Un obbligo per gli automobilisti a circolare a 30 km/h in città per salvaguardare ciclisti, pedoni ed automobilisti stessi? Se ne parla da tanto, ma ben pochi comuni italiani hanno provveduto ad emanare un simile provvedimento. Una risoluzione del Parlamento europeo approvata il 6 ottobre 2021 invitava la Commissione europea a “elaborare una raccomandazione per applicare limiti di velocità sicuri in linea con l’approccio del sistema sicuro per tutti i tipi di strada, quali velocità massime di 30 km/h come regola generale nelle zone residenziali e nelle zone con numero elevato di ciclisti e di pedoni.
Le città che nel nostro Paese hanno provveduto a deliberare la misura dei 30 km/h ci sono. Non tantissime, magari, ma nemmeno così poche come si potrebbe credere. Bologna è stata l’ultima in ordine temporale: il provvedimento è in vigore dallo scorso 16 gennaio, ma non in tutta la città in quanto vi sono ancora strade con il limite posto a 50 km/h. Torino ha deciso di adeguarsi, sebbene non esista ancora una data precisa.
Queste sono le uniche città italiane di dimensioni considerevoli a 30 km/h, se così si può dire, visto che le altre sono al massimo di dimensioni medie: Cesena (che ha introdotto tale limite per una strada nel 1998); Genova; Firenze; Caserta sono alcuni delle più importanti dove una parte delle strade hanno tale limite di velocità. Nel suo piccolo,
Non che si trattasse di un limite sconosciuto alla legge italiana, viste che le zone a 30 all’ora sono state introdotte nel 1995. Il Comune ofantino è stato comunque un precursore. Artefice della misura è stato l’allora assessore alla Sicurezza e alla Viabilità Franco Reddavide, in carica durante l’amministrazione targata Antonio Giannatempo, in carica nel quinquennio 2010-2015.
Contattato da l’Attacco, Reddavide ricorda: “Emanammo quell’ordinanza a difesa degli alunni. La bontà di quella misura fu tale che l’amministrazione Metta la confermò. A quanto mi risulta, dovrebbe essere ancora in vigore. Per inciso, anche la strada che porta all’ospedale Tatarella prevede quel limite”.
La ratio di quell’ordinanza, però, non era solo la tutela dei giovani e dei minori ma “anche degli automobilisti stessi. Il nostro intento non era punitivo, era di fare appello al buon senso delle persone. Personalmente, ritengo che il limite più appropriato all’interno dell’abitato sia quello dei 50 km/h, fatta eccezione per le zone in prossimità delle scuole”. Reddavide, inoltre, all’epoca fu anche al centro di una polemica riguardante la viabilità cittadina perché avanzò la proposta di togliere i semafori dagli incroci (o per lo meno la maggior parte di essi) sostituendoli con delle rotatorie con la motivazione “i semafori inquinano”.
Questa spiegazione scatenò un’ondata di polemiche e di commenti ironici nei confronti dell’allora assessore, Franco Metta in testa. Eppure Reddavide è ancora convinto del valore di quella proposta: “Avevamo semafori obsoleti, risalenti agli anni 70. Inoltre, le auto non erano intelligenti come quelle di ultima generazione che si spengono automaticamente quando sono ferme. Il risultato era che la fila di macchine per il rosso generavano uno smog tale che la gente veniva in municipio a lamentarsi perché non poteva nemmeno stare sul balcone di casa”.
Da qui ecco nascere l’idea di soppiantare i semafori con le rotonde: “È ovvio che non fossero direttamente i semafori a causare inquinamento, ma erano comunque in qualche modo responsabili. Fu anche elaborato un progetto che prevedeva, presso l’incrocio tra via Milano e via Borsellino (a qualche centinaio di metri da corso Moro, la principale arteria cittadina, n.d.r.), di installare una rotatoria a raso.
Il problema nasceva dall’ampiezza della sterzata degli autobus e dalla contemporanea presenza di ampi marciapiedi, ma ritengo che si potesse risolvere. Se adesso fossi io assessore, riproporrei quell’idea – prosegue Reddavide – I semafori vanno posizionati soltanto sui lunghi tratti cittadini aventi incroci pericolosi, come in certi tratti presenti nel rione Fornaci".
Nelle zone più centrali, ritengo che sia meglio toglierli. Inoltre, in centro le strade sono piuttosto strette e i 30 km/h sono già praticati e non avrebbe senso estendere quel limite. Altro discorso nelle zone periferiche, dove soprattutto di sera ci sono degli imbecilli (testuale, n.d.r.) che corrono come pazzi. È lì che i deterrenti devono essere più incisivi”.
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