Provincia, trascuratezza e degrado nella sede di via Telesforo. Poca sicurezza e attenzione per la salute dei dipendenti

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Ci si accorge subito che qualcosa non funziona già solo guardando le due aree verdi che fanno da cornice alla parte esterna del palazzone della nuova sede della Provincia: proprio sul lato che si affaccia su via Telesforo una delle aiuole appare curatissima, con un manto d’erba perfettamente rasato e annaffiato, a dare risalto alla scenografia che abbraccia gli alberelli d’ulivo.

Quella affianco a solo poche decine di metri invece, dove si erge un imponente albero di carrubo monumentale che ha 3 secoli di vita, portato dal Gargano ad abbellire gli esterni della nuova sede dell’Ente intermedio voluta ed inaugurata dal Presidente Pellegrino nel 2003, è lercia e trasandata, ricettacolo di monnezza che non viene rimossa chissà da quanto, resti di cibo, buste di plastica, bottiglie abbandonate incastrate tra i cespugli di vegetazione che cresce spontanea, con l’olezzo di feci di cani e gatti randagi disseminate un pò ovunque, sotto gli enormi rami del fusto secolare che stanno per cedere sotto il peso del fogliame che cresce senza alcun intervento di manutenzione.

Come da capitolato per l’affidamento dei servizi di “Gestione e Manutenzione delle Aree Verdi e pulizia grondaie”, la sede di Via Telesforo ricade nell’ambito territoriale 1 dei cinque nei quali  è suddiviso per comodità di coordinamento tutto il vasto patrimonio immobiliare della Provincia di Foggia, che ricomprende le due sedi di Foggia, gli edifici di rappresentanza e quelli dati in comodato d’uso, le scuole e gli immobili sottoposti a vincolo della Soprintendenza sparsi un pò in tutti i Comuni. E’ dell’architetto Maria Denise Decembrino - Dirigente del settore edilizia scolastica, immobili, energie alternative - la firma in calce alla determina protocollata il 7/12/2021 con la quale si ufficializza l’affidamento della gestione del servizio di manutenzione del verde, dopo espletamento di procedura di gara, alla ditta Garden Design Srl di Gravina in Puglia, in provincia di Bari, per un impegno totale di spesa di €. 99.724,38 per la durata di un anno, allo scopo di “salvaguardare la pubblica e privata incolumità, garantire l’efficienza e l’integrità degli immobili in condizioni di sicurezza per le persone e le cose”. Ma pare che poco o nulla gli operai della ditta si facciano vedere al lavoro su Via Telesforo, come risulta anche dallo stato complessivo ed evidente di abbandono anche delle aiuole perimetrali che corrono lungo i quattro lati della struttura, dove le piante un tempo innestate sono praticamente tutte morte e rinsecchite.

Ben poca cosa se paragonata al problema più grave delle falle del sistema della sicurezza che non dà nessuna affidabilità nè garanzia e che già in passato più volte è stato possibile raggirare con furti andati a segno ed altri innumerevoli tentativi di piccoli e grandi trafugamenti, come spiega a l’Attacco Giuseppe Casarella, dipendente dell’Ente e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: “Nel palazzo ci lavorano una ottantina di dipendenti e conta cinque piani sui quali sono dislocati gli uffici dei settori rimasti attivi dopo la riforma che ha ridotto le funzioni delle Province - spiega -. Si aggiunge un appartamento al sesto piano che avrebbe dovuto essere la casa del custode ma che non c’è mai stato. E poi ci sono tre piani interrati, al primo ci sono i mezzi di proprietà dell’Ente, il secondo è riservato al parcheggio delle auto dei dipendenti, e il terzo non viene utilizzato perchè sin dall’inaugurazione dello stabile si verificò una perdita d’acqua con allagamento a seguito del passaggio di una sorgente” spiega Casarella.

Non vi sono notizie certe sulla presenza di carte e documentazioni che possano comprovare che si siano effettivamente svolte e con esito positivo le necessarie operazioni di collaudo per i locali seminterrati, e qualcuno mette in dubbio che congruità e sicurezza dei sotterranei siano effettivamente state oggetto di verifica documentabile. “Il sistema esterno è stato scollegato dalla centralina elettrica perchè il passaggio di alcuni gatti randagi che vivono in zona faceva azionare l’allarme - spiega Casarella -. Questo permette più facilmente a chiunque di introdursi nel palazzo che resta aperto e senza vigilanza dalle 7,30 di mattina alle 19,30 di sera. Esiste un sistema di videosorveglianza controllato da remoto dalla ditta che lo ha installato e che in caso di allarme richiede di certo tempo piuttosto lunghi per intervenire, tra la segnalazione alle forze di polizia, il tempo di raggiungere ed aprire la struttura, entrare e fare il sopralluogo il ladro è bello che fuggito. E comunque le telecamere non sono piazzate ovunque, ci sono aree fuori controllo, come quella dove due anni fa fu rubato un generatore di grandi dimensioni da un mezzo con la gru che ha avuto tutto il tempo di portare a compimento le operazioni”.

I cancelli per l’accesso ai parcheggi interrati sono sempre aperti e non controllati a nessuna ora del giorno. Come pure senza barriere sono gli accessi alle due scale esterne antincendio, dove spesso e volentieri si arrampicano i ragazzi che stazionano in zona e che sono riusciti a salire sino in cima e lasciare segno del loro passaggio con dei graffiti “sono anche situazioni pericolose in cui ci può scappare il morto” ammonisce Casarella. I piani interrati sono una vera e propria discarica di materiali di vario genere, non vengono puliti quasi mai dai due, tre dipendenti della ditta che ha preso in appalto il servizio di pulizia.

Altra nota dolentissima, la sporcizia che regna sovrana in stanze e corridoi di Via Telesforo, cumuli di materiale di cancelleria e di segreteria che resta accantonato nei corridoi in attesa di essere smaltito, vetri delle finestre oscurati dalle incrostazioni e dalle ragnatele, bagni ai cinque piani in condizioni indecenti, senza carta igienica nè salviettine, porte rotte che non si chiudono, lavandini appesi al muro che rischiano di staccarsi e cadere addosso al malcapitato di turno, mesi fa si è staccato il vetro di un finestrone con l’urto del vento “è stata sfiorata una tragedia, questione di secondi ed il dipendente che era nei paraggi ci restava sotto. Qui è ampiamente disattesa la Legge 81 sulla sicurezza dei lavoratori, l’ho denunciato da tanto ed in più sedi” continua l’esponente RSU che descrive una situazione di pessima gestione anche in occasione della pandemia, quando i DPCM hanno imposto protocolli precisi per il contenimento dei contagi sui luoghi di lavoro: “I DPCM  affidavano ai RSPP la gestione del rischio sanitario, ma a parte la distribuzione iniziale di mascherine e gel qui non si è visto altro, la distinzione tra percorsi di ingresso e uscita per esempio non è stata mai realizzata, la sanificazione dei locali che doveva avvenire tutti i giorni è stata fatta poco e male solo all’inizio, il controllo sul green pass non lo ha fatto nessuno. Questa è solo la punta dell’iceberg di tutta una serie di mancanze e inadempienze. I responsabili della struttura si rifiutano di avere un confronto sul tema della sicurezza, ma qui accadono cose gravi” conclude Casarella.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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