Ha fatto scattare l’allarme anche in Capitanata la polemica che nei giorni scorsi ha interessato alcune scuole di Bari, il cui servizio mensa è gestito da Ladisa, la srl che si colloca tra i principali players del settore ristorazione non solo scolastica ma anche socio-sanitaria, militare, istituzionale, aziendale e commerciale con la gestione bar e punti ristoro e la commercializzazione di derrate alimentari, banqueting.
Come è noto, sotto la lente di ingrandimento è finito il pesce servito a pranzo che non sarebbe stato particolarmente gradito dai bambini. I genitori hanno immediatamente segnalato l’accaduto tanto da determinare una serie di controlli, anche da parte dei Carabinieri del Nas i quali tuttavia non avrebbero riscontrato anomalie: il cibo analizzato sarebbe risultato confacente agli standard previsti dalla legge.
Le verifiche, sia quelle effettuate nei magazzini e nei reparti dell’azienda titolare del servizio, che le successive analisi di laboratorio sui campioni prelevati hanno dato esito negativo. Il pesce in questione e tutti gli altri cibi sono risultati idonei alla somministrazione.
L’ispezione ha anche accertato che i cibi passati al setaccio, sia dal punto di vista della conservazione che della loro preparazione, erano stoccati nel pieno rispetto delle norme igienicosanitarie, riportando tutti gli elementi previsti per legge sulla loro tracciabilità e rintracciabilità, risultando immagazzinati in maniera separata tra loro e con la chiara evidenza delle loro scadenze ancora in corso di validità.
Fatto sta che da ieri il menu proposto nelle scuole baresi è stato cambiato, a quanto pare, più per andare incontro al gusto dei bambini che altro. Le notizie in arrivo da Bari, come detto, hanno fatto suonare un campanello anche per ciò che succede nel capoluogo daunio, nelle cui scuole dell’infanzia ed elementari Ladisa si occupa del servizio mensa.
“Qualche giorno fa mia figlia è tornata a casa, come sempre le ho chiesto cosa avesse mangiato e lei ci ha raccontato di non essere riuscita a finire il pesce che era stato servito a pranzo a scuola”, ha evidenziato Stefano Sasso a l’Attacco, genitore preoccupato per il cibo che viene somministrato a sua figlia.
“La mia bambina – ha aggiunto – è abituata a mangiare tutto, ad assaggiare tutto e in linea di massima non è certamente schizzinosa. Il pesce lo mangia, preparato in molti modi. Io la conosco e se dice di non apprezzare un alimento lo fa solo dopo averlo assaggiato. Quindi se ha detto di non essere riuscita a mangiare il pesce della mensa scolastica perché era cattivo, io le credo”.
La giovane studentessa frequenta la prima elementare presso il circolo didattico Manzoni di via Nannarone a Foggia.
“Ecco perché chiedo alle autorità competenti di controllare che anche da noi tutto sia in regola, con i bambini non sono ammessi sbagli. Tanto più che, a seguito di questi episodi, ho avuto modo di confrontarmi con altri genitori e mi è stato detto che addirittura nelle portate di pesce di un bambino dell’asilo sono state trovate delle spine".
"I più piccoli non sono in grado di poter controllare il loro cibo, il che renderebbe l’episodio, se confermato, ancora più grave. Arrivo a dire, naturalmente in tono provocatorio, che se l’azienda vuole risparmiare lo faccia con i malati (la stessa Ladisa si occupa anche di parte del servizio presso il Policlinico Riuniti, ndr) ma ai bambini solo il meglio”, rincara la dose Sasso.
La società che è presente con servizi di refezione scolastica in 8 regioni, oltre alla Puglia, in Piemonte, Liguria, Basilicata, Abruzzo, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Marche, con sede a Bari è stata oggetto di segnalazioni a Foggia anche a metà ottobre quando la mancata partenza del servizio mensa scolastica aveva causato non pochi disagi ai genitori dei bambini delle scuole comunali. Una brutta sorpresa che aveva scatenato malcontento e addirittura una raccolta forme per adire per vie legali nei confronti dei responsabili.
“In effetti, secondo le mie informazioni, sono partiti proprio in questi giorni un paio di esposti da parte di alcuni genitori con cui si chiede alla Procura di chiarire i termini della questione – ha aggiunto Stefano Sasso -, poi c’è stato l’episodio di mia figlia e le altre vicende che sono state raccontate ed ecco perché le notizie da Bari mi sono sembrate ancora più preoccupanti. E’ per questo che chiedo ancora una volta che venga accertato che tutto sia in regola".
"Purtroppo per ora non ci sono altre famiglie che hanno voluto sollevare la questione ma per quanto mi riguarda il benessere di mia figlia è prioritario rispetto ad ogni altro argomento e sinceramente spero che anche altri, magari incoraggiati dalla mia azione, si facciano avanti per il bene dei propri figli".
"Per ora, a parte un paio di genitori ed io, non so di altri che si stiano muovendo. Sono consapevole che il mio intervento sarà a beneficio di tutti e non solo di mia figlia ma va bene così, purché si possa stare tranquilli sotto tutti i punti di vista. Io adesso ho lanciato la pietra, vedremo quanti mi seguiranno”.
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