Adolescenti del quartiere Candelaro di Foggia che frequentano l’Oratorio del Sacro Cuore e Forze di Polizia nella stessa stanza per un importante momento di condivisione. Per una volta,
non saranno Polizia o Carabinieri a fare le domande ai giovani ma esattamente il contrario. Dopo il confronto, ragazzi e agenti scenderanno poi insieme in campo per dare “un calcio all’illegalità”.
“La giornata prevederà due momenti, uno riflessivo ed un altro più ludico – commenta a l’Attacco Don Antonio Carbone, sacerdote della parrocchia del Sacro Cuore d Foggia – una ventina di adolescenti che seguono attività nel nostro oratorio faranno domande alle forze dell’ordine, un confronto nato dall’importanza di capire che tutti stiamo dalla stessa parte, quella del bene. I giovani devono capire che nella vita non si può essere neutri o silenziosi, ma bisogna schierarsi”. Obiettivo del momento è anche quello di rovesciare una cultura sbagliata che dilaga tra i ragazzi e che vede poliziotti e carabinieri come nemici.
“Lo scopo è proprio questo – rimarca il sacerdote – qualche settimana fa pioveva e mentre mi ritiravo a casa sono stato fermato per un semplice controllo dai carabinieri. Poco più avanti, nei pressi della parrocchia ho anche incrociato un posto di blocco. Quella notte ho pensato di poter davvero dormire tranquillo, perché fuori c’erano uomini di legge pronti a tutelarmi. Posso anche capire la diffidenza, bisogna però ricordarsi che quelle stesse persone proteggono i nostri sogni”.
D’altronde Candelaro è soprattutto un quartiere di gente buona che non fa rumore come invece lo fanno i colpi di una pistola o di una bomba carta. Anzi. È pieno di giovani che amano un riscatto sociale ottenuto tramite la scuola, lo sport e la cultura, è un quartiere vissuto da ragazzi che creano amicizia, speranza e cambiamento. “Lo scorso 19 marzo è stato l’anniversario della morte di Don Peppino Diana e da napoletano voglio ricordarlo – aggiunge Don Antonio – per non rendere vane le morti di imprenditori, preti e cittadini non possiamo far finta di niente. È ora di dire basta al silenzio, basta scendere a compromessi. La Giornata della Memoria deve sancire un nostro concreto impegno o il sacrificio di queste persone non sarà servito”. La parrocchia gioca un ruolo fondamentale nella partita più difficile della vita. “Ha il compito di sensibilizzare le coscienze perché Vangelo e criminalità non possono andare d’accordo – spiega senza giri di parole Don Antonio – chi prende strade diverse dal Vangelo non ha motivo di entrare in Chiesa, ha già fatto la sua scelta”.
“In questi anni, girando per le case è capitato di imbattermi davanti ad un eccessivo lusso in abitazioni spesso legate a famiglie con precedenti e con nomi imbarazzanti. Non ostentano solo ricchezze, ma anche immagini sacre e questo non va bene. Ciascuno di noi deve sapere con precisione da che parte stare – sottolinea – il quadro di Padre Pio non può trovarsi in una camera da letto che conserva nei suoi cassetti una pistola per ammazzare qualcuno”.
Intanto la comunità ha una gran voglia di riscatto, come accennato da Don Antonio che ha poi aggiunto: “teme però di sentirsi sola”.
Proprio il quartiere Candelaro ha trascorso tre mesi di fuoco: il 28 dicembre con l’omicidio di Pietro Russo, 32enne, ucciso sull’uscio di casa; lo scorso 2 marzo con il ferimento in una sparatoria a Nettuno del 15enne Mario e del 44enne Antonello Francavilla.
“Questo disagio lo sentiamo e lo viviamo ogni giorno – conclude il presbitero – quella gente deve sentire la vicinanza della parte sana della città e non del clan di turno che paga il funerale. Affinché tali episodi non si ripetano. È un compito non facile, servirà molto tempo, impegno dell’intera comunità e tanta capacità, ma dobbiamo farcela. Questa partita, a differenza di quella che giocheremo stamattina, non possiamo perderla”.
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