A San Marco in Lamis tornano a circolare esposti e denunce anonimi in riferimento all’impresa edile Diamante Costruzioni srl. A giugno 2021 l’Attacco si occupò del caso del suolo pubblico affidato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pd Michele Merla alla srl di Domenico Gravina, imprenditore attivo nell’edilizia residenziale privata, amico del primo cittadino e suo sostenitore elettorale alle ultime comunali, molto vicino anche al dominus Pd e vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese.
Si scrisse allora di come l’impresa, anziché attrezzare quel suolo come area verde per la città, lo recintò - visto che si trovava davanti alla casa di Gravina – facendone un giardino privato, proponendo di scambiarlo con altre particelle lì in zona per poterlo acquisire definitivamente. Il 30 giugno 2020 in consiglio comunale tutta la minoranza abbandonò l’aula e Merla disse che, approvata la proposta in discussione, per lui il consiglio poteva anche finire lì.
L’oggetto in discussione era l’adozione di una variante urbanistica di assestamento – senza modifica di indici e parametri – al piano particolareggiato di comparto zona C semintensiva settore est area residuale località Starale ai sensi dell’art. 16 della L.R. 20/2001 per diversa ubicazione aree a standard (verde pubblico).
Con una delibera di marzo 2017 e una successiva modifica con delibera di dicembre 2018, era stata concessa in affido alla Diamante Costruzioni srl l’area a verde pubblico, della superficie di 1020 mq, di fatto diventata il giardino di casa Gravina, tant’è che la sera del 15 giugno 2021 vi si svolse la festa di compleanno della moglie.
Sulla carta, però, quell’area era ed è ancora di proprietà del Comune. Con istanza pervenuta il 21 febbraio 2019 e successive integrazioni di aprile-settembre 2019 e di giugno 2020, Gravina, in qualità di legale rappresentante della srl, aveva richiesto di permutare l’area urbana di sua proprietà di 80 mq, ricadenti all’interno del P.P. con previsione di “Comparto” dell’area residuale Zona C Semintensiva località Starale in corrispondenza dei lotti A3/A4 realizzati dalla stessa impresa, per il quale all’interno dei lotti edificabili sono ricomprese tre aree di verde privato: porzione di area di 35 mq; porzione di area di 20 mq;
porzione di area di 25 mq. La richiesta era di permutare tali particelle con quella prima area di 1.020 mq che il Comune gli aveva dato in affido per realizzare opere di verde pubblico a beneficio della collettività. Uno scambio che, ad occhio, dagli stralci catastali, non sembrava né sembra oggi equo e vantaggioso, né per il Comune e nemmeno per la collettività.
Da allora nulla è cambiato: pur dopo che la vicenda è finita sulla stampa è rimasto un totale silenzio da parte dell’amministrazione comunale. Ma il caso non è sopito, tutt’altro.
Continuano, infatti, le denunce e gli esposti inviati al Comune, a l’Attacco, alla Procura di Foggia, alla Finanza e alla Procura della Corte dei conti di Bari. Nell’ultimo esposto-denuncia preventiva, risalente ad ottobre scorso, si parla di vicinanza dell’imprenditore a diversi amministratori e funzionari comunali e si paventa “l'ennesimo scempio urbanistico a questo territorio con scippo economico”.
“In particolare, l’impresa, dopo essersi impossessata di alcune zone invece destinate a verde pubblico (zona Starale) o comunque di pertinenza privata di lottizzazioni precedenti, contrariamente a quanto invece venduto dalla stessa impresa, e dopo avere realizzato volumi in più non autorizzati per alcuni edifici oltre che ad aver chiuso o ridotto una strada pubblica per realizzare pertinenze per i suddetti edifici (Via Rosselli),
sta programmando di ottenere, due aree pubbliche a scopi strettamente privatistici per la realizzazione di altri immobili di proprietà privata, mediante delle permute di terreni assolutamente di valore sproporzionato, illegittime e non congruamente omogenee”, è la contestazione.
“Con tale scambio il Comune darebbe porzioni di terreni di un certo valore a fronte di cessione di quote di terreni di valore irrilevante rimettendoci a scapito della collettività a favore dell’imprenditore. La città di San Marco in Lamis per troppo tempo è stata vittima di rapaci costruttori e palazzinari che hanno fatto scempio del territorio. Ora non è più tollerabile permettere loschi scambi e favori alle parti forti dell'economia”.
Accuse tutte da verificare, ovviamente.
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