L’assessore alle Attività produttive, Lorenzo Frattarolo, lo ha annunciato qualche giorno fa: “Un primo passo per il riordino complessivo di un settore, l’impiantistica pubblicitaria, strettamente legato al decoro urbano e alla sicurezza stradale, il cui ultimo regolamento risale al lontano 2001.
"Il Suap nei giorni scorsi ha stanziato 320mila euro per il ripristino, la messa in sicurezza, la sostituzione di quelli obsoleti e l’installazione di nuovi cartelloni pubblicitari, di proprietà del Comune di Foggia. Un atto importante e non più prorogabile, considerato il numero di quelli pericolanti per l’usura del tempo e le avversità climatiche".
"Per restituire alla città un’immagine ben diversa, anche attraverso un’eventuale delocalizzazione e nuova distribuzione degli impianti esistenti. E per permettere – ha proseguito Frattarolo - all’amministrazione di introitare le somme derivate dall’utilizzo degli impianti stessi in maniera più congrua e puntuale, con conseguenti benefici per le casse dell’ente, nel pieno rispetto di prescrizioni, vincoli e normative vigenti".
"L’investimento sarà accompagnato dal censimento degli impianti presenti sul territorio comunale e dalla revisione del regolamento che disciplina ogni aspetto di questo rilevante ambito, parallelamente alle procedure di gara per il servizio”.
All’annuncio dell’assessore è seguita la polemica del consigliere comunale di FdI nonché omologo di Frattarolo nell’ex amministrazione Landella, Claudio Amorese, il quale ha contestato, tra le altre cose, l’atto dirigenziale - che pare fosse stato programmato già in fase di gestione commissariale - del 19 dicembre scorso a firma di Concetta Zuccarino perché,
“oltre a non essere accompagnato da delibera di giunta o consiglio comunale non giustifica neppure il quantum da destinare alla messa in sicurezza, al censimento e alla revisione del regolamento, non conoscendo o non volendo conoscere che il censimento degli impianti pubblicitari e la bozza di regolamento - ricorda Amorese - sono stati già fatti dopo la delibera di giunta del 2017, in cui si approvarono le linee guida per l’aggiornamento del Piano degli impianti pubblicitari che ha poi portato alla redazione di un piano già pronto ma che giace presso gli uffici comunali delle Attività economiche.
Sulla piattaforma ‘Pubbligeo’, programma gestionale acquistato dal Comune di Foggia e aggiornato al 2022, non solo sono censiti tutti gli impianti pubblicitari pubblici ma anche quelli privati”. La recente determina dirigenziale, allora, per Amorese “è giustissima ma ‘dovuta’ per la sola messa in sicurezza degli impianti ammalorati, e comporta una grave diseconomia per l’ente”.
Per il consigliere di FdI, Frattarolo “parla di benefici per le casse comunali non sapendo che molti impianti pubblici sono spesso inutilizzati, e soprattutto non si preoccupa degli impianti privati il cui iter autorizzativo viene gestito da una sola dipendente, sviluppandosi così ritardi nel procedimento amministrativo tali da generare regolarmente ricorsi al Tar cui il Comune spesso è soccombente, e dunque tali da non consentire alle società di capitalizzare gli investimenti e, di conseguenza, di non essere in grado di pagare le tasse al Comune di Foggia".
"Un ufficio di settore che deve essere dunque potenziato e non abbandonato, altrimenti non si produrranno benefici neppure con il miglior regolamento, il cui aggiornamento definitivo ci trova comunque d’accordo - chiosa Amorese -, consapevoli che gli impianti pubblicitari rappresentano un indotto importante sia per le entrate comunali sia per le società private e la questione deve essere affrontata confrontandosi con gli operatori di settore, senza sciatteria amministrativa”.
Operatori di settore alcuni dei quali, consultati da l’Attacco, ora segnalano uno storico, a loro dire, “di palese irregolarità” quanto ad evasione dell’Ipc (la tassa comunale sulla pubblicità) praticata nel corso degli anni da parte di molti privati titolari di cartellonistica a Foggia. “Nel tempo – rivela un grosso imprenditore del comparto, il quale opera con successo in tutta la Puglia – nel capoluogo dauno ci sono state imprese che non hanno pagato i tributi dovuti al Comune".
"E’ capitato anche a me - ammette – in pandemia: non sono riuscito a pagare le tasse relative al 2020 per i miei spazi pubblicitari; così nel 2021 ho chiesto di rateizzare l’insoluto, maggioratomi, infine, del 60% dagli uffici comunali. Ma ciò che ho fatto io per regolarizzare la mia posizione non lo hanno fatto molti miei colleghi, con più impianti dei miei: non si sono mai messi in regola, continuando però ad usufruire, senza alcuna censura comunale, degli impianti da loro posseduti".
"Corre voce di società che annoverano insoluti fino a 200mila euro. Il giochetto – continua l’imprenditore -, per altri versi, è facile: se il Comune banna con la scritta ‘affissione abusiva’ le inserzioni ospitate da impianti i cui titolari risultano insolventi, questi ‘vanno a piangere’ presso gli uffici municipali, i quali rateizzano il pagamento delle somme pregresse. Così i titolari pagano un paio di rate e poi smettono nuovamente di versare le tasse per i successivi due o tre anni".
"Una dinamica che sul mercato avvantaggia, in termini di concorrenza sleale, gli insolventi, che non pagando i tributi dovuti possono vendere pubblicità a costi nettamente inferiori, anche alla metà, rispetto a quanto sono in grado di venderla gli operatori in regola. Le istituzioni – conclude sul punto l’imprenditore - devono riservare più attenzione alla censura di tutti gli spazi delle imprese non in regola con i versamenti delle tasse”.
Ed ora, alcuni addetti ai lavori, riferiscono a l’Attacco come da un paio di mesi a questa parte diversi operatori insolventi starebbero correndo ai ripari chiedendo al Comune di rateizzare il saldo delle somme dovute in precedenza. Ma l’imprenditore ascoltato da l’Attacco, tra le altre cose,
trova assurdo anche che “il Comune di Foggia non prevede un tetto massimo di cartelloni pubblicitari da installare in città in base alla popolazione residente e che, di conseguenza, si concedono autorizzazioni a go go a chiunque le richieda purché ne abbia i titoli; così come è inconcepibile che lo stesso Comune non contempla la necessità di un’assicurazione sull’impiantistica per chi installa spazi pubblicitari”.
E poi ragguaglia anche su opacità che starebbero occorrendo proprio in queste ore: “Una società, poi fallita, che aveva già ‘poster’ su Foggia sui quali evadeva l’Ipc, ora, con un altro nome, ha chiesto il posizionamento di nuovi spazi pubblicitari al Comune, che la ha autorizzata con validazione del 4 settembre scorso.
E così l’impresa ha appena installato un impianto in via Smaldone, tra l’altro dietro un parco pubblico, cosa non consentita dal vigente regolamento, e sta scavando altri due plinti in viale Ofanto”. Un settore giungla, quello tratteggiato dall’interlocutore de l’Attacco, “in una città, il capoluogo dauno, che il comparto pubblicitario su scala regionale richiede almeno quanto la piazza di Bari”.
Motivo in più per porre freni all’illegalità e disciplinare meglio il settore, magari proprio sul nuovo modello lanciato di recente dall’amministrazione Decaro “con un bando che porterà il Comune di Bari – analizza la fonte – a garantirsi nei prossimi 5 anni introiti certi per 1 milione 900mila euro, tra l’altro facendo pulizia di tutti i vecchi impianti che rappresentano inquinamento visivo, altra grossa pecca della cartellonistica di Foggia”.
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