al problema legato alle liste di attesa, si aggiungerebbe anche un disservizio legato all’accessibilità per alcuni pazienti che sarebbe perdurante da anni all’Ospedale D’Avanzo. La pedana mobile per l’ingresso dei disabili sarebbe infatti inutilizzata. L’uso del dispositivo non avverrebbe in modo autonomo, ma sarebbe necessario l’utilizzo di un telecomando. Tuttavia, sembrerebbe ignoto chi ne sia in possesso. Inoltre, sarebbe anche da verificarne il funzionamento. Per cui, non è raro che gli accompagnatori dei pazienti prendano in braccio il disabile per trasportarlo all’ingresso, o che utilizzi un percorso alternativo ben più complesso rispetto all’utilizzo della pedana.
Su questa questione, il commissario Pasqualone ha affermato di come sia la prima volta che gli si presenti tale problematica, e anche in questo caso l’avrebbe verificata personalmente oggi.
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