Le forti raffiche di vento e la pioggia di ieri mattina non hanno fermato il Coordinamento Capitanata per la Pace che ha comunque organizzato la decima Marcia della Pace partita dalla Comunità Emmaus in direzione Aeroporto militare di Amendola.
Se negli scorsi anni il pacifismo è sembrato un tema lontano e riservato a pochi, proprio l’invasione russa dell’Ucraina e la guerra conseguente hanno nuovamente mostrato il suo straordinario valore universale.
“Per questo intendiamo ribadire le nostre storiche posizioni, laddove opportuno aggiornate alla luce dei tragici sviluppi di questi giorni ed espresse nell’Appello della Marcia – spiegano gli organizzatori - alla gran parte della classe politica nazionale ed europea, incapace di ipotizzare un’alternativa, diciamo che noi amanti della pace non ci stiamo, non accettiamo l’osceno equilibrio del terrore e ci opponiamo alla nefasta ripetizione delle logiche belliche. Se non ora, quando? Il momento è adesso”.
Obiettivo? Ribadire un secco no alla brutale aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, al neoimperialismo russo, agli attacchi dell’Ucraina contro il Donbass, a tutte le guerre, alla riduzione/annullamento degli spazi di democrazia e di dissenso causati dalla logica della guerra, all’invio di armi da Italia e Paesi UE, all’espansione della NATO nell’Est Europa, auspicandone lo scioglimento, all’aumento delle spese militari voluto dai vari Governi europei e rifiutato dalla maggioranza della popolazione italiana e definito da Papa Francesco una “pazzia”.
Un secco no “alla presenza ad Amendola di droni armati e dei costosissimi F-35, predisposti per la guerra nucleare e all’esposizione offensiva dell'Aeroporto di Amendola che mette in pericolo il nostro territorio. Il senso è stato quello di manifestare per un diverso utilizzo del nostro territorio attraverso una marcia che unisce due luoghi simbolicamente distanti quali Emmaus e l’Amendola – spiega a l’Attacco Giuseppe La Porta – da un luogo di accoglienza e di integrazione ci siamo spostati verso una base militare parte integrante del sistema Nato, un luogo che ha fiancheggiato negli ultimi decenni azioni militare contro altri Paesi, penso alla guerra nei Balcani del 1999”.
Una marcia voluta proprio in occasione della domenica delle Palme, necessaria, secondo gli organizzatori per ribadire un forte sì “ad un immediato cessate il fuoco in Ucraina ed al ritiro delle truppe, ad aiuti, accoglienza e protezione per la popolazione ucraina e per i profughi di tutte le guerre, al coraggio di cittadine e cittadini russi che si oppongono alla guerra sfidando un regime autoritario, ad un’Ucraina multietnica, neutrale e senza basi straniere nel suo territorio, ad un ruolo di primo piano di UE e ONU nei negoziati tra Zelensky e Putin, ad una riforma del Consiglio di sicurezza dell’ONU e all’abolizione del diritto di veto, all’adesione dell’Italia al Trattato ONU del 2017 che proibisce le armi nucleari, all’efficacia della strada mostrata nella storia dai tanti esempi di lotte non armate e non violente, all’apertura di un dibattito su una possibile riconversione naturalistica di Amendola, alla costruzione di Pace e giustizia anche con i nostri comportamenti e le relazioni tra noi e con l’ambiente, sempre vittima della guerra al pari degli esseri umani”.
“Tutti noi abbiamo avuto un buon motivo che ci ha spinti a partecipare a questa importante manifestazione - ha detto don Vito Cecere durante la benedizione delle Palme, un momento prima della marcia - il primo è certamente quello di ribadire una netta contrarietà all’invasione russa dell’Ucraina. Un’altra motivazione, invece, è certamente più vicina a noi e riguarda una guerra che ci rode come i tarli, quella che combattiamo tutti i giorni e di altrettanta violenza e crudeltà: quella alla mafia”.
Un breve e doveroso momento di preghiera ha anticipato l’avvio della marcia verso la base militare foggiana. “Siamo colpiti e inorriditi dall’attacco dell’esercito russo – ribadisce ancora La Porta – dobbiamo altresì capire però che le genesi dei conflitti armati sono molto complesse. Inviare armi non può che alimentare lo spargimento di sangue e le immagini che ogni giorni vediamo in Ucraina ci dimostrano che è stata imboccata una strada assolutamente sbagliata. La pace deriva anche da scelte politiche ben precise: chiediamo l’intervento delle Nazioni Unite – conclude – è necessario che la politica impegni i suoi sforzi per cercare un tavolo diplomatico.
Mi piacerebbe pensare ad un popolo che si attivi contro l’invasione attraverso tecniche, strategie e metodi della difesa popolare non violenta che ha avuto molti esempi positivi nella storia ma che non sono purtroppo studiati. È giunto il momento di cacciare la guerra dalla storia”.
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