Lucera Capitale cultura italiana, oltre 100 mila euro spesi finora. Ma alla Bit altre gaffe e carenze

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A meno di tre settimane dalle audizioni al ministero delle dieci candidate a Capitale Italiana della Cultura 2026, per quanto riguarda Lucera è sicuro che il dossier presentato a Roma a settembre scorso non sarà diffuso prima del 4-5 marzo, le date in cui tutti le concorrenti (Agnone, Alba, Gaeta, L’Aquila, Latina, Maratea, Rimini, Treviso e Unione dei Comuni Valdichiana Senese) avranno un’ora di tempo per illustrarlo davanti alla commissione. Lo ha ribadito il coordinatore dell’iniziativa, Pasquale Gatta, durante una conferenza stampa tenuta alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano. Una piccolissima anticipazione è attesa per venerdì sui canali social del dicastero che sta presentando le dieci concorrenti, ma per il resto non se ne saprà nulla, se non un quadro generale delineato da Roberta De Bonis Patrignani, rappresentante della Fondazione Links che è il soggetto incaricato di gestire tutta la procedura dal punto di vista formale e operativo.

L’esperta ha ricordato l’arrivo e relativa gestione di ben 194 progetti da dover considerare e assemblare, anticipando solo la suddivisione dell’elaborato in sei “patrimoni”: culturale, immateriale, architettonico, naturale, relazionale e popolare.

“Durante il lavoro abbiamo capito che Lucera e i Monti dauni erano molto di più di quello che ci aspettavamo dal punto di vista puramente estetico e strutturale – ha detto - perché dietro a tutto questo c’erano tante persone che si sono attivate con le loro idee e le loro proposte”.

Milano, in realtà, è servita più per fare passerella politica ed elettorale, atteggiamento che pure è fisiologico in occasione del genere, ma almeno garantendo una credibilità che invece ha lasciato più di qualche dubbio.

La delegazione lucerina era guidata naturalmente dal Sindaco Giuseppe Pitta che si è fatto accompagnare, in un viaggio in treno, dal consigliere di maggioranza Antonio Dell’Aquila, esponente del Pd che ha pure la carica di presidente della Commissione Cultura. Nell’auto comunale, invece, hanno raggiunto il capoluogo lombardo il capo di gabinetto di Pitta, Antonio Bernardi, e il funzionario Giancarlo Flaminio, responsabile della governance della procedura di “Lucera Capitale”.

A Milano hanno portato un bagagliaio di brochure, cartoline e cartelline, insomma materiale cartaceo che è stato l’unico messo a disposizione dei tour operator che invece si sono avvicinati per cercare di stabilire contatti operativi e magari valutare già a un pacchetto turistico concordato con le strutture ricettive del territorio che comprende 30 Comuni.

Niente di tutto questo, al contrario di altre realtà pugliesi che, pur non avendo un ruolo di primo piano come Lucera che sarà chiamata a svolgere dal prossimo 1° gennaio quello di Capitale “regionale”, hanno mostrato una programmazione promozionale di tutto rispetto, a partire da Alberobello, Castellana Grotte, Polignano e Noci che stanno confezionando una corposa e convincente candidatura per il 2027, competizione a cui hanno già annunciato la partecipazione anche centri come Gravina e Galatina.

Ma ancora peggio è andata quando si è trattato di presentare le attività svolte finora, perché nella proiezione di un video di 60 secondi che doveva indicare a volo d’angelo le bellezze della città e le sue caratteristiche peculiari, qualche lucerino presente è saltato dalla sedia quando ha visto una ripresa della statua di Padre Pio che domina Piazza del Carmine, e nessuno cenno a San Francesco Antonio Fasani, il primo della Capitanata rispetto anche allo stesso frate con le stimmate, tanto meno allo splendido santuario trecentesco che ne custodisce le spoglie. L’imbarazzo è stato dissimulato al meglio, ma pare non sia stata ancora fatta una vera e propria ricerca di responsabilità su questa gaffe che comunque a Lucera è nota ancora a pochi.

L’unica efficienza vista per davvero è stata la grande concordia manifestata tra i due esponenti politici lucerini e tutti i colonnelli della Giunta di Michele Emiliano, a cominciare dal suo vice, Raffaele Piemontese, passando per l’assessore regionale al Turismo Gianfranco Lopane e finendo a Rosario Cusmai, “consigliere” del presidente che ha svolto una vera e proprio attività di ricevimento di questo o quell’amministratore pugliese presente alla kermesse milanese.

Con questo scenario assume valore relativo la bella citazione di Lucera uscita qualche giorno fa sul Financial Times che ha pubblicato un tour della Puglia, perché in realtà è sempre stato chiaro fin dal 4 luglio, giorno di presentazione della manifestazione di interesse, che l’operazione appariva più politico-elettorale che amministrativa e programmatica, ed è bastato attendere poco per avere conferme dagli incarichi assegnati (tutti con affidamento diretto) ai soggetti che avrebbero dovuto portare avanti sul territorio il discorso tecnico, caratterizzati dal marchio del Partito Democratico.

La cooperativa Scopro di Monte Sant’Angelo rappresenta il vero e proprio motore organizzativo di tutta la macchina che finora ha comportato un investimento superiore ai 100 mila euro: due tranche da 40 mila alla fondazione Links a cui si aggiungono altri 20 mila al sodalizio presieduto da Rossella Ciuffreda, moglie di Gatta che è portavoce dal Sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo, a sua volta segretario provinciale Pd del quale Gatta cura la comunicazione.

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